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#SexWorking: Il Comitato di Giustizia della Nuova Zelanda respinge il Modello Svedese

(Foto © New Zealand Prostitutes Collective)
(Foto © New Zealand Prostitutes Collective)

Condivido la traduzione di Paolo dall’articolo originale di Matthias Lehmann – Research Project Korea. Buona lettura!

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Nelle ultime settimane, i membri dell’Assemblea dell’ Irlanda del Nord e il Parlamento del Canada hanno votato a favore di leggi che criminalizzano l’acquisto di servizi sessuali, il c.d. “modello svedese”. Nel mese di Luglio, invece, la Commissione Parlamentare del Senato francese ha respinto una legge simile, e così ha fatto la maggioranza dei membri della Camera dei Comuni del Regno Unito la scorsa settimana. L’ultima decisione contro il “modello svedese” è stata presa il 7 novembre 2014, dalla Commissione Giustizia Elettorale e del Parlamento della Nuova Zelanda (Aotearoa Paremata).

La Petizione per la libertà dallo sfruttamento sessuale.

Nel mese di Maggio del 2013, Elizabeth Subritzky aveva presentato una “Petizione per la libertà dallo sfruttamento sessuale” per sollecitare la Camera dei Rappresentanti ad adottare un piano nazionale di azione contro la prostituzione di strada attraverso una legge che rendesse illegale l’acquisto di servizi sessuali. Subritzky ha sostenuto che il Reform Act del 2003, che ha depenalizzato il lavoro sessuale, aveva una colpevole responsabilità nei confronti delle donne che vendono sesso. Secondo Subritzky, la legge non solo aveva incoraggiato un numero maggiore di uomini a comprare sesso, ma aveva anche ” trasformato la prostituzione in un lavoro accettabile, addirittura attraente per le donne giovani e povere della Nuova Zelanda”. (Fonte: Stuff New Zealand)

Il Reform Act sulla Prostituzione del 2003.

La Legge di Riforma sulla Prostituzione del 2003 (Reform Act 2003) depenalizza la prostituzione senza approvala e senza sanzionarne moralmente l’esercizio o l’utilizzo.
La legge, di competenza del Ministero della Giustizia, crea un quadro che:

– salvaguarda i diritti umani dei lavoratori del sesso e li protegge dallo sfruttamento

– promuove il benessere, la salute e la sicurezza dei lavoratori del sesso

– favorisce la salute pubblica

– vieta alle persone sotto i 18 anni di lavorare nella prostituzione.

La legge prevede tutele per tutti i lavoratori del sesso, sia che lavorino in ambienti chiusi o per le strade, rendendo la prostituzione soggetta alle stesse leggi e ai controlli che regolano le altre imprese. Nessuna persona in Nuova Zelanda con un semplice permesso di soggiorno può fornire servizi sessuali commerciali, o agire come operatore di bordelli o investire in una attività di prostituzione. (Fonte: Relazione della Commissione Giustizia)

Rapporto del Comitato Giustizia

Sulla base del Rapporto del 2008 del Comitato di Controllo della Legge sulla Prostituzione (PLRC), la Commissione Giustizia ha dichiarato che l’aumento percepito nella prostituzione di strada “può essere dovuto ad un aumento della visibilità in alcune zone”, che di per sé “non rappresenta necessariamente un numero maggiore generale. ” Il Comitato richiama anche un Rapporto del 2010 del New Zealand Prostitutes Collective dal quale risulta che ” il numero dei lavoratori del sesso è relativamente stabile, e in alcune parti del paese, come Wellington, è in diminuzione, visto che le lavoratrici del sesso hanno la possibilità di spostarsi al chiuso e di lavorare in casa o altrove “.1

Per quanto riguarda l’impatto dei lavoratori del sesso di strada sulle comunità in cui lavorano, la Commissione ha rilevato che, mentre un piccolo numero di comunità “hanno sollevato preoccupazioni circa il rumore dei veicoli, il comportamento disordinato e lo smaltimento dei rifiuti”, ci sono già leggi predisposte per affrontare questi disagi. Un esame dei problemi connessi con il lavoro di strada intrapreso dal Ministero della Giustizia nel 2009, ha consigliato “un approccio locale globale per migliorare la sicurezza della comunità e minimizzare i danni”, e ha suggerito che “ogni divieto ulteriore potrebbe spingere l’attività nella clandestinità e compromettere la salute e la sicurezza dei lavoratori “.

Considerando che la petizione Subritzky ha espresso la preoccupazione che i lavoratori di strada siano “particolarmente vulnerabili a violenza, stupri, droga e abuso di alcol, alla povertà e all’emarginazione sociale”, il Comitato ha affermato che il suddetto Rapporto PLRC 2008 aveva concluso che “nel complesso la parte maggioritaria di coloro che sono coinvolti nell’industria del sesso è in condizioni migliori di quanto non fosse prima del Reform Act, e [che] il rapporto tra i lavoratori del sesso e la polizia è migliorato.” Riconoscendo la vulnerabilità delle lavoratrici del sesso di strada, il Comitato ha raccomandato di incoraggiarle a trasferirsi in luoghi di lavoro chiusi e spingerle ” a lavorare nel modo più sicuro possibile, cercando di causare il minimo disturbo per i residenti locali”.

In risposta alla richiesta della Petizione Subritzky di rendere illegale l’acquisto di servizi sessuali, la Commissione ha dichiarato: “Lo scopo del Reform Act è quello di dare ai lavoratori del sesso le stesse tutele degli altri lavoratori, riconoscendo che i lavoratori del sesso non sono necessariamente vittime. Il Rapporto PLRC 2008 ha osservato che i lavoratori del sesso svedesi hanno criticato il modello svedese, dicendo che la necessità di tutelare i propri clienti dal rischio di essere puniti crea loro svantaggi e li espone a rischi. La Commissione ha rilevato che tutte le forme di criminalizzazione aumentano la vulnerabilità dei lavoratori, producendo risultati negativi per la salute e la sicurezza”.

Per quanto riguarda il suggerimento della Petizione Subritzky secondo il quale perseguire gli operatori di bordelli permetterebbe alle autorità di controllare il traffico di esseri umani, il Comitato ha sottolineato che la legislazione sul traffico già esiste, e punisce anche “una serie di comportamenti associati al traffico, compreso lo stupro, il coinvolgimento di prostitute minorenni, la prostituzione coatta e lo sfruttamento dei lavoratori “. Il Comitato ha aggiunto che la Nuova Zelanda ha assolto i propri “obblighi internazionali per prevenire e combattere la tratta di esseri umani in base alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale” e ha modificato la legge “per rimuovere il requisito transfrontaliero, garantendo la perseguibilità e la punibilità del traffico di esseri umani nazionale e transnazionale “.

Considerando poi che la Petizione Subritzky ha espresso preoccupazione “per il numero di minorenni lavoratori sessuali di strada”, il Comitato ha nuovamente richiamato il Rapporto del New Zealand Prostitutes Collective , che ha indicato che “ci sono pochissimi minorenni lavoratori a Christchurch e Wellington e pochi a Auckland “, e che” l’esistenza del Reform Act ha reso più consapevoli gli operatori dei bordelli sulle disposizioni di legge che riguardano i lavoratori minorenni “. Inoltre, il rapporto PLRC 2008 aveva concluso che non c’era stato “nessun aumento del numero di prostitute minorenni da quando la legge è entrata in vigore”.

In tema di Sex Workers minorenni.

Il Rapporto PLRC 2008 cita i risultati di Nicolas Pascoe (2007) secondo i quali “le ipotesi negative più comuni temevano che la depenalizzazione avrebbe aumentato il numero di persone in età minore coinvolte nella prostituzione, e che ci sarebbe stata più criminalità associata con il lavoro sessuale “a causa della Legge di Riforma della Prostituzione. “L’analisi ha concluso che il modo in cui viene segnalato un problema (se si pone l’accento sugli aspetti positivi o negativi), può attirare l’attenzione da parte dei media e dei politici, la cui partecipazione a sua volta aggiunge peso ulteriore alla percezione che la questione è di grave preoccupazione. In tal modo, la percezione di un ‘problema’ in una comunità può essere direttamente collegato alla quantità, al tono e al tipo di copertura mediatica che riceve. Il Comitato ritiene che gran parte delle segnalazioni su questioni come il numero dei lavoratori del sesso minorenni coinvolti nella prostituzione è stata esagerata. “(P. 163)

Rigettando la Petizione Subritzky, la Commissione Giustizia- Elettorale ha concluso: “Apprezziamo le preoccupazioni del firmatario circa la prostituzione di strada. Tuttavia, siamo consapevoli che l’eliminazione della prostituzione di strada ha dimostrato di essere irrealizzabile in qualsiasi giurisdizione, e semplicemente il divieto può avere conseguenze negative per la salute e la sicurezza dei lavoratori del sesso. Sosteniamo la conclusione del Comitato di Controllo della legge sulla Prostituzione sulla maggiore efficacia dell’approccio locale globale nel gestire la questione della prostituzione di strada. ”

La reazione del Dottor Calum Bennachie:

“Può sembrare una tranquilla, piccola vittoria, ma è molto importante. Dopo aver fallito nel 2003 durante il percorso parlamentare e dopo il tentativo fallito di ottenere un referendum che stravolgesse la Legge di Riforma della Prostituzione, gli abolizionisti hanno di nuovo tentato di revocare i diritti dei lavoratori del sesso. Il Comitato Ristretto ha rigettato questo tentativo, decidendo sulla base di prove e ragioni, piuttosto che sull’ideologia.

“Quando altre categorie riescono finalmente ad ottenere diritti da parte della società, raramente devono ritornare di fronte al Parlamento per difenderli. Eppure, i lavoratori del sesso, che hanno ricevuto i loro diritti nel 2003, quando la prostituzione è stata depenalizzata, devono continuamente difendersi in Parlamento, combattere le stesse battaglie, e di volta in volta devono confutare gli stessi stanchi argomenti fondati su dati di pura invenzione. In questa Petizione, si è reclamato che la maggior parte delle persone che entrano nella prostituzione lo fanno sotto i 18 anni di età. Questa affermazione è palesemente falsa, e anche in un’altra parte della Petizione, quella relativa alla libertà dallo sfruttamento sessuale, si sostiene che il 18,3% dei lavoratori del sesso inizia sotto i 18 anni di età. Non importa quante volte possono ripetere le loro false affermazioni, in ogni caso il 18,3% non rappresenta la maggioranza dei lavoratori del sesso, ed è comunque meno del 35,6% dei lavoratori del sesso che ha iniziato a lavorare tra i 18 ei 21, la fascia di età in cui la maggior parte dei lavoratori del sesso comincia la professione. Gli abolizionisti devono rendersi conto che le loro falsità, le invenzioni, i falsi miti e le loro bugie non vinceranno, e alla fine saranno smascherate”.

Il Dr. Calum Bennachie è il Coordinatore di PUMP , (Pride and Unity among Male Prostitutes) il Progetto dei lavoratori del sesso del New Zealand Prostitutes Collective.

Note e Bibliografia

[1] La presente relazione si basa su Abel, Fitzgerald, e Brunton “L’impatto della depenalizzazione sul numero dei lavoratori del sesso in Nuova Zelanda“. 2009 [J Soc Pol 38 (3) 515-31]

Risposta da parte del Ministero della Giustizia alla petizione 2011/60

Elementi di prova forniti da NZPC Parte 123

NZPC “Depenalizzazione del lavoro sessuale in Nuova Zelanda” (incl. Video)

Police help short changed sex worker “NZ Herald, 13 Luglio 2014

Escort vince caso esemplare”, NZ Herald, Mar 1, 2014

Si ringrazia il dottor Calum Bennachie per aver permesso all’autore dell’articolo originale di includere i suoi commenti in questo articolo.

(Foto © New Zealand Prostitutes Collective)

Articolo originale di Matthias Lehmann – Research Project Korea

Leggi anche:

Risorse:

—>>>il network delle organizzazioni europee composte da sex wokers: http://www.sexworkeurope.org
Tutti i post, le traduzioni, le news sul sex working su questo blog a partire dalla tag  Sex Workers

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