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Modelli estetici dominanti e critica alla chirurgia plastica

http://www.youtube.com/watch?v=q_QJ2_KoH9Y

Si tratta di un cortometraggio di Frédéric Doazan che si inserisce nella critica dei modelli estetici dominanti. Un po’ moralista, secondo me, soprattutto quando stabilisce che una donna, pur di restare bella, aderendo a quel modello, rinuncia perfino a un feto, e per quanto la critica sia efficace la trovo giudicante nei confronti di chi sceglie di ricorrere alla chirurgia estetica. La critica alla chirurgia estetica si trova anche in vari capitoli delle critiche sulla gestione rispettosa del Corpo delle Donne, e per quanto sia vero che esiste un business estetico, trovo che si sia insinuata, nella critica femminista, una estremizzazione, che divide le stesse donne in “vere” e “rifatte” e che, seguendo un filone un tantino radical transofobo, esclude le trans dalle donne biologiche.

Il punto è che, al di là del fatto che esista un modello dominante o meno, e su questo non c’è dubbio, non è facendo la morale alle donne che si risolve il problema. Diversa è la critica rivolta a photoshoppisti, creativi pubblicitari, grafici e quanti, sui media, realizzano un immaginario che prevarica la stessa libera scelta delle donne. Ci sono quelle che vogliono rifarsi il naso, e quelle che no, quelle che vogliono una tetta diversa da quella che hanno o che si sentono meglio con un corpo trattato chirurgicamente. Posso non scegliere questa cosa, o non avere i soldi per farlo, ma non giudico chi lo fa, non mi sento più vera di quanto non lo siano loro né penso che le donne che usano la chirurgia estetica finiscono, come accennerebbe il video, per farsi perfino liposungere e pinkizzare il cervello. Rifatta non coincide con “oca”, ecco. Non so. Ditemi che ne pensate.

12 pensieri su “Modelli estetici dominanti e critica alla chirurgia plastica”

  1. Credo che la critica alla chirurgia estetica, come tutto il resto del video, sia tale (cioè critica) in quanto inserita in un frame di eterodirezione da parte dell’occhio maschile che informa i canoni estetici (e non solo)… questo mi sembra il problema sollevato, non tanto la scelta di sottoporsi liberamente a procedure medico-chirurgiche. Se si parla in senso assoluto, invece, son più che d’accordo con lei. Per quanto riguarda l’intervento neurochirurgico, anche qui: è più un’infiltrazione surrettizia di pinkwashing, a me pare…

  2. Per quanto riguarda la radical transfobia: il corpo prodotto discorsivamente dal maschio-bianco-etcetc è giocoforza femminile canonico, e non contempla alternative se non per definire la canonicità… motivo per cui mi par che ci sia più l’intento di rappresentare la comune percezione “fallogocentricamente in-formata” (se non cito male) che la volontà di escludere dalla narrazione alcune alterità inseribili in contesto transfemminista, da parte dell’autore…

  3. Ma siamo sicuri che il modello sia normato dalla libido media dei maschi eterosessuali e non sia invece un mero costrutto sociale a cui in fondo aderiscono (magari molto svogliatamente) gli stessi maschi eterosessuali?

  4. Vabè che poi una persona che si rifaccia sia considerata superficiale in quanto tale si commenta da sé insomma.
    Anche la paternale sulla donna che se si rifà sicuramente abortisce… aiuto.

  5. La critica va bene ma il video non mi piace per come è impostato, lo trovo stigmatizzante e un po’ snob, sembra far passare il messaggio : la donna che ricorre alla chirurgia estetica è un’oca senza cervello. Prima di tutto non sono solo le donne a essere schiave dei modelli estetici dominanti, visto che molti uomini si fanno installare protesi di silicone nei polpacci o si fanno rifare la mandibola e poi, come dici tu, sono scelte. E io non mi sento di giudicarle. A me personalmente le protesi di silicone fanno impressione, mi agghiaccia solo l’idea di tenere sotto la pelle e sotto i muscoli uno di quei cosi mollicci, e mi terrorizzano le iniezioni sottocutanee di botulino, non mi ci sottoporrei mai, ma è pur vero che io non ho mai avuto complessi riguardo al mio corpo, mi piace e i miei cali di autostima non sono legati alla percezione estetica. Ormai ho fatto l’abitudine al mio viso maturo mi piace ciò che vedo allo specchio quando mi guardo, anche se non ho certo vent’anni ( e neanche trenta). Però ci sono persone che non accettano di sfiorire, che si sentono vecchie se vengono abbandonate dal compagno per una donna più giovane, che credono che la loro vita sarebbe diversa con un naso nuovo e se la chirurgia può farle sentire meglio perché giudicarle? Certe volte un intervento estetico può rispondere a esigenze più profonde e non necessariamente a un bisogno indotto. Detto questo quel che conta è la salute, sarò banale se rimanessi sotto i ferri per essermi volontariamente sottoposta a un intervento inutile….mi incazzerei con me stessa per l’eternità.

  6. Anche a me sembra più un racconto di come cambia il canone secondo un certo punto di vista, non a caso è un atlante, e la donna viene operata come se subisse, togli questo metti quello. Il punto del feto boh, sembra più una specie di presagio di morte, l’ultimo elemento vitale che restava, prima della morte effettiva, o anche l’unico elemento che ancora la differenziava da una barbie.

  7. Il punto nodale non mi sembra “quale sia la Realtà” (domanda assurda che produce solitamente risposte idiote, letteralmente), ma quale invece lo standpoint che l’autore del video vuole fare proprio nella rappresentazione (certo uno tra molti, ma non minoritario); il video mette in luce alcuni aspetti del dispositivo di potere e ne evidenzia metaforicamente gli effetti sui corpi reali. Credo che altre inferenze (nel senso di “che superino questo frame interpretativo”) siano difficili da produrre, a partire dai dati a disposizione – il video – …
    Sul punto che mi ha suscitato le maggiori perplessità, quello della rappresentazione-della-asportazione-transaddominale-di-prodotto-del-concepimento (ancora non sono convinto che l’autore abbia voluto raffigurare un parto cesareo, dal momento che poi la mano con il bisturi getta il neonato; ma se si trattasse di una IG, la rappresentazione sarebbe inesatta… quindi boh, mi affido alle interpretazioni altrui), riporto quanto scritto su altro medium da “Un altro genere di comunicazione”, che almeno garantisce la coerenza di lettura interna: “Più che un feto quello che viene estratto pare un neonato, quindi riconducibile al parto e non all’interruzione di gravidanza. Anche qui non si percepisce una colpevolizzazione nei confronti della singola scelta (cesareo per qualsivoglia motivo ecc.), ma probabilmente si riferisce al fatto che una donna deve essere perfetta, sessualmente appetente e magra anche nel momento della gravidanza […] Per la società dobbiamo anche procreare e lo dobbiamo fare in un certo modo, ovvero mantenendo un certo “contegno estetico” […] I nostri corpi sono deumanizzati, siamo “macchine” per la procreazione e l’appetibilità. E le cose spesso devono coesistere, è quello che continuano a propinarci a livello mediatico […] Nel taglia e cuci ci stanno anche i figli”.
    La mia personale analisi, questo detto, si conclude…

    1. non concordo con questa analisi. il parto non c’entra nulla. secondo me è un grave errore di interpretazione. la necessità, da parte di quel blog, di insistere sul dato che non ci sarebbe colpevolizzazione nei confronti delle donne non può comunque negare perfino l’evidenza. quello spezzone di video riprende uno stereotipo sessista bello e buono. allude al fatto che ci sarebbero quelle che abortiscono per restare snelle perché la gravidanza rovina il corpo, ingrassa, ti fa venire le smagliature, la cellulite e un botto di altre cose. questo lo stereotipo che fa anche da argomentazioni antiabortiste. se c’è chi non vede questa cosa e apprezza la parte critica senza rilevare l’accento fortemente sessista e il pregiudizio contro le donne che curano il corpo, c’è anche chi non può fare a meno di guardare il video per intero includendo anche queste parentesi di pessimo gusto.

      1. Per me, l’unica parte discutibile è quella, come ho già fatto notare; che però si presta ad interpretazioni, a causa di una (voluta? non ho gli elementi per dirlo) ambiguità rappresentativa: da un lato, la fine che viene fatta fare al prodotto del concepimento (altra scelta registica discutibile?), dall’altro l’errata messa in scena di una procedura di interruzione di gravidanza (non proprio frequente, il cesareo in elezione per questo fine, potendo indurre farmacologicamente un travaglio di parto, qualora sia troppo tardi per un trattamento ormonale, un’isterosuzione e/o una revisione della cavità uterina; e considerato l’avanzato stato della gravidanza raffigurata, che si tratti di IG “elettiva” mi sembra ancora più improbabile).
        Per il resto, il frame secondo me rimane quello dell’eterodirezione: non a caso, il titolo è “supervenus” e la chiusa vede la neo-veneredimilo postmoderna quale canonico e marcio prodotto dello sguardo maschile che informa la realtà della donna. E’ pieno di stereotipi sessisti, concordo, ma la finalità mi sembra antifrastica… non è nemmeno posta in essere la possibilità di una scelta da parte della donna, perché qui è l’uomo a costruire e a normare integralmente un ideale anatomico e di pensiero. Violenza, piuttosto che biopolitica, metanarrazione piuttosto che narrazione di realtà.
        Non voglio difendere il video a tutti i costi, alla meglio impostarne una critica analitica… ma la sua argomentazione mi sembra debole, se calata nel contesto, per quanto sacrosanta in linea di principio.
        [mi scuso per i tecnicismi, che possono essere facilmente inscrivibili nel contesto della pornografia ospedaliera di cui lei qualche post addietro – ancor più perché sono di sesso maschile -, ma per amor di chiarezza… disposto a modificare anche sostanzialmente i toni del post, se risultassero offensivi per qualcun@]

  8. Ho polarizzato la dialettica nel binomio uomo-donna; chiaro che parlavo di “fallogocentrismo” senza riguardo alcuno per il genere dei suoi alfier*

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