Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista

Madre post mortem e corpo di Stato

Lei è incinta di 24 settimane secondo la Repubblica, e di 28 secondo il Corriere. E’ morta e i medici tentano di tenere caldo il suo corpo affinché possa fungere da contenitore per il feto avendo in mente un parto post mortem. E’ una questione delicata, complessa, intima, e il fatto che abbia risonanza sui media vuol dire solo che c’è chi vuole fare diventare questa cosa una sorta di bandiera antiabortista.

Quel che io vorrei sapere è: la donna oramai ufficialmente morta ha lasciato indicazioni al riguardo? E’ etico definirla “madre” sui media giacché madre non sarà mai? I parenti hanno espresso preferenze? E’ una scelta dei medici? Perché i media se ne stanno occupando? Come si fa a considerare normale, addirittura pietoso, il fatto di tenere caldo un corpo morto per fare nascere un feto cresciuto un altro po’ dentro un cadavere? Come è possibile che nessuno si faccia qualche domanda, dal punto di vista etico, per l’uso che si fa di quel corpo, un corpo di donna, perfino dopo la sua morte? Il desiderio di fare primeggiare l’ideologia della “vita” ad ogni costo arriva al punto da pensare di sostituirsi ai pensieri di una donna che è morta? Al punto da chiamarla “madre” anche se è un cadavere? Le si attribuisce un ruolo romantico e si parla di lei come fosse soltanto una donna incinta? Perché non esiste una legge che indichi le modalità di azione in questi casi, a partire dal desiderio della madre o del padre? Il corpo di una donna, vivo o morto che sia, è un corpo di Stato? E’ lo Stato che può decidere di fare quel che vuole dei nostri corpi anche in funzione di un parto post mortem?

Su questo tema vi segnalo questo post e, soprattutto, il libro di Caterina Botti “Madri cattive“.

In definitiva si tratta di questo: una donna cerebralmente morta viene tenuta in uno stato “vitale” per fare crescere l’embrione o il feto che i medici hanno individuato dentro il suo utero. Da una recensione: “Caterina parla di relazione tra la madre e il figlio. Una relazione che è vissuta in un rapporto di scambio, in cui esistere è la conseguenza della relazione e non la causa primaria. Se non c’è relazione non c’è esistenza, non c’è vita e nessuno ha il diritto di imporre ad una madre una relazione che non è stata scelta. Nessuno ha il diritto di imporre a chiunque altro una relazione non scelta.

Dal libro di Caterina Botti, capitolo 6, pag. 185/186:

“(…) vorrei discutere delle donne incinte in stato di morte cerebrale che vengono mantenute collegate a macchine vicarianti per permettere ai feti che hanno in grembo di raggiungere uno stadio di sviluppo che renda possibile la loro sopravvivenza fuori dal corpo materno. Questa è infatti una delle situazioni più problematiche su cui la riflessione pubblica e bioetica è carente e, al contempo, è la più rappresentativa della tendenza diffusa ad annullare la figura della donna nella riproduzione, ovverosia della facilità con cui si soprassiede sulla soggettività e libertà femminili, considerando le donne incinte come corpi da manipolare più che persone.

Si sono dati infatti diversi casi di donne incinte che, dichiarate in stato di morte cerebrale, sono state ciò nonostante mantenute – anche per diversi mesi – collegate a macchine che permettevano lo svolgersi di alcune “funzioni vitali” per consentire alla gravidanza di progredire fino al punto in cui il feto poteva essere fatto nascere (le virgolette sono d’obbligo: trattandosi di individui in morte cerebrale parlare di “funzioni vitali” e anche di funzionalità cardiaca o respiratoria può essere fuorviante; una descrizione più appropriata sarebbe quella di cadaveri a cui è impedito di imputridire o cadaveri ventilati). In alcuni casi si è trattato di donne che erano vicine alla fine della gravidanza, i cui feti già viabili, cioè già capaci di vita autonoma fuori dall’utero, sono stati lasciati nell’utero ancora per qualche tempo (giorni o settimane) per permettere un loro maggiore sviluppo. In altri casi invece le donne erano più vicine all’inizio della loro gravidanza e sono state mantenute collegate alle macchine per mesi. Si noti che in entrambi i casi, nei paesi in cui queste vicende sono avvenute, dato lo stato di morte cerebrale delle donne, i sanitari avrebbero potuto o dovuto procedere a staccare le macchine e non lo hanno fatto. Si noti inoltre che, soprattutto nel caso in cui è necessario mantenere attaccate le donne ai supporti per molto tempo, il grado di accanimento sul corpo, a livello fisico e farmacologico, è elevatissimo, e l’esito è incerto, sia per quanto riguarda la possibilità che abbia luogo un aborto spontaneo (che vanifichi gli sforzi, per così dire), sia per quanto riguarda il rischio di nascite fortemente premature o di effetti dannosi che gli interventi sul corpo delle donne possono avere sulla salute dei bambini che ne nasceranno. Hilde Lindemann Nelson, autrice di uno dei pochi testi che analizza a fondo la questione , illustra bene come anche solo mantenere la temperatura o la pressione a livelli compatibili con la gravidanza richieda un enorme sforzo di monitoraggio e un intervento farmacologico massiccio, per non parlare di altre complicazioni che possono sorgere. Quanto all’esito, molti di questi casi si sono chiusi con degli aborti spontanei, anche se in alcuni casi sono nati dei bambini prematuri ma, per quel che si sa, sani. Il rischio che i bambini possano  portare il segno degli interventi subiti non è comunque remoto.

(…) Due casi ad esempio: una donna alla 17esima settimana di gravidanza, in stato di morte cerebrale, attaccata alle macchine per 105 giorni, finché un bambino venne fatto nascere con parto cesareo. (…) Una ragazza di 18 anni, entrata in coma a seguito di un incidente, dopo pochi giorni dichiarata in stato di morte cerebrale, fu mantenuta attaccata alle macchine perché si scoprì che era incinta di 13 settimane. (…) Nel primo caso i familiari e il compagno della donna erano informati e consapevoli. Nel secondo caso furono i medici a scegliere anche contro il parere dei genitori.

Questi casi hanno sollevato molto clamore mediatico e poca riflessione approfondita. Nella letteratura bioetica non ce n’è quasi traccia. Eppure (…) sollevano questioni morali importanti. Per di più, se lasciati inesplorati, possono rafforzare l’idea che il ruolo delle donne nella riproduzione non sia quello di agenti, ma si riduca a quello di meri contenitori o incubatrici di carne. Quest’idea, nascosta dietro molte considerazioni proposte su altre questioni che riguardano la gravidanza, viene in questo caso tradotta in realtà. (…) Lindemann Nelson sostiene, nel suo articolo, che la gravidanza post-mortem è “un’icona distruttiva che sminuisce la soggettività femminile”.  (…)”

Il capitolo su questo ovviamente è molto più lungo e altrettanto interessante è leggere di quei casi di fecondazione post mortem con l’utilizzo del seme dell’uomo defunto. Capita che lui decida di conservare il seme, nel caso in cui in un prossimo futuro non abbia più la capacità di fecondare, e quando muore è lei che decide di usare quel seme per fare un figlio. Temi complessi che nel suo libro vengono trattati senza trascurare il dibattito su accanimento terapeutico, il diritto di scegliere quel che sarà del nostro corpo dopo la vita e di poter pronunciarci sul fine vita. Il libro è di qualche anno fa ma non mi pare nel frattempo altri ne siano stati pubblicati che affrontano la questione da un punto di vista di genere.

Voi che ne pensate?

3 pensieri su “Madre post mortem e corpo di Stato”

  1. mi sembra che entrambi i giornali parlino di 24 settimane. ora, partendo dal presupposto che questo caso specifico non possa essere giudicato sulla base di 2 articoli di giornali che spesso e volentieri travisano le notizie, e quindi non sappiamo nulla delle volontà della donna coinvolta o dei suoi familiari (anche se da qualche parte ho letto che fosse una scelta dei familiari), credo che questa questione debba essere valutata alla pari della donazione degli organi. se una persona che non ha speranze di miglioramento dona gli organi, nessuno (a parte qualche fondamentalista di qualche religione) ha nulla in contrario. credo che la famiglia possa esprimersi al suo posto nel caso in cui non sia scritta da nessuna parte la volontà della persona, così come ritengo sia giusto che la famiglia si esprima e decida in casi di coma come quello di Eluana Englaro. mi sembra che a volte partendo subito in quarta con giudizi affrettati e, permettetemi di dirlo, poco razionali, si arrivi paradossalmente a somigliare a chi si vuole criticare. stiamo parlando di un corpo ormai privo di “vita”, strapparsi i capelli perchè lo si sta usando come “contenitore” e giudicarlo sbagliato da un punto di vista etico secondo me paradossalmente è come giudicare sbagliato da un punto di vista etico interrompere lo stato vegetativo di un corpo in coma. e paradossalmente mi ricorda anche certi discorsi dei cattolici sull’utero in affitto. io dico che c’è un feto che può rimanere in vita ed avere qualche speranza di nascere se la madre viene tenuta artificialmente in vita. questo per me non è una bandiera antiabortista, ma una vittoria della scienza, della medicina e della tecnologia. voi saltate subito alla conclusione che la cosa sia stato un abuso, decisa dall’alto… ma chi ve l’ha detto? non sarebbe meglio parlare sulla base di fatti accertati invece che fare supposizioni?

  2. Questione delicata che mi mette vogkia du leggere i testi citati. Forse si potrebbe partire dallo stesso limite di settimane utilizzato per permettere o no un aborto? Penso anche all’ obbligare un bambino a nascere orfano…

    1. scusa ma un padre non ce l’ha? mi sembra lo stesso argomento usato da chi non vuole l’utero in affitto “non conoscerà sua madre!”. il limite x l’aborto è 12 settimane, qui siamo a 24. credo che sotto una certa settimana le probabilità di sopravvivenza siano davvero basse. per favore parliamo con cognizione di causa. credo che qui l’unica cosa che conta sia il parere della persona in coma, o dei suoi familiari che (si spera) sappiano cosa avrebbe voluto. tutto il resto sono chiacchiere basate sul nulla.

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