Antiautoritarismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie, Violenza

Sessualità e abusi nell’adolescenza

tumblr_kxpcvlifPK1qzdisoo1_500edoardo pasero

Maria è stata stuprata a quattordici anni. Uno stupro di gruppo e il gruppo era formato da ragazzi che frequentavano la stessa scuola. A lei piaceva uno di loro e i ragazzi invece la sfottevano perché lei si comportava in modo ingenuo. Si era fatta la fama di quella che la dava a tutti perché un tale aveva raccontato di aver goduto di un suo pompino. Quel pompino lei lo aveva fatto, ma in realtà era stata una vicenda un po’ confusa. Lui le aveva detto di seguirlo, lei gli era andata dietro, lui aveva tirato giù la lampo e aveva detto qualcosa tipo “succhialo”. Lei aveva cominciato a succhiarlo. Ne lui né lei sapevano esattamente come fare e venne fuori che lui sentiva male e lei succhiava e succhiava come se si trattasse di far venire fuori chissà quale sapore da ingoiare.

Il punto è che certe volte i ragazzi sono così. Non vivono esperienze intere, per la maggior parte vivono di fantasie e desideri e quel pseudo pompino inconcludente diventò il marchio di fabbrica per una ragazzina che a torto si era fatta la fama della mangia uomini. Il gruppo un po’ aveva riso di quelle storie e per il resto c’era quello che le strizzava l’occhio, l’altro la stuzzicava, lei si era convinta di piacergli e ingenua e fragile com’era le bastò poco per cedere a quegli inviti. Li seguì per godere di un’esperienza che non le sarebbe piaciuta.

Anche ‘sti ragazzi, in realtà, avevano le idee poco chiare su come fare il sesso. Allora uno chiese che lei gli toccasse il pene, l’altro voleva che lei lo mettesse in bocca e solo uno immaginò fosse utile farla spogliare, farla girare e metterla a culo in su perché voleva sodomizzarla. Non sapeva, forse, che per penetrare una ragazzina serviva un’erezione un po’ meno indecisa e allora provò e provò ma non riuscì a fare nulla. Così anche lui, alla fine, le chiese di fargli toccare le tette e di leccargli l’uccello. Non si sa se il trio eiaculò da qualche parte, ma di sicuro agivano sotto l’influenza di una strana eccitazione.

Per qualunque tribunale, immagino, il caso di Maria non si sarebbe risolto in una condanna per stupro. “Lei ci stava”, avrebbero potuto dire che era consenziente ed è difficile spiegare che per interrompere i sogni di una adolescente basta molto poco e che uno stupro è tale quando quel rapporto non corrisponde esattamente all’idea di sesso che ne aveva la ragazza. E’ complicato, lo so, e Maria provò a spiegarlo ai genitori, con un coraggio enorme, saltando a piè pari il terrore di essere cacciata via. I genitori dissero che lei aveva la “colpa” di essersi fatta una cattiva nomea e dato che era stata d’accordo ad andare con i ragazzi l’avrebbero smentita molto facilmente.

In realtà non le credettero poi tanto ma l’idea di base che manifestarono fu quella di tutelarla dalle dicerie. Le dissero che una denuncia avrebbe indotto ulteriori meccanismi di dileggio, ne avrebbe ricavato un linciaggio a scuola e in paese, e allora molto meglio non dire niente. In fondo era viva, stava bene, sul suo corpo non c’erano ferite visibili e allora Maria avrebbe potuto semplicemente cambiare scuola e ricominciare a vivere. Tutto qui il supporto che ricevette allora.

Ora che Maria è adulta mi racconta che probabilmente i genitori, in qualche modo, forse, avevano ragione. Maria ha letto e visto altre situazioni simili con le relative conseguenze che si realizzavano in dicerie, stalking sociale e tutte le ragazze che avevano denunciato alla fine avevano dovuto migrare, allontanarsi da tutto. Le istituzioni non forniscono tutela sufficiente e in ogni caso, giacché Maria è anarchica, quel che le interessa non è tanto quello che possono fare le istituzioni, alle quali oggi come oggi non si affiderebbe, ma quello che si potrebbe fare per cambiare la mentalità, la cultura.

Lei ricorda, come fosse oggi, che a sparlare di lei erano ragazze, ragazzi, e c’erano adulti che, solo per aver detto a qualcuno, tentando di giustificarsi, che aveva subito un abuso, la minacciarono perché il punto era che non sarebbero rimasti con le mani in mano mentre una “puttanella” rovinava la vita ai loro figli. Tutto questo accadeva una decina di anni fa ma ancora oggi, per quel che Maria ne sa, le cose, almeno dalle sue parti, non sono cambiate.

Vede ancora ragazze che si giustificano per il solo fatto di passeggiare con un ragazzo, ci sono quelle che escono con un ragazzo solo dopo che si sono fidanzate ufficialmente e quelle che se ne fregano della reputazione prima o poi comunque migrano, restano nelle città in cui vanno a studiare all’università, si tengono il marchio delle “zoccole” e fanno le loro vite altrove. Non penso che tutte abbiano subito abusi ma la mentalità sessista, in ogni caso, immagino che abbia sommerso moltissime ragazze.

Maria mi racconta questa storia con un sorriso. E’ serena. Non ha bisogno di riscatto né di risarcimenti, ma vuole condividere la sua elaborazione e la sua analisi con me specificando che odia lo stereotipo, diffuso da paternalisti e un certo genere di donne, che la vorrebbe rovinata per la vita, senza l’anima scippata dagli stupratori, incapace di vivere una vita sessuale e cose del genere. Maria ci tiene a dire che ha una ottima vita sessuale, che le ingenuità e le fragilità dell’adolescenza comunque le hanno fatto intendere quanto siano poveri, mediocri, assenti, gli insegnamenti su una decente educazione sessuale e ci tiene a dire che quando avrà una figlia, perché lei è sicura che ne avrà una, le spiegherà ogni cosa affinché lei sappia autotutelarsi. Ogni genitore forse dovrebbe farlo.

Ed ecco tutto. Maria saluta e rimanda ad altri racconti, quando e se vorrà farli. Io la abbraccio e la ringrazio della condivisione della sua esperienza.

Leggi anche:

11 pensieri su “Sessualità e abusi nell’adolescenza”

  1. massimo rispetto per la storia di Maria. Lo stupro però non credo possa essere ridotto a del sesso deludente o fatto male. Lo stupro è sesso senza consenso, e quando il consenso di lei non c’è, gli uomini lo sanno e se decidono di andare avanti sono colpevoli
    In ogni caso è ovvio che aver subito una violenza sessuale non ti bloccherà la vita sessuale per sempre ma è comunque un trauma e per superarlo ognuno ha i suoi tempi

  2. > uno stupro è tale quando quel rapporto non corrisponde esattamente all’idea di sesso che ne aveva la ragazza
    Allora ogni volta che una donna è delusa da un amplesso, è rimasta “stuprata”…?
    Allora ogni uomo che non ci sa fare, è uno stupratore? (e quando mai imparerà, quindi?)
    MA CHE VI SIETE FUMATI?!? :-O

    Uno stupro è sesso forzato e/o non consensuale.
    Maria mi suscita compassione, certo, ma la vita non è mai bianco/nero, e la sessualità men che meno. Affermazioni come quella sopra non migliorano il dialogo, creano solo confusione e vittimismo.

    1. io concordo con chi dice che lo stupro non è un amplesso deludente (che può succedere nella vita), lo stupro è sesso non consensuale, se maria non aveva acconsentito ha subito una violenza sessuale. punto

      1. > se maria non aveva acconsentito ha subito una violenza sessuale
        Sono d’accordo che Maria ha subito un abuso (sarebbe “violenza” se fosse stata costretta con la forza).

        L’errore (grave) è usare definizioni improprie, che creano solo disorientamento e confusione (come se non ce ne fosse già abbastanza).
        Ignorare le sfumature, le varie possibilità, fare di tutt’erba un fascio.
        Definire la sessualità maschile come subordinata a quella femminile (di modo che “corrisponde esattamente all’idea di sesso che ne aveva la ragazza”).

        Questo non aiuta nessuno: aumenta solo confusione e incomprensioni.
        Così le cose non possono che peggiorare.

        1. esatto: mi mancavano le parole per definire esattamente il pensiero, ma quel “defnire la sessualità maschile come subordinata a quella femminile” corrisponde esattamente al mio pensiero e all’impressione che mi suggerisce quella frase. E’ sempre un po’ come dire “sei tu quello che si deve attivare e capire come soddisfarmi, cosa mi rende felice, cosa mi rende orgogliosa, cosa mi fa star bene”. Il compito resta in capo a te, individuo di sesso maschile portatore di pene

          1. a me sembra normale che anche “lui” voglia far provare piacere a “lei”..se non se ne preoccupa affatto parlerei di egoismo, non di stupro

          2. @Rita Scinty Vergnano: E’ quello – IMO – il nocciolo di molti conflitti uomo/donna: porre i doveri solo sull’uomo, e i diritti solo sulla donna.
            Il che, tra l’altro, pone le donne sempre nel ruolo di vittime (non più “attrici” ma riceventi passive).

            Quello che vedo in molte donne – anche dichiaratamente femministe – è un atteggiamento di “L’eguaglianza quando ci serve – i privilegi quando ci fa comodo”.
            P.es., “Siamo uguali – in teoria – ma i desideri e l’appagamento femminile sono più importanti di quello maschile” (come si vede in tanti discorsi come questo post).
            ALla faccia dell’eguaglianza… ;-P

  3. a me sembra che i pasticcio sia a monte è talmente abituatale credere ce una donna non debba concedersi sessualmente che se lo fa rischia di essere poi derisa agli stessi ragazzi che invece ne sono attratti e incuriositi e allora ci si “sente” abusate, usate, sfruttate, fino a vederci la violenza, lo stupro il peccato che rende sporco un essere innocente puro. Gira tutto intorno alla sacralità del corpo femminile puro e verginale mariano… Ricordo ancora, come se fosse accaduto oggi, di un mio conoscente, avrà avuto 17 anni, deriso dalla tipa con cui fece sesso perché lui non fu all’altezza. E’ stato massacrato e deriso pubblicamente dalle continue chiacchiere e per la sua mancata virilità, a detta di questa ragazza. Ebbene non si parò di stupro, di violenza di abuso, ma solo del ridicolo di questo poveroragazzo incapace di fare il maschio a letto. L’umiliazione c’è stata per diverso tempo, e anche la nomea del poco virile, ma contro un corpo nato maschio con cui purezza, sacralità e innocenza nulla da “sporcare” insomma. Qui fai un sacrilegio solo se immagini di farti un santino… se è maschio.
    Ma questa disparità purtroppo fa male anche alle stesse donne che devono vederci la violenza sessuale in una esperienza sessuale umiliane e denigratoria … come se non bastasse la sola umiliazione in questi casi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.