Mamma con figlia. In conversazione con la bottegaia. Come stai, come non stai, la famiglia tutto bene, che bella questa figlia, è cresciuta bene, chissà quanti corteggiatori che ha, con una faccia così potrebbe diventare famosa. La madre ha un moto di stizza e comincia a parlare ad alta voce. Mia figlia non farà mai niente di cui potrà vergognarsi. E’ una brava ragazza. La stiamo facendo studiare e poi, quando sarà più grande, sposerà un bel giovane, di buona famiglia, che se Dio vuole, le farà fare una vita agiata e serena. Non come quella che ho fatto io. Una vita sacrificata, sempre a elemosinare soldi nonostante la fatica. Lo vede questo vestito che ha indosso mia figlia? Gliel’ho fatto fare dalla sarta perché lei deve “comparire“. Perché l’immagine è tutto. Mia figlia deve andare sempre ben vestita, pettinata e curata e quando sarà troverà un buon partito e sarà felice.
La figlia prova a dire un paio di cose ma viene quasi subito interrotta. Diceva qualcosa come “vorrei… università”. la madre, però, imperterrita, ci tiene a dire che la figlia studierà e lavorerà se lo vuole ma se trova un buon partito è meglio. Deve sfruttare la bellezza che ha ereditato e ha fatto male lei, la madre, a non averla sfruttata a suo tempo e a sposarsi uno spiantato, per quanto ne fosse molto innamorata.
In tutta la discussione nessuno si accorge che il figlio della bottegaia lancia sguardi eloquenti in direzione della ragazza e che lei, in qualche modo, ricambia. Perché la cosa che più è difficile fare, quando c’è da obbedire a genitori che hanno programmato la tua vita, è non farsi “sciupare” dal proprio desiderio di essere stropicciata da uno che risponde al vostro desiderio. E parlo di desiderio e non di amore. La pelle è pelle e gli ormoni sono ormoni, e se questa ragazza, tanto carina, volesse scopare con uno spiantato, di fatto, mamma o non mamma, nessuno potrebbe impedirglielo.
Allora la mamma, ritenendo di dover dare una più approfondita spiegazione, dice che di sicuro la figlia può avere tutti i ragazzini che vuole, purché non resti incinta, perché tanto, poi, al primo posto dovrà mettere lo studio e quell’affare del matrimonio con il buon partito. Così il figlio della bottegaia è sistemato. Se anche avesse intenzioni diverse sa già che la potenziale suocera è contro.
Allora, solitamente, queste vicende vanno così: o la figlia si intestardisce e dalla contrapposizione con la genitrice nasce la pretesa di fare diventare amore una roba di sesso, così mettono la genitrice di fronte al fatto compiuto, ovvero ci può essere la notte d’amore, che una volta era la fuitina, e oggi è semplicemente la stronzata che fai quando decidi che se sei incinta e aspetti un figlio la tua famiglia non può più opporsi a niente. Sicchè immaginate il disastro successivo, matrimoni che vanno all’aria, figli contesi, lacrime e sangue. Oppure la figlia decide che scopa con chi vuole ma a prescindere dal fatto che incontri o meno un “buon partito”, continuerà a studiare e un bel giorno emigrerà per non subire più la madre e per andare a lavorare e provare a fare una carriera, precaria, per poi dover tornare a casa a 38/40 anni, a sentire la madre che le dirà “te l’avevo detto, io”.
Sia nella prima che nella seconda versione dei fatti il ritorno a casa sembrerebbe scontato. Allora, forse, servirebbe una alternativa. Dato che di figlie che fuggono alle “preoccupazioni” materne, o paterne, ce ne sono tante, perché non decidere di prevenire l’inevitabile ritorno costruendo un punto di riferimento per le precarie che non vogliono tornare indietro? Lo chiamerete il luogo dei ritorni, lo spazio del “te l’avevo detto”, la comune delle ovaie rotte, qualcosa che ricordi vagamente che in questo tempo sconfortante qualunque sia la scelta che una persona fa, a meno di non beccare un colpo di culo o i risultati di una mossa davvero intraprendente, non potrà fare a meno di cadere e rialzarsi, qualche volta, E sarà a quel punto che si capirà, guardando una trasmissione in tv con ragazze seminude che scalciano al ritmo di musiche idiote, che quelle ragazze sono tanto più furbe, perché metteranno da parte un po’ di soldi, se ne fregheranno di serbare la bravitudine verginale per un buon partito qualunque, e poi, forse, a 40 anni, passeranno la loro vita a campare di rendita facendo strapagate ospitate in tv, per raccontare cose sceme e parlare con finta competenza dei cazzi altrui.
Non so se la ragazza pensa a tutto questo o meno ma alla fine della discussione chiede le chiavi di casa alla madre e dice soltanto: se hai voglia di chiacchierare tu resta, io ho da fare.
Che ingrate, queste figlie d’oggi, eh?
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“Trova un buon partito!”.
E spesso queste stesse “mamme”, tanto ansiose di vendere bene la figlia, sono in prima linea a sbraitare contro la “mercificazione delle donne” (nella loro testa, le attività delle sex-workers)