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#25N: pelle a pelle, senza autocommiserazione né vittimismo

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La giornata contro la violenza sulle donne per me è deleteria. Non ho alcuna voglia di compatirmi e di celebrare cadaveri. Non mi serve parlare di qualcosa di cui parlo tutto l’anno. Semmai sarò interessata a esperienze belle, creative, di lotta e rivendicazione autodeterminata. A spalle dritte, sguardo fiero, perché non ci serve la tutela di patriarchi buoni per sconfiggere le nostre paure. Ci serve un lavoro minuzioso che metta in evidenza quanto siano detestabili stereotipi e anche strumentalizzazioni. Quello della donna “vittima” è diventato uno stereotipo sessista, per esempio, che si presta a strumentalizzazioni, perciò in quella giornata io continuerò a lottare a modo mio, facendo pace con i miei bisogni, i miei desideri, ammettendo le mie fragilità ma ponendo in rilievo la mia forza. Combatterò per esistere, con chiunque vorrà stare al mio fianco, senza pregiudizi nei confronti di nessuno. Metterò il mio corpo fiducioso in attesa di mani che vorranno accarezzarmi. Carezze consapevoli, è chiaro, prive di volontà di tutela o violenza. Mani di chi non vorrà considerarmi parte di un branco e di chi non esigerà di vietarmi alcunché dopo avermi toccata, ché non mi servono barriere perché odio i muri e gli impedimenti.

Sarò in attesa di parole pronunciate da chi mi vorrà raccontare altro dolore o gioie o di chi vorrà dare un senso alle mie intuizioni, ché non si sentirà ferit@ dalla mia intelligenza. Godrò di un contatto, pelle a pelle, con chi avrà rispetto del mio racconto, senza dettarmi dogmi e impormi regole di comportamento. Non potrei mai sentirmi dalla parte di chi dice di volermi liberare impedendo a me la scelta di un abito da indossare, di un mestiere da fare o di un atteggiamento da tenere. Vorrò essere baciata da labbra che vorranno gustare ogni dettaglio del mio corpo, senza restare in superficie, perché non sono fatta di una sola caratteristica e non mi piace dare di me la sensazione che io sia statica, immutabile, rigidamente ancorata a certezze idiote invece che disposta a seguire sempre la volontà di chiarire un dubbio. Mi piacerà essere leccata da chi ha in mente un proposito di rispetto per la mia autonomia, perché non è per quella vicinanza che io diventerò schiava. Non è per le sensazioni che mi regalerai che io sarò una tua proprietà. Io ti regalo un momento. Tu devi mollare tutta la mia esistenza.

Vorrò incontrare carne e sangue di persone che con me celebreranno la vita, perché, alla faccia di chi non vuole, io sono viva, sono rimasta tale anche dopo la violenza ricevuta e voglio godere di ogni momento che mi resta. Non c’è dispiacere, non c’è conflitto, non c’è tensione ma solo serenità, perché chi sopravvive non ha bisogno di rivendicare ancora e ancora un aumento del prezzo per esistere. Godrò di chi respira piano e mi sussurra parole lievi e di chi oserà sfidare la posa rilassata delle mie caviglie, le cosce, i fianchi, i seni, le braccia, il viso. Se cercherai un confronto con le mie labbra le lascerò dire qualcosa che forse non avresti voglia di sentire, perché la mia bocca si è guadagnata l’autonomia e così le mie mani. Quando vorrò sentire il calore della pelle di qualcuno sarà come se su quella pelle scrivessi le parole che regalo su una tastiera. Ti racconterò del mio respiro quando ho ricominciato a vivere. Ti racconterò del momento in cui ho lasciato perire l’odio e ho iniziato ad amare, con passione, anche le complessità. Ti dirò che non mi serve essere compatita perché quello che voglio è essere considerata una persona come tante altre.

Quella giornata vorrò fare l’amore con me stessa e con il mondo, perché se quella giornata mi appartiene allora mi procurerò del sano godimento, con chi vorrà condividerlo con me, fisicamente, intellettualmente, per dirci quanta maestria serve per la comprensione, per la consapevolezza, per la comunicazione di persone che non vorranno mai dipendere l’una dall’altra. Vorrò parole chiare, sincere, che mi procurino un pugno sullo stomaco, esattamente lo stesso che sono in grado di regalarti io, perché mi serve che tu mi parli da persona adulta e mi consideri allo stesso modo, giacché non sono una bambina e non mi serve essere trattata come se fossi una malata. Vorrò concludere con un abbraccio che rivolgo a chi sfida le convenzioni sociali, chi non recita mantra privi di significato, chi non si fa scudo dei cadaveri delle donne per autoincensarsi e procurarsi consenso, chi non usa il dolore altrui per guadagnare alcunché. Il mio abbraccio è a chi non ha dimenticato che non c’è lotta solidale senza empatia. Non c’è lotta solidale senza lucidità, ché di ragionamenti che partono dalle viscere ed escono dal culo ne abbiamo sentiti fin troppi.

Spero di incontrarvi, quel giorno, perché se ci siete, lì con me, significa che anche voi avete mandato a quel paese ogni vuota retorica e ogni forma di anestetizzazione. Ci siete. Siete vivi. Come me.

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1 pensiero su “#25N: pelle a pelle, senza autocommiserazione né vittimismo”

  1. Mi fa piacere leggere qualcosa di non vittimista, dato che è rarissimo. E mi fa piacere che qualcuno finalmente si renda conto che l’allusione a persone decedute è una bieca strumentalizzazione, soprattutto, aggiungo, perché non sappiamo se quelle donne da vive avrebbero aderito alla manifestazione. Ma anche questo post mi trasmette un non so che di strumentale perché va bene commemorare in maniera alternativa rispetto alla chiamata dei movimenti di massa… ma cosa commemoriamo? Esiste uno stereotipo ‘giusto’, ‘moderno’ o come lo si voglia dire, di donna?
    Sono, casualmente, anch’io dell’idea che chi mi tocchi non mi debba considerare sua (ma non penso di doverglielo dire nè tantomeno insegnare, ci son sempre stati uomini liberi) ma conosco donne anche molto giovani che invece considerano il senso di proprietà parte integrante dell’attrazione fisica. Sono più ‘giusta’ io di loro? Devo mettermi a gridare perché si manifesti per amore o per forza un mondo che assomigli più a me? Personalmente non credo… Chi si permette di manifestare nel nome di tutte le donne, o per le donne, tradisce tanto me quanto la donna diversa da me quanto la memoria di donne che non possono tornare in vita per dirci come la pensavano.

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