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Quell* che “abbattono i muri”!

Antonella ha scritto questa cosa. Io la ringrazio assai. E la ripubblico sul mio blog. Buona lettura!

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Abbatto i muri. No: non è una dichiarazione d’intenti. E’ un’avvertenza. Ma lo capisci dopo. A contaminazione già avvenuta, quando uscit* da questa specie di tunnel dell’amore ti ritrovi coi pensieri spostati. Minimo. O se no ti capita che finito di leggere abbassi lo sguardo e ti ritrovi tra le mani dei dubbi che quando sei entrat* non avevi mica, sicuro, giuro, non c’erano. E certe connessioni mentali sudate, le tue logiche di ieri spiegazzate, schemi saltati come camicie fuori dai pantaloni.

Si va giù, come in uno scivolo tortuoso, come su un carrello di una miniera misteriosa, come in certi cartoni animati, che salti e rimbalzi e voli oltre e resti chissà come inter* e però alla fine lo scenario è cambiato e ti rialzi e scuoti la testa e cerchi di recuperare l’equilibrio. Ed è un percorso strano perché non è buio, no – ed è pieno di suoni che altrove ascolti raramente. Suoni di corpi di cui immagini gli umori, i rumori, i pensieri risucchiati e sputati, sputati per amore non per disprezzo.

Ci puoi leggere parole che ti insalivano la mente, invettive, difese appassionate, parole proibite, percorsi logici che però vanno a spasso su un piano che mica nessuno ancora ti ci aveva portato e tu ti guardi intorno un po’ spaesat* all’inizio (e poi invece non vedrai l’ora di ritornarci) perché è tutto nuovo eppure così familiare, intimo, si parla di te come non avresti coraggio (ancora) di fare. E ti spaventa e ti piace.

Abbatto i muri è senza compromessi, duro eppure sempre pieno di cose soffici, di rabbia bella e ben indirizzata, un blog che rigetta gli insulti, accoglie l’impossibile, accosta tra loro persone che nel resto del mondo forse mai dividerebbero lo stesso spazio vitale: non un cinema, una trattoria, una celebrazione, un corteo. E invece Abbatto i muri ci fa stare sedut* vicin*. Come se fosse normale e invece lo sappiamo, lo sapete: non lo è. Ma questo è Abbatto i muri. E certi che ancora non sono venuti giù, sembrano sbriciolarsi da soli quando questa cosa dello stare a discutere con gente improbabile comincia a sembrarti giusta. Giusta perché incruenta, forse.

Ché diciamolo sei stuf*, siamo tutt* stuf* di stare in guerra con tutto, là fuori, dove persino spogliarsi o fare l’amore con chi ti va e quando ti va e come ti va diventa una conquista faticosissima. Una battaglia contro gli sguardi altrui o anche semplicemente contro il giudizio che assegni a te stess*, certe volte senza manco saperlo. Abbatto i muri ti smonta pezzo a pezzo certe cose che ti avevano inzeppato chissà come nell’anima e che avevi persino imparato ad apprezzare. Pensieri per cui l’unica maniera per sentirsi fort* stava nel detestare ciò che non ti assomigliava.

Abbatto i muri perché sta cambiando tutto e c’è bisogno di spazio. Lo spazio che di solito diamo al nostro ego e che qua dentro invece riserviamo ai non detti, ai nostri brutti difetti, alle paure. Paura di non piacere, paura di essere giudicat*, paura della povertà che incombe, paura di chi viene da lontano, paura di chi arriva troppo vicino, paura perché sei maschio, perché sei femmina, perché sei trans, perché sei puttana, perché sei violent*, perché sei vittima, perché sei quello che altr* hanno deciso.

E lo spazio ti serve a sparpagliarle, le paure, a guardarle come carte su una tovaglia e scoprire che c’è chi riesce a metterle in un ordine che non avevi immaginato e a tirarci fuori delle storie che parlano di rivincita, di debolezza che diventa fierezza, di introspezione che esplode e vomita riscatto, di bellezza che non ha paura della carne e dei suoi difetti.

Abbatto i muri perché ci hai insegnato, Eretica mia adorata, che solo così potremmo farcela ad essere liber* per davvero. Se tu continui a sfotterci ancora a lungo e a raccontarci quelle belle storie dolenti e piene di sfacciata rivoluzione, mi sa che ‘sti muri finiremo per abbatterli insieme.

Con amore e senza alcuna capacità di sintesi,
Antonella

1 pensiero su “Quell* che “abbattono i muri”!”

  1. Spesso arrivo su questo blog e non trovo le parole per lasciare un commento, forse perché l’unica parola che vorrei dire è grazie e mi suona strano non dirtelo in faccia. Grazie perché con queste storie, attraverso la tua capacità di mettere a nudo ogni cosa e rendere ogni processo semplicemente naturale ho imparato a leggermi, sapere che il desiderio di libertà che senti ha del tutto senso se nessun* te lo ha mai detto non è così immediato.
    Perché come dice Antonella non se ne può più di questa guerra costante imposta alle nostre menti e non è facile capire che se decidi di combatterla prima che contro gli altri combatti contro te stess*. E quando sono questi i muri che abbatti, le gabbie che non ti permettono di costruire te stess*, scopri un gioco a cui non vuoi smettere di giocare, bellissimo e che ti piace condividere con gli altri, e non c’è cosa più naturale e semplice e sensata di questa.
    Perciò semplicemente grazie, perché te lo devo dire. 🙂

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