È finita. Hai lo strascico da viverti. Lo fai a volte con prudenza e altre rimettendoci la vita. Chi non ha incontrato, per l’ultima volta, a distanza di tempo, l’ex, per rifarci sesso, per verificare lo stato di guarigione dal lutto, per concludere o riaprire altri capitoli di pelle? Io l’ho fatto, a mio rischio e pericolo, perché pensavo di essere in grado di controllare la situazione. Immaginavo di influire sui suoi comportamenti grazie alla mia vicinanza, la mia disponibilità, al sesso. È l’ultima volta, o forse la penultima. Comunque anche se ti dico di no, ho voglia di rivederti anch’io. Mi piace sentirmi corteggiata, voluta, desiderata, anche se nel modo malato che tu mi dedichi, perché il momento di rottura di una relazione è un lutto anche per me. Perché anche se ti ho lasciato io e so che hai un brutto carattere, il mio lutto mi fa sentire sola, devo vincere la co-dipendenza e mi serve capire che in ogni caso tu ancora mi vuoi.
L’ho rivisto, cedendo al richiamo del possesso, immaginando che essere sua fosse una cosa buona. Sai quando lui ti abbraccia, ti rassicura, ti dice che ti ama e tu ti senti intera? Come una droga. Ti fa stare bene, anche se conosci l’altro lato della medaglia. L’ho rivisto e la sua richiesta era sempre la stessa. Voleva che tornassimo insieme. Mi imponeva il suo dolore e quel dolore, non so perché, mi rendeva forte. Così ero certa che lui mi voleva ancora e io potevo stargli lontana con coerenza. Più lui insisteva e più io dicevo che non ero d’accordo. È finita. La tua pelle è solo un’altra pelle. Il mio corpo vive bene anche senza di te. Non sono più tua, non ti appartengo. Non sono mai stata tua. Non pretendere, non dirmelo, non pregare, non urlare e smetti di mimare brutte mosse che dovrebbero farmi sentire amata. Non puoi dire che mi strangolerai per amore. Smetti di farmi sentire le nocche delle mani. Smetti di pensare che io non sto parlando sul serio. È vero che sono piena di contraddizioni, ma anche se il mio corpo mi inganna, anche se non penso male di te, però devi prendere sul serio la mia decisione razionale.
È finita e il mio unico obiettivo, adesso, è quello di trovare un modo per tirarmi fuori dai guai. Stai ancora urlando e io penso a scappare. Lui rallenta ad una curva e io mi lancio fuori dall’auto. Lui fa retromarcia, quasi mi investe. Batte i pugni sul cruscotto. Io fermo una macchina che stava subito dietro. Chiedo aiuto. Lui fa come per speronare l’altra macchina. Io salgo. La persona che mi soccorre accelera. Mi porge un fazzolettino di carta. Ho il labbro insanguinato. Cadendo mi sono spaccata un dente. Meglio un dente rotto che morta ammazzata.
E sono dentro i suoi pensieri. So che non capisce. Mi rendo conto della situazione e dico a me stessa che quella, si, è stata l’ultima volta. Mai più. Davvero. Mai più.
Sei mesi dopo lo incontro per caso. Mi chiede come sto. Mi sorride come faceva in tempi migliori. Mi dice che mi trova molto bene. Anch’io, in effetti, lo trovo ok. Parliamo. Nessuno dei due vuole smettere. Mi capita di sentire il suo odore. Lui mi mette una mano sulla spalla. Dopo un paio d’ore facciamo sesso in macchina, con la promessa di rivederci un’altra volta. Clandestinamente, perché tutti sanno che ci siamo lasciati. Racconto balle a chiunque e vado incontro al pericolo, sapendo della sua imprevedibilità. Penso che basta dirgli di si per controllarlo. Dire di si, perché dire di no non va bene. Se avessi detto no chissà cosa sarebbe successo.
Conta quello che lui vuole, corrisposto contraddittoriamente da una piccola parte di me, e per il resto nulla più. Mentre diciamo che è finita ridiamo. Come se quella decisione fosse finita nell’archivio delle battute poco serie. È finita, ma non troppo.
Ho trascorso il mese successivo a temere di incontrarlo perché non rispondergli al telefono mi era costato minacce e urla fuori da casa mia.
Lo so che è dura e che non sempre il buon senso vince, ma provate a non rivedere il vostro ex se vi chiede un’ultima volta. Provate. Per favore.
Ps: è una storia (quasi) vera. Grazie a chi me l’ha raccontata. Ogni riferimento a cose, fatti e persone è puramente casuale.
Lungi da me voler confondere appiccicare un’etichetta di vittima al carnefice, di fronte ai casi simili a questi spesso mi interrogo sulla cecità dell’uomo. E’ ovviamente cieco verso la sofferenza della donna, ma è miope anche nei suoi stessi confronti. Davvero crede che durante l’ultimo appuntamento possa accadere un miracolo che faccia rifiorire una storia naufragata durante i giorni/settimane/mesi/anni precedenti? come in una partita di calcio dove, fino all’ultimo minuto, un gol anche fortuito può riaprire la partita… Un rapporto tenuto insieme da pressioni dirette o indirette, quali urla, aggressioni, minacce,… che felicità potrà mai regalargli (-gli, a lui uomo)?