
In ospedale innanzitutto trovi delle macchinette che ti sputano in faccia ogni genere di caffè tranne quello che vuoi tu. Poi trovi questi volti un po’ inebetiti, con corpi dall’andamento sempre uguale. Osare un sorriso a volte sembra uno sfottò. Non è detto che la prendano bene. Poi ci sono questi uomini e queste donne che senza preavviso ti smutandano, infilano le mani dappertutto, picchiettano la carne, premono e poi ti chiedono di dire ahiahi e tu dici ahiahi. Luci spente, luci accese. Tempi scanditi da un tour infermieristico e l’ora pasti. Ti svegli, medicina, colazione, lavi i denti, un po’ d’igiene altrove, dormi, poi ti alzi, medicine, anzi, qualche flebo, poi pranzo, lavi i denti, cerchi di leggere e raccontare a te stessa mille storie ma la verità è che sono molto più interessanti le storie che ti raccontano le tue vicine di letto, le coinquiline di stanza, le coabitanti del reparto. Quante vite complicate, quante storie piene di complessità. Basterebbe sedersi e ascoltare. Ascoltare.
Ci sono momenti, mentre nel buio e nel silenzio della notte ascolto il mio corpo, per capire se si aggiusta o se devo convivere con i suoi segnali di discontinuità, in cui penso che questo mio corpo, solitario, autodeterminato, che sfida chiunque a praticarmi terapie che io non voglia o a considerarmi una cavia, in quei momenti lì mi sento particolarmente viva. Non so spiegarvene la ragione ma è così. Nulla di new age o cazzate del genere. Non ho la più pallida idea di dove sia il mio centro a meno che non coincida con l’ano, ma dopo tanto parlare al mondo scopro che parlarsi e ascoltarsi è una faccenda che dà tante soddisfazioni.
Tra un po’ è ora di cena, io ho avuto il culo di beccare una connessione e me ne servo per salutarvi e ringraziarvi ancora per i tanti messaggi che mi mandate. Non preoccupatevi, la pagina facebook Abbatto i Muri è solo sospesa perché non sono in grado di gestirla al momento e per il resto se volete comunicare con me c’è sempre il mio profilo facebook o la mail abbattoimuri@grrlz.net.
Vi abbraccio assai e mi mancate, davvero, tutt* quant*, perché il mondo virtuale sarà pure una grande merda dove ho avuto la sfortuna di conoscere gente di merda, ma è anche il posto in cui ho incontrato persone bellissime, amiche, amici, interlocutori e interlocutrici che mi hanno fatta crescere e mi hanno regalat@ tanta ricchezza.
Conservatemi un posto nella vostra fila. Tornerò prima o poi, piena di storie da raccontare e di abbracci da ricambiare. Vi voglio bene. .:)
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Per quanto mi riguarda in ospedale ho iniziato a capire l’antispecismo: il corpo è carne e come tale verrà trattato (senza critica al personale medico).
Un abbraccio fortissimo! Le persone intelligenti e interiormente ricche creano dipendenza ed è difficile farne a meno quando si assentano. Non vedo l’ora di rileggerti. Nel frattempo in bocca al lupo per tutto.
Il corpo può essere un po’ “acciaccato”, ma lo spirito è sempre quello, per fortuna!
Ti aspettiamo 😉
ho letto solo le prime dieci righe ma devo scrivertelo: bentornata!
adesso leggo il resto…
Un abbraccio e, naturalmente, ti aspetto!!
Un abbraccio fortissimo! Torna presto in gamba, che mi mancano i tuoi interventi ;)!
ciao cara, un abbraccio forte.
Una carezza al tuo corpo, una alla tua ironia, una alla tua paura.
perbacco, avevo appena lasciato un messaggio sul blog del Fatto per esprimere la mia preoccupazione quando ho pensato di fare un controllo anche qui sul sito dove apprendo del ricovero…
Spero con tutto il cuore che si tratti di qualcosa di “semplice” e di veloce risoluzione aggiungendo che si sente la mancanza 🙂
A presto e augurissimi
Goccia