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La femminista di merda

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Ero piena di certezze. Vomitavo granitiche convinzioni ed ero ferma nella mia ferrea posizione di soggetto oppresso che meritava un risarcimento, un riconoscimento, comunque una posizione e un destino che mi avrebbero condotto dritta verso un percorso fatto di restituzione, presenza a compensare l’assenza. Io sono e dunque merito ogni cosa.

Mentre mi capitava di scontrarmi con la persona di passaggio, che a prescindere dall’ideologia osava mettere in discussione le mie idee, godevo nell’esercitare il vittimismo immaginando che ogni mio interlocutore critico fosse il mio nemico. Ne sottolineavo le frasi, le parole, i gesti, perfino le battute. Io sono un soggetto oppresso, una vittima, dunque ho il diritto di urlarti addosso tutto il mio disprezzo, di importi proiezioni stereotipate, di istigare odio generalizzato nei tuoi confronti, io perfetta, io che ne ho passate tante, io violentata, io mestruata, io figlia, madre, santa, donna.

Giammai posso aver torto e deve bastarti questa spiegazione a farti ingoiare il rigurgito di una critica che può venire spontanea quando leggi nella mia interpretazione della realtà un insulto. Con me non vale se mi racconti che anche tu ne hai passate tante, ché sei povero, come me, sei solo, come me, sei arrabbiato, come me, sei, a volte, disperato, come me, sei lì a incassare pugni nello stomaco, come me, perché la realtà che viviamo non risparmia nessuno. Non sono salva io. Non sei salvo tu.

Chissà perché, però, io avevo la certezza che tu, nel presente, fossi un privilegiato, perché la tua fame non valeva quanto la mia, la tua disperazione non poteva essere come la mia, perché tutto quello che vivevi era niente se lo paragonavi al mio vissuto. Perciò dovevi essere il mio sostegno, il mio genitore, il mio tutore, il mio facchino, il mio adoratore. Vivi per me, guariscimi da questo sentirmi eternamente vittima. Leccami la figa, leccala per bene, perché anche il sesso è un risarcimento rispetto a quello che ho vissuto e che mi è stato tolto. Fammi godere, fammi sentire voluta, amata, sii presente o togliti dalle balle quando ho bisogno dei miei spazi, cerca di capirmi, ma poi sopporta che io ti dica che tu non puoi capire perchè mentre dico in giro che i generi non esistono, che sono costruzioni culturali, in fondo penso che i “maschi”, scritto sempre tra virgolette e con mille allusioni sullo sfondo, quei “maschi” sono sicuramente più scemi, combattono male, vivono male, parlano male, amano male, e quando mi imbatto nel tuo dolore, con l’empatia di una pietra priva di calore, tutto ciò che so fare è dirti che io ho sicuramente sofferto di più, perché sono una donna, e ogni volta che lo ripeto metto un contrassegno sullo stesso stereotipo del cazzo che vorrei archiviare.

Cosa sono io? Sono quella che dà lezioni di vita al “maschio” da rieducare. Sono la signora dalle grandi verità. Sono quella che può permettersi di mettere alla berlina un uomo o una donna che non la pensa come me e sono anche quella che può istigare al linciaggio contro qualcuno perché sono un essere superiore. C’ho la conta dei femminicidi, io. Ho le mestruazioni, io. Ho il dolore materno, io. Ho un utero che comunica soavità al pianeta contrastando l’effetto distruttivo delle eiaculazioni maschili.

Ero una di quelle che guardava con spocchiosa arroganza gli umani al mio cospetto, perché la mia pelle bruciava di lotte e la mia carne ardeva di buone e nobili intenzioni. Ero quella che poteva sedere sul trono dell’umana considerazione e solo tentennare nel disporre il deretano su quel luogo sacro significava già indurre indignazione ed essere contrassegnata come nemica. Il punto è che ero chiusa nell’unico mondo nel quale mi riconoscevo. Assieme a te che la pensavi come me, a te che dicevi quel che dicevo io e a te che guardavi il mondo dalla mia stessa prospettiva. Sostanzialmente contemplavo il riflesso specchiato della mia immagine senza fare un passo avanti in direzioni differenti.

Come masturbarsi, mille volte, guardando se stessi godere in un video. Prima o poi, sicuramente, è una cosa che viene a noia. Il punto è che dopo tanto discutere di generi e stereotipi, quel che vedo attorno a me è un mondo fatto di persone con mille paure. Gente che fa la fila per ottenere un respiro di ripiego. Esseri che si aggrappano gli uni agli altri per sopravvivere e quando hai davvero bisogno di aiuto, e parlo di aiuto vero, alla fine ti ritrovi le mani addosso di uomini e donne che riparano le tue ferite e tu apprezzi tutto quanto, fino all’ultima premura che avranno nei tuoi confronti, a prescindere da chi vorrà dedicartela. Perché la mano calda di un uomo, a misurare la tua febbre, non è meno tenera e attenta di quella di una donna e perché la preoccupazione e l’ansia dei tuoi affetti non si misura in relazione al sesso.

Quando penso all’immagine che alcune persone hanno delle femministe mi dico, oggi, guardando il mondo reale, quello in cui di femminismo si discute solo di striscio e dopo aver preteso di ragionare del prezzo del pane, che in fondo, non hanno tutti i torti. Perché è vero che trovate in giro donne con le quali è impossibile ragionare. Il punto è che non sono tutte così e che ce ne sono tante altre che invece non corrispondono alla definizione di femminista di merda.

Io lo ero, lo fui, probabilmente a tratti lo sono ancora. Spocchiosa, snob, presuntuosa. Imperfetta. Umana. Tutto fuorchè immobile. Almeno questo dovrete riconoscermelo. E poi? Poi c’è la vita da vivere, con le sue tante articolazioni e possibilità e in quella vita il femminismo, un certo femminismo, nel senso becero e autoritario della parola, non trova spazio. Per fortuna. C’è il buon senso. C’è la voglia di darsi soccorso e di andare oltre le incrostazioni di un contesto che per quanto si ispiri ad una idea laica e libertaria finisce per riprodurre il marciume baronale e autoritario di altre strutture corporative.

Tra quelle che leggeranno queste parole c’è chi ne trarrà “prova” per motivare l’avversione contro di me. Chi nominerà nemici ai quali accostarmi, chi sospetterà collusioni, crudeli intenzioni, perché tra chi legge c’è senz’altro chi vive di deliranti e autoreferenziali ossessioni e masturbazioni mentali. Il fatto è che io sto tra gli umani e con essi mi riconosco. Voglio conoscere il mondo e non solo una parte di esso. Voglio poter capire prima di esprimere opinioni preconcette e in ogni caso voglio poter manifestare la mia idea critica avendo sempre rispetto per chi non la pensa come me. Perché non trarrò forza dalla vittimizzazione sociale. Non mi lascerò schiacciare nel ruolo dell’oppressa sempre e comunque e perché non me ne frega più un cazzo, credetemi, di essere vista come una ottima femminista. Lo sono, femminista, ma prima di questo devo accertarmi di essere una brava persona, ché se sei una ottima femminista ma sei una persona di merda, per quel che mi riguarda, tu sei e resti una femminista di merda.

Au revoir, alla prossima, con pugno teso e ottime intenzioni militanti.

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Critica della vittima

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Comments

  1. Beh che dire, solo grazie. E siccome ho sentito che non stai bene, auguri. 🙂

  2. L’ha ribloggato su Aliundee ha commentato:
    Ringraziando il cielo, esiste questa donna.

  3. Frida Lhamo says:

    Un GRAZIE credo che esprima tutto ciò che penso 🙂

  4. Hai ragione, perché sei capace di analisi e di empatia, sai combattere e sai chiedere scusa (nel modo giusto).
    È quel che ti distingue da un maschio.

    • Nei miei dati personali c’e’ scritto maschio, ma sottoscrivo e faccio mia ogni singola parola scritta, non solo per ringraziare eretica per la sua presa di coscienza, ma soprattutto perche’ la sua presa di coscienza e’ stata anche la mia, dal polo opposto io ero come lei e ho imparato che ergersi a vittima di genere sempre e comunque isola dal mondo e frena l’evoluzione personale.
      Quindi la ringrazio soprattutto di aver insegnato anche a me ad uscire dal ruolo facile e comodo di vittima di genere, e di avermelo insegnato senza mai porsi nel ruolo di insegnante.

      Grazie, grazie e grazie!!!

  5. Grazie 🙂

  6. lanticristo says:

    Ciao FS,
    hai centrato una questione di importanza veramente capitale…
    Ecco qualcosa su cui tutti dovrebbero interrogarsi, si son detto: qual’è la differenza tra un buon comunista, ed un cattivo comunista, tra la buona femminista, e quella di merda, l’antifemminista, il credente, l’ateo, etc etc.

    La maggior parte delle persone risponderebbe, che il cattivo è sicuramente quello che non rispetta i valori della sua “fede” (latu sensu), dimostrando di non aver capito nulla, perchè dà per scontato che nei “precetti” della sua fede non vi sarebbe alcun male, e che il male risieda solo al di fuori (va da sè, che il bene, “casualmente”, è tutto dentro…).
    Quello che voglio dire, è che mentre si tende a definire il bene/male come un dualismo manicheo tra le diverse visioni del mondo, affermando una o l’altra, ognuno dovrebbe invece cercarli, ripeto, non nell’alterità, ma nello stesso, in ciò in cui appartiene ….

    Questo è, per come io la vedo, la questione che tu hai sollevato.
    Ripeto, una questione “pesante” … ma è importante aver anche solo presente che i termini del problema sono veramente questi.

    Ecco qualcosa su cui tutti dovrebbero interrogarsi:
    Il comunista dovrebbe chiedersi, dov’è nascosto il male nel comunismo,
    la femminista, nel femminismo,
    il credente, nella sua religione,
    …e allora sì, che il mondo diverrebbe davvero un posto migliore
    Animus

  7. Mi ritrovo nelle tue parole, percorso molto simile al tuo…

  8. Grande!Mi sono rivista nelle tue parole e nel tuo ritrovarti. Nell’andare al di là della teoria per guardare in faccia la vita senza preconcetti. Grazie per averlo scritto!

  9. Ci si può comportare di merda anche senza essere femministe.

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