Riccardo Iacona ha dato il via a una serie di nuove puntate di Presa Diretta con due ore di sermone moralista d’inchiesta sulla prostituzione minorile, su quell’altra realizzata dalle donne più che maggiorenni, per concludere poi con un processo al porno, agli effetti devastanti che produrrebbe sulle persone e volgendo lo sguardo scandalizzato verso le donne adulte che consensualmente scelgono di vivere una sessualità vivace che viene bollata come “sesso bulimico”. Tra sesso bulimico e ninfomania non credo ci sia grande differenza. Di fondo credo che resista un pregiudizio e un giudizio paternalista per cui le donne “normali” dovrebbero fare sesso “non bulimico” e per “amore”. Non per soldi e non per il piacere di fare sesso in se’.
Senza mai coinvolgere né ricercatrici o ricercatori che si occupano di sex working, né le stesse prostitute, intendendole come soggetti e non oggetti “vittime” della sua trasmissione e del suo sguardo pietoso, a chi realizza i servizi sul tema della prostituzione non viene in mente di intervistare una prostituta, adulta, consapevole, né qualcuna che faccia parte dei sindacati delle prostitute che lottano per i loro diritti. Tutto quello che vedo in due ore di servizi e interviste è uno sguardo in stile Iene/Lucignolo, da voyeur un po’ prurigginosi, con tanto di dettagli morbosi e di sensazionalismi offerti al pubblico, e senza curarsi moltissimo della privacy delle persone coinvolte.
Vengono citati, ancora, con chiarezza, i nomi delle scuole frequentate dalle ragazze coinvolte nel giro delle baby squillo. Si interrogano, ovviamente, le compagne di istituto, si allarga l’inchiesta sul modello “gioventù bruciata” con ‘ste ragazzine rovinatepersempre e molto zoccole che tutto farebbero per una carica telefonica o una borsa firmata e che la danno via come niente. Lo sguardo indignato e preoccupato gira attorno alla perdita di valori e se non fosse che il titolo della trasmissione è “Presa Diretta” direi proprio di trovarmi di fronte a un programma condotto a metà tra Vespa e De Gregorio. Con la differenza che mentre lo sguardo moralista e giudicante si abbatte sulle ragazze, la loro sessualità, le loro scelte o le conseguenze di alcune loro azioni, ci si dà un po’ più da fare per raccontare come le donne siano tutte vittime e i clienti, invece, tutti dei gran maiali.
In primo piano – schedati – le foto degli accusati, includendo la descrizione e filmati per farci sapere dove abitano, poi si simulano disponibilità e adescamento con annunci fasulli per richiamare l’attenzione di varia umanità maschile disposta a pagare sesso anche a una sedicenne, poi c’è l’infiltrato che raccatta informazioni tra clienti di bordelli austriaci, brasiliani o thailandesi e l’inchiesta, immancabilmente dal taglio neocolonialista, l’uomo bianco, occidentale, che indaga sulle schiavitù delle donne altrove, continua a volgere sul piano morale con domande banali tipo “vai con una escort anche se hai la fidanzata? stai per sposarti e vuoi andare con una prostituta?” e via di questo passo.
Quello che si vede è lo sguardo, paternalista, di un uomo su altri uomini, molti dei quali giovani e lontani dagli stereotipi, nei confronti dei quali rivolge un giudizio severo, ricordandogli che le donne vanno trattate diversamente e che quella maialitudine non è approvata dal consesso umano. Condivido, solo in parte, perché manca la politicizzazione del contesto che a mio avviso sarebbe stata di gran lunga più interessante, il giudizio sui puttanieri ma la negazione di soggettività delle donne coinvolte è abbastanza difficile da digerire. Implica una totale inconsapevolezza del tema trattato. Implica una visione da prete in fase di recupero delle puttane da redimere per restituirle a vite diverse, forse a fare le badanti, lavori onesti, insomma. Implica, come prevedevo dalle prime battute, uno scivolamento che inevitabilmente tocca tutte le sfere della sessualità e della gestione autodeterminata delle donne. Non va bene mostrare il corpo nudo su siti e chat, neanche se sei maggiorenne. Bisogna avere più amore per se stesse e avere più rispetto senza dimenticarsi della propria dignità. E’ l’abc abolizionista e antiporno raccontato con gli occhi maschili, il che è anche peggio, che dopo aver scoperto che “anche le donne guardano porno” (ommioddio!) interroga il sessuologo che dice che chi vede porno poi non cresce bene, e tanto più veicolano questi contenuti tanto più la gente, ovviamente, non coglie, perché di gente che guarda i porno io ne conosco tanta e la loro sessualità non mi pare abbia assolutamente problemi. Chi ha problemi li ha perché li ha e non perché il video trasforma un uomo sessualmente perfetto in un idiota anaffettivo che rimbalza sul suo pene eiaculando a spruzzo su chiunque respiri.
Poi c’è l’intervistona, fatta da una donna a un’altra donna che ha commesso il grave peccato di aver fatto sesso extraconiugale con tanti uomini beccati in chat. Brutta cosa. E’ pure pericoloso ed è “sesso bulimico”. Come fa, in effetti, una post quarantenne, moglie e madre, in cerca di altri cazzi disponibili? Perché mai una donna dovrebbe voler esplorare per godere, dopo essere stata solo con un paio di uomini in vita sua, mettendosi in gioco e provando piacere per questo? Perché è un po’ malata, sembrerebbe venir fuori dal programma, perché la sessualità, dalle adolescenti in su’, sarebbe gestita un po’ in modalità “usa e getta”, perché vorrebbero insegnarci che il sesso si fa solo per amore, forse anche a scopo riproduttivo, chissà, e comunque la seduzione deve percorrere sentieri in stile canonico.
Come è possibile che una ragazza interrogata dal magistrato dica che “sembra grave ma a me non pare così grave“? Come è possibile che le fanciulle non percepiscano la puttanaggine che gli cresce dentro mentre espongono un culo sui social network. Come è possibile che siano cresciute così sdisonorate e che pensino a voler fare soldi attraverso la vendita di foto o di servizi sessuali? Ma, ancora di più, come è possibile che le donne, anche quelle adulte, dedichino al sesso una attenzione così lontana dai cliché romanticheggianti che, se assenti, lascerebbero disoccupati i cavalieri in stile medioevale?
Io trovo grave che in una trasmissione del genere le uniche risposte a queste domande siano date da uno sguardo moralista, scandalizzato e paternalista. Trovo grave che ci sia, di fondo, lo stesso grammo di colpevolizzazione, un grammo per ogni immagine, nei confronti della sessualità femminile, che trovi in altri programmi di quart’ordine e trovo grave che non ci sia una analisi che ragioni di sessualità maschile che vada oltre la demonizzazione, i luoghi comuni e che tenti davvero di offrire alternative e ragionamenti costruttivi. Invece no. Quello che ho visto è uno sguardo di superficie che mi ha lasciata veramente delusa e in qualche modo offesa. Soprattutto nell’ultima parte.
C’è stato un periodo della mia vita in cui scopavo parecchio, con più persone a settimana, non era bulimia, non ero ninfomane, non avevo impegni né relazioni, non me ne fregava nulla, e mi piaceva farlo. Se avessi incontrato qualcuno a dirmi “ma non credi di buttarti via?” o una delle frasi ad effetto che erano sottintese nel programma di Iacona, devo dire che mi sarei fatta una grande risata. D’altro canto non capisco chi abbia il diritto di prescrivere una “giusta” dose di sesso a chi vuole farne di più. Per il resto: sono sempre più convinta che di questioni che riguardano le donne, inclusa la prostituzione, debbano parlare le donne, anche scazzandosi tra loro, ma senza dover subire questi sermoni paternalisti che sovradeterminano i saperi che le donne mettono in condivisione, che riducono le donne a soggetti deboli e passivi e che ignorano ed escludono quelle che di questi temi hanno ragionato in modo ben diverso e consapevole. Lea Melandri rimanda, anche lei molto delusa, al libro di Giorgia Serughetti o a quello di Paola Tabet. Io vi ricordo, per esempio, anche quello di Giulia Garofalo Geymonat.
E per il resto trovate su questo blog tanti post che parlano di babysquillo, sex working, porno.
Ps: quanta audience porta parlare, osservando il mondo con telecamere nascoste, di adolescenti, minorenni, prostitute e sessualità?

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Se almeno simili “inchieste” avessero intenzioni genuine…
Invece nel 99% dei casi si tratta solo di solleticare un pubblico “borghesuccio” a caccia di facili emozioni con le chiappe adagiate sul divano di casa.
Non ne usciremo più. Stasera sono pessimista. Spero domani mi passi.