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Di quando lui ti tocca male e tu lo cacci via

Ci sono volte in cui ti incazzi, altre in cui ti imbufalisci e altre ancora in cui vorresti spaccare tutto. Capita quando aumenta il prezzo del pane, quando la padrona di casa ti dice che te ne devi andare, quando apri il rubinetto dell’acqua calda e arriva un getto ghiacciato e quando lui ti tocca e smette proprio quando stavi per avere un orgasmo.

La verità è che ci sono quelli che per temporeggiare fanno peggio, i preliminari che durano due ore finiscono per farmi addormentare e quando pensi che sia arrivato il momento di concludere ti rifila un lieve ditalino che smette per sopravvenuto crampo alla mano. So che questo potrebbe essere un problema e che non ci sono soluzioni a meno che non ti alleni prima della tua prestazione, ma a fare andirivieni con due dita nella fica e un  massaggio alla clitoride non dovrebbe esserti difficile.

La cosa che mi sconvolge è la leggenda secondo cui una donna ama la durata chilometrica perché sarebbe tardiva nell’orgasmo. Il punto è se la tocchi bene, perché se sbagli angolo e direzione puoi agitarti quanto ti pare ma non risolvi proprio mai. Poi c’è il fatto che io mi sono abituata a questi amplessi proletari, inseriti tra un turno di lavoro e un attimo di riposo prima di ricominciare e non ho tempo di solleticare il tuo ego dicendoti che apprezzo le tue lunghissime acrobazie. Arriva al dunque, fammi venire, vieni pure tu e poi ciao ciao e ognuno a casa sua.

Invece no, e vi giuro che non c’è irritazione maggiore dell’incomprensione sui movimenti da effettuare. Quella rotazione no. Quel tergiversamento nei pressi della chiappa neppure. Quella ansiosa grattatina sotto il ginocchio boh. Diciamo che oltre a doverti indicare con precisione il punto in cui potrai soffermarti mi duole aver incontrato un uomo il cui grado di sicurezza è zero. Ti vergogni, non hai capito che non mi interessa se hai i peli o no. Non ti è noto il fatto che il sesso è questione di pelle e chimica e che non c’è alcuna aspettativa rispetto ai tripli salti mortali con caduta libera.

E’ semplice. Arrivi, ti posizioni, fai qualche manovra spontanea e ti lasci guidare senza recitare un copione troppo spesso interpretato, copiato e trasmesso di generazione in generazione. E’ del mio piacere che stiamo parlando e io non sono quella che ti conforta l’attimo dopo e ti dice che va bene così anche se non va bene per niente. Non sono tua madre. Non ho istinto di cura. Non mi interessa coccolarti per farti sentire al sicuro e anche se forse sono la peggiore partner possibile vorrei essere corrisposta per quel che so dare.

Ricominciamo da capo: quando ti dico che là non va bene e che ti devi spostare un po’ più a destra non serve che tu arrivi all’estremità del letto. Lo spostamento può essere di qualche centimetro. Se prendo il tuo dito e lo posiziono esattamente sulla parte da massaggiare non capisco perché tu debba spostarlo in direzioni mai suggerite. Se ti dico che in quella determinata zona, se anche la inondi di saliva, non sentirò mai nulla, perché mai non mi ascolti e non chiedi, porca paletta, dove ti devi posizionare?

E’ che dopo una mezzora di tentativi divento impaziente e non penso che sia grave. Il punto è che anche nel sesso ci vuole ascolto ed empatia. Tu senti quello che ti dico con il corpo? Ascolti quello che la mia pelle ti trasmette? Perché se non mi senti e non resti in sintonia significa che ti stai facendo gli affari tuoi ravanando le mie parti intime. Allora mi do un limite e che non mi si dica che ti faccio venire l’ansia da prestazione: se dopo mezzora stai ancora lì a inciampare su parti che non mi stimolano alcunché ti regalo le tue mutande e puoi rimetterle nel pianerottolo. Per quel che mi riguarda proseguirò, da sola, e stai pur certo che verrò e sarà bellissimo.

Ps: è una storia vera. Grazie a chi me l’ha raccontata. 

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Comments

  1. maria teresa says:

    ogni “mente sessuale” (per distinguere da quelli assessualti) ha esigenze che non sempre corrispondono a chi ti tocca….serve conoscenza per adattarci l’uno all’altro e diventa tutto tecnico, troppo tecnico per accontentare…..si spegne l’emozione per una come me

  2. Interessante e diretta, questa testimonianza.
    Empatia, giusto.
    Si può sbagliare e brancolare nel buio, ma non puoi non ascoltare quel che suggerisco e quello che il mio corpo cerca di farti intendere.
    Non puoi proprio.

  3. Che nervoso quando succede! Le sole volte in cui mi sono incazzata col mio ragazzo é stato per questo motivo. Ma é pur vero che spesso ci vuole tempo per conoscersi e imparare come funziona il corpo del partner, poi c’é il fatto degli “amplessi proletari” e il tempo spesso non ce l’abbiamo …
    Ma mai perdersi d’animo! “Nessuno nasce imparato” si dice da me…

  4. Quanto è vero. Ed in effetti, l’uomo che mi sono sposata è stata quello a cui sin dalla prima notte non ho avuto bisogno di spiegare nulla!

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