Per me non è affatto una sorpresa leggere che mentre mi assentavo dal web stava accadendo quello che accade sempre. La società “innocente” si erge su tutto e tutti per delimitare spazi e dire chi può vivere o morire, pollice su o pollice giù. Gente alienata e facebook dipendente che avrà mille scheletri nell’armadio, che ha sicuramente fatto nella vita qualcosa di cui non va fier@, che stabilisce chi deve fare cosa, non secondo le leggi che determinano l’andamento della giustizia ma secondo la morale comune, quella del popolo, la stessa morale che può impiccare qualcuno sulla base di un sospetto o può rovinare la reputazione di una persona e non lasciarla in pace mai più soltanto perché non la pensa come noi. E’ il popolo dei linciatori e delle linciatrici morali, Savonarola dei nostri tempi, per cui il mondo va ripulito da esempi di imperfezione e di presunta o reale immoralità perché loro sono i giusti, i migliori, i puri.
La società linciante, questa Armata del Bene dalle pulsioni forcaiole, si esprime sempre allo stesso modo. C’è una persona che secondo la logica comune meriterebbe tutto il biasimo per le sue eventuali azioni e dunque ci si sente in diritto di mortificare, offendere, sfogare tutta la rabbia e la frustrazione data dalle vostre miserabili vite. E se qualcuno fa notare che il linciaggio non va bene, perché in una società civile sono i giudici che giudicano, nei tribunali, per qualunque cosa, ma non per questo si può torturare una persona, in eterno, con questo volgare registro pubblico che sono diventati i media e il web, con sputi e il sopracciglio indignato delle personcine per bene che giammai commetterebbero cattiverie, se dici che questo non va bene se la prendono anche con te.
La maggior parte delle persone che sfoga umori malsani e cattiverie si nasconde dietro motivazioni nobili. Così pensano che la tortura, l’inciviltà, il giustizialismo, sono giustificati, così come lo erano per l’inquisitore d’altri tempi, e per davvero non capisco come si possa tollerare un mondo in cui oramai è all’indice non solo chi subisce un giudizio morale ma anche chi si frappone tra lapidatori e lapidati, perché chi tira pietre, badate bene, non smette affatto, non smette mai. Chi tira pietre semplicemente cambia direzione. Le tira su di te che stai tentando di impedire il linciaggio. Perché chi, per ragioni di umanità, si schiera a difendere una persona accusata diventa colpevole di per se’, in uno schema che per quel che mi riguarda è lo stesso che appartiene ai branchi. Tu gli togli l’osso e loro azzannano te. E tra l’accusato e quei branchi io temo molto di più i branchi che agiscono nella più totale impunità e con un ampio margine di legittimazione sociale. Temo molto di più loro, senza dubbio.
Così deve essere successo a Angela Azzaro, alla quale va la mia solidarietà, per aver scritto una cosa di buon senso che parla di Schettino. Lei è stata insultata, le pietre hanno solo cambiato direzione, l’inciviltà l’ha fatta da padrone ed è così che la comunicazione dei giorni nostri diventa sempre più fascista. Perché lo è, fascista, una comunicazione che basa tutto il suo impianto ideologico sull’idea di superiorità a partire da chi insulta contro chi è insultato. Io sono superiore, più nobile, migliore e tu sei niente, una cosa, sarai solo l’oggetto di sfogo della mia rabbiosa modalità giustizialista. Il mondo dei puri che si scaglia contro il mondo degli impuri. Il mondo dei puri che vuole fare sparire gli impuri. E io ne ho abbastanza di questa maniera di fare, di vedere questi mondi contrapposti, di beccare e vedere tirare e subire lanci di pietre, di lasciare che ci sia chi ammanti di nobili motivazioni un discorso che è autoritario, giustizialista e privo di ragionevolezza. Qualunque cosa si pensi della faccenda, questo modo di fare è pessimo e se non ci si decide a parlarne e si lascia semplicemente fare direi che prevedo un futuro fatto di esilio e liste di proscrizione in cui le persone esiliate, tra le quali sarò certamente anch’io, si divertiranno un sacco. Quegli altri, invece, non so.
Buona lettura con il pezzo di Angela.
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Perché penso che contro #Schettino sia in atto un linciaggio
di Angela Azzaro
Nell’ennesima querelle mediatica che ha travolto Schettino, mi ha molto colpito la quasi unanime veemente reazione delle persone. Soprattutto mi ha colpito la motivazione che molti, su facebook, mi hanno detto in maniera tautologica: è colpevole, è immorale, quindi deve sparire.
Allora, i fatti li conoscete tutti. O meglio tutti sanno che Schettino ha tenuto una lezione all’università La Sapienza, che prima doveva essere magistralis, poi non era magistralis, poi non era neanche una lezione. Poi non era neanche fatta alla Sapienza. Era la partecipazione ad un master in criminologia, dove era prevista la partecipazione di alcuni protagonisti di casi emblematici. Per la storia, quella che si brucia in pochi secondi di un twitter e di uno status, l’intera università italiana si era macchiata di una colpa indelebile: dare voce a un criminale, al mostro, al vile. Quella stessa università che arranca, che non ha più fondi, che si tiene in vita succhiando il sangue ai tanti lavoratori precari, quell’università per un giorno era il Bene assoluto contaminato dal Male in persona. Il signor Schettino.
Trovo questa reazione assolutamente fuori luogo, anzi preoccupante, perché racconta di un Paese pronto a lanciare la prima pietra sentendosi sempre innocente, coraggioso, senza peccato.
Partiamo dall’accusa di essere il mostro, il colpevole. Gli italiani hanno già deciso. Poco importa che sia in corso un processo e che da quel processo emerga una realtà più complessa di quella fatta emergere dall’altro processo, quello mediatico, che la sentenza l’ha emessa qualche ora dopo il naufragio. La presunzione di innocenza non viene neanche presa in considerazione, Schettino è colpevole. Ma come, dicono, è così evidente, così chiaro, come fai ad avere dei dubbi? Io invece i dubbi li voglio avere, ma non per Schettino, non per partito preso. I dubbi li voglio avere perché spero che lo stesso trattamento venga riservato a me: solo una giustizia che conserva come cuore la presunzione di innocenza è una giustizia che garantisce tutti, compresa me. Compresi voi. Compreso te.
Il meccanismo che invece è prevalso è un altro. Quello del linciaggio. Non c’è stata una fredda considerazione del fatto, ma un lancio di pietre virtuali. Non che siano mancate posizioni più sfumate e articolate, che hanno espresso perplessità perla partecipazione di Schettino al master. Ma queste sono state posizioni marginali, non rilevanti. La dinamica principale è stata un’altra: quella di dare addosso al colpevole, creando un cortocircuito tra opinione pubblica, giornali e social network. Si possono avere, infatti, tutte le perplessità del mondo, ma come non prestare attenzione al fatto che, da anni, in Italia la cultura dominante è quella delle manette, della vendetta, del morale pubblica con la M maiuscola? Come non vedere che di Schettino e dei morti della Concordia spesso poco importa. Ciò che interessa è nutrirsi del sentimento dello sdegno: si individua un colpevole, l’unico colpevole, lo si erge a capro espiatorio e poi, come dopo la Messa, si va tutti in pace.
Anche coloro che sono disposti a preservare il principio della presunzione di innocenza (per la Costituzione si è innocenti fino al terzo grado di giudizio), sollevano una questione etica. Ci sono di mezzo i morti, 32 morti. Non doveva andare all’università. Non doveva farlo. Come se fosse andato in giro ad ammazzare altra gente. Dicono costoro che è una questione di buon gusto, di responsabilità. Lo dicono senza sapere, molto spesso, cosa abbia detto Schettino, cosa abbia fatto in quei quindici forse sette minuti di intervento. Lo vedono come un atto di non pentimento. Perché, così come la punizione deve avvenire in pubblica piazza, anche il pentimento non attiene più la sfera personale, nel rapporto con dio se si crede, nel rapporto con se stessi se non si ha un dio di riferimento. Deve essere un atto pubblico. Un pentimento in mondo visione. In molti commenti letti in questi giorni, ho visto profilarsi l’idea di uno Stato etico, di una comunità che si fa apparato e dice cosa sia giusto e cosa sia sbagliato fuori dalla sfera processuale. I comportamenti, secondo questo ragionamento, più che criticati,vanno sanzionati. Puniti. Va punito Schettino che va all’università.
Gli italiani sono un popolo di eroi, santi e navigatori. Schettino è il navigatore, forse codardo, molti altri si sono ritagliati il ruolo di eroi e santi, che a detta loro mai e poi mai abbandonerebbero la nave.
No, non ci siamo.
Quando si parte da un caso specifico per addentrarsi in un’analisi sistemica il rischio è sempre quello di scadere nella retorica; e così è successo anche a Angela Azzaro.
Qualcuno potrebbe risponderle molto meno prosaicamente e in maniera fin troppo corretta: “Benvenuta nel mondo della rete, bellezza!”
Il mondo del tifo organizzato e omologato, dei giustizialisti, innocentisti…degli isti in quanto tali.
Quindi Schettino non c’entra assolutamente nulla, è solo uno dei tanti elementi che si viene a trovare, suo malgrado o meno, nel vortice mediatico che trita tutto e tutti.
Attenzione a non farne però un eroe, perché il risvolto della medaglia è proprio quello.
Finalmente, e dico finalmente, leggo un articolo sanamente garantista!
Cominciavo davvero a disperare… D’altronde, chi più dell’Italiano medio ha in sé i connotati e la protervia di un Torquemada nel sentenziare prima del vaglio processuale e/o, peggio ancora, senza neppure essersi informato sugli argomenti dei quali vorrebbe parlare?
Riporto una (non brevissima, ma sentita) considerazione fatta sul mio profilo facebook e dedicata all’ipocrisia forcaiola che imperversa: quando gli Italiani così guardinghi e sospettosi, pronti a vedere complotti ovunque, dimenticano perfino il “ragionevole dubbio” e si indignano a comando come suggerisce la grancassa (poveri noi!)…
“Avrete intuito tutti che da ieri sono molto arrabbiata per alcuni atteggiamenti che ho avuto modo di riscontrare su facebook.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il modo in cui una fetta non indifferente di Italiani è di nuovo caduta nella tentazione di sfogare la propria spazzatura interiore senza neanche prendersi la briga di verificare la veridicità della notizia contro la quale si accaniva (nella fattispecie, una presunta e mai avvenuta lectio magistralis di Schettino).
A differenza di quanto alcuni miei detrattori vanno dicendo, io NON sono mai stata, e non sono, una “buonista”, né la “Bastian Contrario” di turno, né tantomeno la classica “innocentista per partito preso”.
Ci sono diversi casi di cronaca degli ultimi anni in relazione ai quali mi sento, personalmente, “colpevolista”.
Tuttavia, ho il buon senso, dal momento che nella maggior parte dei casi la mia OPINIONE non oltrepassa del tutto i limiti del “ragionevole dubbio”, di TACERE, soprattutto se non ho letto gli atti e non mi sono documentata a dovere prima di dare aria alla bocca.
Sono fedele per principio etico ai capisaldi del pensiero illuminista dai quali è nato lo Stato di diritto: in dubio pro reo, non in dubio pro culpa.
Negli USA, in occasione del processo contro O.J.Simpson uno dei giurati, che aveva sostenuto di essere convinto della colpevolezza dell’imputato, scelse comunque il verdetto di assoluzione nel nome del ragionevole dubbio: questo giurato fu un esempio di civiltà e di corretta amministrazione della giustizia.
Fatta questa premessa rocambolesca, ciò che devo dire è che noto una crescente ipocrisia che comincio a trovare francamente insopportabile.
Perdonatemi, ma non trovo altro termine adatto a descrivere ciò che vedo.
V’indignate per una presunta lectio magistralis di Schettino (che poi si scopre non essere tale), sfoggiando il peggior moralismo ipocrita possibile senza neanche appurare la veridicità della notizia.
V’indignate, ripulendovi la coscienza dietro un rispetto per la vita umana completamente di facciata, se un TG vi racconta delle lampade solari che si faceva un presunto assassino contro il quale, se solo leggeste la documentazione, capireste non esserci alcun elemento schiacciante ma solo una marea di cretinate malamente incollate tra loro (quasi mille idiozie potessero fare una prova) e aventi come perno una presunta “prova scientifica” che secondo voi “non sbaglia” (peccato che vi dimentichiate che la suddetta “prova scientifica” è stata definita per anni “inquinata, deteriorata, e inattendibile” e che vi dimentichiate anche del fatto che la “prova scientifica” in questione non indica colpevolezza, e nel caso di specie non indica necessariamente neanche contatto diretto).
Vi ergete a menti libere, che conoscono i complotti mondiali di alieni e simili amenità, che conoscono i piani segreti dei poteri forti per ficcare a tutti un bel microchip non si sa dove (mi risparmio battute sconce, anche se la tentazione è forte), che conoscono centinaia di cure contro il cancro e ogni altra patologia, invece siete solo un manipolo di schiavi, tanto schiavi da aver dato in appalto anche il vostro cuore e il vostro cervello.
Vi indignate per ciò che il sistema vuole che vi indigniate, dandovi panem et circenses (si tratti di capri espiatori mediatico-giudiziari o di teorie del complotto ai limiti della necessità di un urgente TSO) e neppure vedete lo schifo che avete intorno.
Vi indignate perché dite che il Comandante Schettino abbandonò la nave, dopo aver ascoltato un pezzetto di telefonata diffusa illegalmente e non vi curate di ascoltare tutte le altre comunicazioni intercorse che potrebbero restituire una versione del fatti molto diversa.
Vi chiedete cosa mai possa significare il video di una parlamentare intenta a grattarsi un’ascella, spacciato per non so quale truce gesto massonico, ma vi guardate bene dal domandarvi come sia possibile:
1- che un militare, nella concitazione di un’emergenza, registri una telefonata.
2- che tale telefonata venga diffusa con una solerzia incredibile e a dispetto del segreto d’indagine.
Vi indignate perché secondo voi qualcuno vi nasconde la verità sugli alieni (???), ma non vi indignate se qualcuno di più terreno e visibile sottrae al vostro vaglio di opinione pubblica elementi utili a capire una vicenda e ve ne offre solo di parziali e palesemente orientati.
Non vi indignate se un ministro irrompe in casa vostra, stuprando le vostre coscienze, e prima che al malcapitato sia concesso anche il diritto alla parola, vi dice che un padre di famiglia incensurato è un ASSASSINO.
Anzi, non solo non vi indignate, fate di peggio: correte sul profilo facebook dell’ “assassino” e scrivete una marea di insulti, prendendone le foto (anche quelle con le sue figlie) e pubblicandole nuovamente sui vostri profili invocando il ritorno dei bei tempi in cui ardevano i roghi nella pubblica piazza.
Non vi indignate perché siete gli stessi che hanno sempre agito in questo modo e che hanno sempre svenduto la propria coscienza ai porci comodi di quelle istituzioni che sono la vergogna del nostro Paese!!
Siete quelli che sulla base di una presunta “prova scientifica”, poi rivelatasi falsa, condannarono Dreyfus.
Siete quelli che insultarono Elvo Zornitta, presunto Unabomber che poi si scoprì essere stato dolosamente incastrato, e ne invocarono la condanna esemplare.
Siete quelli che sottoposero a lunghi giorni di linciaggio mediatico il papà del piccolo Tommaso Onofri, accusandolo del più atroce dei delitti, l’omicidio del figlioletto.
Il signor Onofri è venuto a mancare a gennaio, dopo anni di sofferenza a causa di un attacco cardiaco causatogli dall’onta subita e dal dolore.
Siete quelli che condannarono Girolimoni, e ancora siete quelli che condannarono Tortora.
Siete quelli che in occasione del naufragio dell’Andrea Doria si accanirono contro il comandante Calamai, perché all’epoca questo suggeriva la grancassa, ma l’impostura è così grande in voi, che non appena Calamai (e tutte le altre persone di cui sopra) sono state riabilitate, siete celermente balzati sul carro del vincitore, dicendo che, in fondo, voi lo avevate sempre saputo che non erano colpevoli.
La vergogna dell’Italia non è una lectio magistralis di Schettino mai avvenuta.
La vergogna dell’Italia siete voi e la vostra ipocrisia.”
Grande Alessandra!
Sono assolutamente d’accordo con te!
La vergogna dell’Italia non è la presunta lectio magistralis di Schettino.
La vergogna dell’Italia sono gli italiani stessi, un popolo di ipocriti furbetti che pur di fare il proprio interesse passano sopra tutto e tutti e non esitano a fregare il prossimo.
Salvo poi ergersi a santi e moralisti nei confronti degli altri.
L’ha ribloggato su Colonna Infamee ha commentato:
Potrebbe apparire un po’ estemporaneo, ma credo non lo sia affatto:
uno spaccato impietoso della società in cui viviamo, in cui buona parte dell’opinione pubblica si diverte a sentenziare da casa propria, con il telecomando in una mano e la forca nell’altra.
Il garantismo è ormai diventato, da caposaldo dello stato di diritto, un vero e proprio marchio di infamia.
Garantisti, dove siete?