Antiautoritarismo, Autodeterminazione, R-Esistenze, Recensioni

La divergente

La storia di questo film è tratta dal primo libro (Divergent) della trilogia scritta da una giovanissima Veronica Roth. Ce ne sono altri due dai quali, penso, verranno fuori altrettanti sequel, Insurgent e Allegiant. Libro e film sono pensati per ragazzi e anche la narrazione, in effetti, basa la trama su una storia che coinvolge persone poco più che adolescenti. Ma se togliete di mezzo i tratti melensi e le spettacolarizzazioni, che fanno tanto avventura buona per i liceali, troverete una storia che conferma come tante donne siano sempre più propense a raccontare il proprio punto di vista prendendo in prestito la bella lezione che viene dalla fantascienza, dal fantasy, dai mondi altri che noi non possiamo ancora immaginare.

C’è una società divisa in cinque fazioni: i pacifici, che si occupano di cura e di terreni, un po’ in stile hippie, i candidi, che rappresentano la giustizia e l’ordine, gli eruditi, che sono quelli che coltivano la conoscenza, il sapere, e che perseguono le scoperte scientifiche, gli abneganti, al governo della città perché ritenuti altruisti e quindi molto affidabili, con uno stile di vita che ricalca molto quello dei mormoni, e infine ci sono gli intrepidi, forti, coraggiosi e scattanti, addestrati militarmente fin da piccoli alla sorveglianza e alla protezione delle mura della città perché là fuori pare ci sia un grande pericolo, una società ingestibile.

La protagonista della storia, Beatrice, è un’abnegante che al test che precede il giorno della scelta, per capire in quale fazione avrebbe dovuto accedere alla formazione, ha dato un risultato equivoco. Quelle come lei sono chiamate “divergenti”, non sono adatte al branco, hanno senso critico, sono altruiste ma anche forti, sono abneganti ma anche erudite e intrepide, sono molte cose e, soprattutto, cosa ritenuta pericolosissima, ragionano con la propria testa.

Nel mondo delle cinque fazioni si dà la caccia ai e alle divergenti per ucciderli, perché non obbediscono, non sono controllabili, non si adeguano alle imposizioni dei branchi, perché seguono una propria morale e in una società in cui si vuole obbligare chiunque all’obbedienza cieca, in un contesto in cui si dice perfino che la fazione viene prima del sangue e che all’ordine impartito dal capofazione bisognerà obbedire senza discutere, una divergente è pericolosissima.

Beatrice viene costretta a nascondere il suo risultato per non rischiare di morire. A lungo dovrà adattarsi a vivere in una fazione facendo finta di aderire in ogni modo ai principi da essa impartita, deve provare a essere invisibile più che può anche se la sua personalità la porta naturalmente ad emergere. Lei è brillante, non ha solo muscoli ma pensa e porta con se’ dei valori che non dimentica e, cosa più importante, mette in discussione ciò che i capi vorrebbero farle fare senza darle alcuna spiegazione logica.

Finché accade che gli Eruditi, dopo aver diffuso una costante propaganda per togliere legittimità agli abneganti, chiamandoli ladri, violenti, attribuendo loro tutte le nefandezze possibili, non organizzano un colpo di stato per togliere agli abneganti la guida del governo. Gli Eruditi usano così un siero che toglie a tutti gli intrepidi la volontà di decidere e viene dato loro l’ordine di uccidere gli abneganti e giustiziarli tutti. E’ lì che i/le divergenti, amanti di quella libertà di scelta tanto temuta dagli eruditi, dimostrano che su di loro il siero non fa effetto e così si forma un piccolo nucleo di ribelli… e la storia continua.

Il film è una sintesi, per forza di cose, di quel che sta nel libro, ma in quella 500 pagine la Roth ha descritto, in modo molto semplice, moltissime dinamiche di gruppo, la competizione, gli atteggiamenti distruttivi, la corsa ambiziosa verso il potere e la complessità degli umani, giacché non c’è gruppo che non abbia in se’ una nota di fascino ma anche qualcosa di inevitabilmente negativo. Lei parla di azione, reazione, bullismo, perfidia, scontro tra diversi, paure, deboli che diventano violenti e forti che vogliono primeggiare e poi parla dell’ambizione, fanatica, di chi teme l’autonomia intellettuale e il dissenso e vorrebbe annientare la possibilità di scegliere liberamente per le persone alle quali si vorrà imporre la propria visione morale.

In piccolo, se volete, l’ho trovata una metafora delle storie di cui racconto e leggo tutti i giorni. C’è tanto di vero in quello che dice. Perciò, se avete tempo e voglia, dicendovi che non è Philip K Dick o Orwell ma una storia un po’ più semplice, leggetela. Io, tra un day hospital e l’altro, vado a leggermi anche gli altri due suoi libri.

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