Sono un cliente di prostitute e non sono un mostro

La mia è una storia normale, come quella di tanti altri. Sono un uomo di 36 anni, ho un lavoro, non sono sposato e comunque non ho difficoltà a trovare una persona con cui condividere momenti intimi. La prima volta che andai con una prostituta per me fu come violare tutti i miei principi. Quelli che non ci vanno, per esempio, del “non averne bisogno” ne fanno un punto d’orgoglio. Sono gli uomini, per primi, per puro machismo, a porre uno stigma sugli uomini che vanno a puttane, perché andare a puttane sarebbe come essere un maschio inferiore, mancante di virilità, malato, comunque non adeguato ai loro standard. Questa è la favola che questi patriarchi si sono costruiti in testa, anche se poi sono più puttanieri loro di quanto non lo sia io. Sono sessisti, pagano una cena a una donna e pretendono sesso. La portano al cinema e poi pretendono sesso. Forse la sposano e la mantengono, perfino, e, comunque, pretendono sesso. Però essere puttanieri con un contratto socialmente riconosciuto fa di loro degli uomini migliori e invece quelli come me sono visti come maiali, pessimi, saremmo noi quelli che considerano le donne come merce.

Perciò capirai che la mia prima volta non fu semplice. Me ne vergognavo. Andare a prostitute era come essere meno uomo, un uomo sbagliato, secondo l’opinione dei tutori e protettori della carne delle donne, quelli che si sentono migliori dei magnaccia e comunque, con la scusa di tutelarle, cancellano la loro libertà di scelta, le rendono “oneste” in quanto mogli e madri, le incastrano nel ruolo di vittime e non le vedono mai per quello che sono realmente. Sono più maligni e giudicanti loro che io, per quel che mi riguarda, perché per me una prostituta è una persona degna di rispetto, che stabilisce un prezzo per il tempo che mi concede e lo fa in modo onesto. Non ci sono trucchi, manipolazioni, non mi prende per il culo, come è capitato a qualche mio amico usato da presunte “brave ragazze” che l’hanno girato e rigirato come volevano per estorcergli favori e regali per poi mollarlo senza pietà. Ne avevano diritto ma quel che io rimprovero a donne così è la mancanza di sincerità, quel tira e molla all’amico che tu sai bene che vuole scoparti e tu giochi con lui, fai finta di volergliela dare finché non ti paga la vacanza e poi gli dai il ben servito e lo fai perfino sentire un molestatore. Perché esistono uomini di merda ma esistono anche donne che usano la propria avvenenza e l’ascendente che hanno su uomini innamorati per prenderli davvero per il culo.

Una prostituta è una brava persona, forse ha una famiglia, svolge un lavoro con chiari accordi e nessuna manipolazione. Combatte per essere riconosciuta socialmente e nel frattempo deve sorbirsi i sermoni di quelli che dicono di volerla salvare e di quelle che le dicono che il piacere no, è veramente un’altra cosa e che il corpo è sacro e un servizio sessuale non puoi venderlo. Sono felicissime (si si, come no!), sessualmente parlando, quelle altre che vanno in giro a “liberare” le altre evangelizzandole sul giusto modo di condividere il sesso consensuale tra adulti. Il sesso si fa per amore e non per soldi e questo è quanto.

Fu la mia prima prostituta a insegnarmi che io non ero un uomo inferiore solo perché l’avevo scelta. Perché averla scelta faceva di me una persona coraggiosa, che andava oltre i luoghi comuni e gli stereotipi. Perché vedi, sono proprio questi stigmi su prostitute e clienti che, per esempio, così come mi diceva lei, fanno in modo che il cliente disprezza se stesso perché disprezza il fatto di andare a prostitute e allora capita che tanta frustrazione non giovi e che, talvolta, sia anche causa di maniere non decisamente gentili.

Prima di tutto bisogna vincere uno dei crucci culturali che gli uomini si portano addosso. Se una donna non si fa salvare da noi, se non si mostra come vittima finiamo per odiarla, perché ci toglie ruolo, perché non sappiamo addosso a chi sfogare il nostro paternalismo, quell’oscillare frequente tra tutore, cavaliere e carnefice. Perciò serve uno sforzo per guardare una donna accettandola per quello che è, qualunque cosa lei scelga di fare, guardandola come un soggetto autodeterminato e non come un oggetto delle nostre attenzioni. E’ lei che comanda. Lei che domina, lei che decide sul suo corpo. Ti dice quello che tu puoi fare con lei e a che prezzo. Non puoi andare oltre, non devi insistere e non c’è davvero niente di strano in tutto ciò.

La mia prima volta con una prostituta la trascorsi accarezzandole i piedi. Volevo fare solo questo. Volevo che lei mi concedesse le sue dita, la caviglia e che mi lasciasse contemplare la curva del suo polpaccio. Parlammo, in realtà, e lei non raccontò una di quelle storie patetiche che servono a fare sentire meglio i clienti. Mi disse anzi che a volte era il cliente a metterle in bocca parole, una visione diversa perché l’idea che lei fosse sfruttata o schiava di qualcuno li faceva sentire quasi un po’ più a posto con la loro coscienza. La vittima è eccitante, questo è il punto. A me disse altre cose, di scelte, viaggi e di quanto le piacesse il massaggio ai piedi.

La seconda volta tornai ancora da lei e le chiesi di accarezzarmi, lungo tutto il corpo. Volevo sentire le sue mani ovunque ma non avevo voglia di fare altro. Una lunga, interminabile, carezza. Mi sentivo veramente un idiota, perché, per esempio, non riuscivo a esibire quelle fantasie e quei desideri con altre donne. Non avevo incontrato quella con cui mi sentivo a mio agio, forse, non lo so, ma mi sentivo ridicolo, un po’ effeminato, quasi che fossero desideri poco virili, e anche di questi dubbi è fatto un cliente di prostitute.

Non so se sono tutti come me, probabilmente no, immagino che ce ne siano di pessimi e che non siano piacevoli da sopportare. Non nego che ci siano donne sfruttate ma non sono quelle alle quali mi sono rivolto io. Continuo a farlo ancora oggi. Mi piace. Sono le otto di sera, finisco il lavoro e poi vado a cena. Mi preparo con accuratezza. Faccio la barba, una doccia, metto abiti comodi e vado a incontrare una donna che per una cifra X fa sesso con me e poi mi accarezza, a lungo, e mi abbraccia come se io fossi la persona più importante di tutta la sua vita.

Dite: voi non paghereste per sentirvi così, almeno una volta ogni tanto?

Ps: è una storia vera. Grazie a chi me l’ha raccontata. 

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Comments

  1. “Mi piace. Sono le otto di sera, finisco il lavoro e poi vado a cena. Mi preparo con accuratezza. Faccio la barba, una doccia, metto abiti comodi e vado a incontrare una donna che per una cifra X fa sesso con me e poi mi accarezza, a lungo, e mi abbraccia come se io fossi la persona più importante di tutta la sua vita.”

    Non lo so’ eretica.

    Io sono uomo, con un rapporto con l’atto sessuale non nella norma, direi. Per motivi X non nutro verso questa pratica una grande stima. Ma mia personale. Mai e poi mai mi sogno di giudicare alcuno.

    Ed infatti ti leggo con molto interesse e spesso mi fa’ piacere essere solleticato dal modo in cui scrivi.

    Ma. Fatto salvo tutto e niente. E, quindi, senza salvare la sacra romana famiglia, i sacri romani pudori etc. etc. … senza salvare nulla… beh… questa frase ” mi abbraccia come se io fossi la persona più importante di tutta la sua vita.” mi ha messo un’infinita tristezza.

    Perche’ alla fine della fiera questo uomo ha pagato per farsi sentire importante.

    Non lo so’. Forse mi concentro troppo sul mio riflesso condizionato. Ma si puo’ necessitare di sentirsi importante a pagamento se si ha una vita piena ed entusiasta ? E con piena ed entusiasta non intendo un modello ma uno stato dell’anima.

    • Scusa Andrea, se hai sete che fai? Entri in un bar e chiedi un bicchiere di qualcosa, paghi e ti disseti. Ti senti per questo motivo una persona inferiore perche’ ci sono persone che possono stare senza bere piu’ a lungo di te, oppure perche’ altre preferiscono prepararsi il cocktail a casa?
      L’affetto e’ un bisogno. Il sesso e’ un bisogno. Anche il “voler serntirsi importanti” e’ un bisogno. Sono tutti bisogni che l’essere umano pensava di risolvere con l’amore… ma tanti uomini (cosi’ come tante donne) non hanno la possibilita’ di poterli soddisfare questi bisogni. Oppure ci sono dei momenti nella vita in cui non hanno voglia d’intrattenere relazioni serie con qualcuno che li soddisfi. Quindi che fai? Ti metti a criticare chi non e’ fortunato come te?
      Una prostituta fornisce le risposte a questi bisogni, e di cio’ la si deve solo ringraziare, anche se non lo fa gratuitamente. Esattamente come non e’ gratuita la bibita che bevi al bar.

      • Ma per carita’, Chiara. Io non critico nessuno! Lungi da me’ puntare il dito. Con la mia storia personale proprio non ne ho i titoli. E pure nel reparto “fortuna” la vedo male.

        In fondo notavo solo quello che hai scritto anche tu: ” ma tanti uomini (cosi’ come tante donne) non hanno la possibilita’ di poterli soddisfare questi bisogni”.

        Visto che anche io mi sento un po’ parte di questa categoria (anche se relativamente a bisogni differenti) mi e’ venuto naturale un moto di tristezza. Tutto qui’.

        Cerco di cambiare modo di porre la mia sensazione (che non e’ formata al punto da produrre un pensiero).

        Se io non sono fortunato. Non ho nessuno per cui io sia importante. E sono solo. Ed in piu’, non ho il becco di un quatrino. Che faccio visto che non posso nemmeno permettermi una prostituta ?

        E di questa gente ce ne sta’ molta. No? Da qui’ la mia tristezza.

        C’e’ critica anche cosi’?

        • Sinceramente non capisco perche’ soddisfare dei bisogni pagando faccia tristezza. Fintanto che qualcuno puo’ avere i soldi per farlo, non fa tristezza.
          Fa tristezza, invece, colui che i soldi non li ha (che appunto dicevi tu). Ma non e’ il caso del protagonista di questa storia.
          Ma, se non ho inteso male, a te faceva tristezza proprio l’atto in se’: pagare per sentirsi importante. Ma non e’ anche cio’ che fa anche chi si compra la Ferrari o passa le vacanze a Saint Moritz?.
          Pagare, comunque per soddisfare un bisogno; che cosa c’e’ di triste in tutto cio’? E in questo, tra una barista, oppure una parrucchiera, una commercialista, una farmacista, e una prostituta, non c’e’ alcuna differenza “morale”. Tutte lavorano soddisfando determinati bisogni e i loro clienti, chiunque siano, non fanno tristezza.
          Tuttavia mi pare di capire che il vero problema e’ il “sesso”. Sesso che non puo’ essere elargito in cambio di soldi, perche’ “per cultura” appartiene (gratis) a qualcuno per diritto. Qualcuno che (guarda caso) e’ sempre e’ un uomo, presente o futuro.

          • “Tuttavia mi pare di capire che il vero problema e’ il “sesso”. Sesso che non puo’ essere elargito in cambio di soldi, perche’ “per cultura” appartiene (gratis) a qualcuno per diritto”

            Chiara, grazie per la risposta!

            Ti assicuro che il sesso non e’ un problema! Il problema sono quelli che non si possono permettere niente. Ne’ prostituta. Ne’ amore. Ne’ compassione. Ne’ pieta’. Ne empatia. Ne’ Ferrari. Ne’ vacanze.

            Ma questi, hai ragione tu’, non sono i protagonisti del post.

            Verso il protagonista invece il mio rispetto e la mia comprensione. Nessunissimo giudizio. Ne’ per lui. Ne’ per la prostituta.

            Mi sa’ solo che questo post mi ha portato un attimino off-topic intrappolando i miei pensieri ed emozioni!

            Andrea

            • jackie brown says:

              Sai, io non ho avvertito un moto giudicante nel tuo accenno alla tristezza. Non mi è sembrata una tristezza squallida quella di cui parli, ma una tristezza positiva, che però appunto non ha a che fare con la prostituzione, ma con la condizione umana.

            • Anche io ho provato tristezza, perché la sensazione di sentirsi importanti per qualcuno non si può comprare. Ci si può solo illudersi di farlo.

  2. Forse, per come siamo abituati a pensare, “fa tristezza” il rapporto con una prostituta perché porta allo scoperto bisogni, non solo sessuali ma appunto anche emotivi, che le relazioni “standard” dissimulano, rendono accettabili. Forse ciò che le relazioni “standard” rendono accettabile e nascondono meglio, rispetto alle relazioni saltuarie più o meno a pagamento, è l’illusorietà della vicinanza fra persone, o almeno la sua fragilità. Forse (è tutto un forse…) può essere più autentico il rapporto con una prostituta, almeno un rapporto del tipo descritto, piuttosto che anni di matrimonio illusorio – ok, qua posso togliere il forse!

  3. io sono un cliente da anni, ovviamente bisogna fare attenzione che non ci sia sfruttamento, ma questo lo vedi parlandoci

  4. Bel post, condivido la visione della faccenda. Al di là dello sfruttamento che certamente esiste… Ma la visione offerta da Presa Diretta, univoca sul concetto di donna vittima, mi è insopportabile! Io stimo tantissimo Iacona ed il suo lavoro, ma non vedo perché proponga di legalizzare l’erba ma non faccia un cenno all’opportunità di normare anche la prostituzione…

  5. c’è differenza tra chi ti stringe perché per lei sei importante e chi ti stringe perché la paghi per farti sentire importante. Parecchia differenza. Per il resto, ho ancora la presunzione di pensare che se una persona viene a letto con me, non mi fa un favore, e non vedo perché debba pagarla. Ma questi son gusti, la prima cosa è un fatto.

  6. Un post molto interessante che approfondisce un aspetto meno noto dei frequentatori di prostitute. Non leggo tristezza nelle sue parole, capita che per essere ascoltati e capiti dobbiamo pagare dei professionisti (psicologo per esempio) perchè gli amici non bastano. Non vedo davvero niente di scabroso nel pagare una donna che ti dia attenzioni che cerchi e non riesci a trovare fra le donne che frequenti.

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