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No allo stigma sulla depressione: chi uccide lo fa per altre ragioni!

Ciao, ti scrivo dopo aver letto il post scriptum di questo tuo articolo. Hai ragione. Il fatto che venga usata la depressione come scusa per giustificare tanti delitti produce un danno alle persone depresse. E’ uno stigma che pesa sulla nostra testa, mentre tutti ci guardano come fossimo potenziali assassini. La depressione provoca, a volte, dei problemi con l’umore e se una persona è già violenta allora può anche reagire con violenza, ma la violenza sta a monte. Secondo me non arriva per via della depressione. Ci sono sempre fattori culturali, ambientali, l’educazione ricevuta, che contribuiscono a fare di te quello/a che sei. Liquidare certi assassini semplicemente come depressi significa che non approfondiranno sulle cause vere dei delitti e allora mi sembra tutto inutile. La depressione diventa solo un altro alibi.

Io ho un marito, due figli, e mi sono ammalata di depressione senza rendermene conto. La malattia mi ha resa incapace di vivere, progettare, dare alla mia famiglia l’aiuto necessario. Ho trascorso ore a guardare la televisione e altrettante ore su facebook a lasciare commenti sciocchi. Dicevo a me stessa che quello era il mio tempo di socializzazione, e nel frattempo evitavo di uscire e di vedere o parlare con persone reali. I miei figli cominciarono a rivolgersi maggiormente al padre per le loro necessità. Mia suocera ne ha approfittato per dimostrare che una vera donna non cede mai allo sconforto e ha cominciato ad appropriarsi di casa mia, cucinando, rassettando, mentre io diventavo semplicemente “la depressa”. E viene meno l’interesse per le cose, tutto comincia a scivolarti addosso e allora puoi immaginare che senza di te il mondo starà meglio, che non sei necessaria a nessuno, e qualche volta, si, pensi al suicidio, cominci a elaborarlo, anche se lucidamente pensi alle implicazioni. Allora pensi che i figli ne soffrirebbero e tuo marito non se lo merita, e ti trascini giorno dopo giorno vivendo solo per gli altri, dando loro l’impressione che stai un po’ meglio. Un giorno un piccolo sorriso, il giorno dopo un abbraccio. E in fondo lo sai che sei ancora viva, stai ancora lì, nascosta da qualche parte, anche se la parte vitale di te non riesce a uscire fuori. Le ore più atroci io le ho vissute di notte, perché a volte la depressione produce insonnia. Si dorme poco e male e poi si resta rincoglionite tutto il giorno. E poi c’è la maniera in cui il mondo attorno a te reagisce. Vorrei dire che sono tutti brutti e cattivi ma non è così. Esistono le persone che vorrebbero eliminare la depressione, in special modo nelle donne, per restituirti ai tuoi compiti di cura, ma poi ci sono le persone che ti amano e vogliono solo che tu esista. Vedi i figli e tuo marito a dimostrarti affetto in modi che neppure sai apprezzare.

Vorrei dire che queste osservazioni può farle una persona depressa, perché essere depresse non significa essere idiote. C’è che non hai la forza di andare avanti e che a volte rispondi male, certo, ma di ammazzare qualcuno io non ho mai avuto proprio voglia. Casomai, come dicevo prima, tra mille sensi di colpa e la vergogna che provavo, l’idea era quella di togliermi di torno per togliere un peso a persone che avrebbero vissuto meglio senza di me. Pensavo che mio marito e i miei figli avrebbero potuto vivere meglio con qualcun altro/a. Ma nel momento stesso in cui lo pensavo mi rendevo conto del fatto che mi stavo sostituendo a loro. Mio marito mi ama, i miei figli pure. Non sono io a decidere con chi dovranno stare. E l’idea del martirio, il sacrificio estremo, per farli felici, mi sembrava perfino ridicola.

Un giorno, poi, ho semplicemente detto basta, sono andata a chiedere aiuto e l’ho ricevuto. Ho incontrato altre persone come me che arrivavano dal medico distrutte e ne uscivano rinate. Pur avendo molti pregiudizi nei confronti dei farmaci ho accettato di prendere piccole dosi di antidepressivi e non è vero affatto che producono allucinazioni o che possono addirittura spingere una persona a uccidere così come si è detto per il tizio che ha ammazzato la donna ucraina. Un bravo medico ti prescrive la giusta dose di farmaci che per un periodo, breve o lungo, ma non infinito, ti permettono di riappropriarti della tua vita, di rimettere a posto le tue cose e di tornare a respirare e vivere. Ai farmaci si accosta sempre una psicoterapia e questa cosa la passa la mutua, non è affatto dispendiosa e si trovano medici bravi che nonostante tante difficoltà fanno del loro meglio per rendere migliore la vita a tante persone in difficoltà.

Non possono darti un lavoro se non ce l’hai. Non possono rendere migliore il tuo matrimonio se è pessimo (ma non è il mio caso). Non è magia e non possono sistemare tutta la tua vita, però provano a metterti in condizione di affrontarla. Se dunque una persona depressa viene curata: quando e come può venirle in mente di uccidere qualcuno? Chi sono queste persone depresse che proprio a causa della “depressione” uccidono mogli, figli, figlie, parenti? Non è forse che c’è chi pensa che il proprio stare male li autorizzi a fare cose che comunque farebbero? E’ come dire che uno che ha bevuto ha fatto una cosa che da sobrio non farebbe. Io qualche volta mi sono ubriacata ma non mi è mai venuto in mente di fare cose diverse da quelle che avrei fatto da sobria. O come quelli che dicono che sono le droghe a provocare la violenza e lì c’entra l’atteggiamento forcaiolo e medioevale di una certa destra. Da giovane ho fumato canne e al più mangiavo troppo per compensare la fame chimica, e ridevo. Perciò bisogna distinguere, forse, tra droghe e droghe e anche tra persone e persone.

Ecco, questo è quello che volevo dire. Perché da quello che si legge sui media il futuro destinato alle persone depresse sarà la reclusione preventiva. Ci inviteranno a suicidarci in massa o ci rinchiuderanno tutti/e in nuovi manicomi perché da noi viene il male assoluto?

F.

Ps: è una lettera che ho riscritto dopo lunga discussione con una donna che mi ha raccontato la sua storia (vera) e che voleva esprimere la sua opinione.

3 pensieri su “No allo stigma sulla depressione: chi uccide lo fa per altre ragioni!”

  1. credo una cosa. Complimenti innanzitutto per la testimonianza e del fatto che la depressione non è una malattia che scema le funzioni cognitive a tal punto da rendere automi assassini. anzi. è una patologia, credo, che riguardi solo e soltanto la persona che ne è affetta, che infatti ha come conseguenza l’autoisolamento, pensieri suicidi, un senso di colpa nei confronti degli altri.
    credo però che il sangue sparso in questi giorni e di cui i giornali si sono riempiti le fauci, sia dovuto ad atti emulativi, non a depressione. non a caso la rumena sgozzata capita a fagiolo subito dopo la decapitazione del giornalista americano. o l’uccisione del figlio nei pressi di bergamo avviene a distanza di quella notizia in cui il padre uccide la figlioletta di due anni perchè piangeva. emulazione, autoimpressione che ciò che si fa sia la cosa giusta e la depressione diventa solo una giustificazione, per nascondere la realtà, cioè che si è in presenza di esseri plasmati dai mass media.
    non mi dilungo, ma mi auguro una cosa. che finalmente si capisca che la violenza in tv smetta di essere un modo per fare audiance e diventi un tabù, ad appannaggio della salvaguardia di altri valori più importanti.

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