Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Femministese, R-Esistenze

#Gaza e il femminismo di cui non ho bisogno

10391397_661863990568976_3412922407013701733_nVe la racconto in modo semplice, anche perché oggi è stata una giornata complicata, io non sono stata molto bene e non ho molta energia per dirla meglio. Mi scuso a priori per la mancanza di diplomazia, ma ricordate che non c’è mai nulla di personale e che il mio è semplicemente un giudizio politico.

In questi giorni emerge, con forza, su un tot di siti, incluso questo blog, il fatto che ci sono donne che inneggiano alla guerra, ai militari israeliani e che esprimono un tale odio nei confronti dei palestinesi da far pensare direttamente a modalità – naziste – per fanatismo e livello di totale disumanità. Ne scrivo, anzi, ne scriviamo [QUI e QUI], e una rete di persone, donne, mette in condivisione notizie, traduzioni, osservazioni, analisi politiche e mi arriva voce che qualcun@ considererebbe questi articoli, ovvero cose che non ragionano della “magnificenza al femminile” (e qui di magnifico, in realtà, non c’è proprio niente), come una sorta di istigazione alla misoginia. Cioè: rilevare che ci sono donne che devono assumersi la responsabilità politica e in fondo anche personale e umana delle scelte che stanno compiendo significherebbe gettare un’onta, un po’ un’offesa su tutte le donne. Arriva anche su questo blog un messaggio che non ha nulla di criptico, e che non ho pubblicato perché contiene un insulto bello grosso, ma vi sintetizzo la parte di critica politica che sostanzialmente si rifà al femminismo della differenza e dice che:

1] parlare di Palestina in questo momento non va bene. Meglio il silenzio, abbiamo poco da dire, a non dire un cazzo siamo tanto originali e in ogni caso se proprio dobbiamo parlare della Palestina parliamo di quanto siano machisti i soldati e di quanto, eventualmente, siano femmine che hanno introiettato la violenza machista quando si parla di soldatesse o supporters varie ed eventuali.

2] Comunque il mondo si divide in un maschile e un femminile e si sa che il “maschile” è quello che per “natura” spacca i maroni al mondo.

3] Non vedi che c’è l’emergenza per cui ci sono addirittura ragazze che dicono che non hanno bisogno del femminismo? Accidentaccio, con ‘sti argomenti così retrò, sembri una legata ai tempo dell’Olp, nostalgica, subisci il fascino della kefiah, maddai che ti piace il maschio arabo perché in fondo sei una masochista e non apprezzi fino in fondo la libertà di cui godi qui in occidente, e poi, per l’appunto, bisogna ribadire che il femminismo serve eccome perché vanno dette tutte queste cose che sono per noi assai fondamentali.

Dunque, respiro molto profondamente, provo a dire a me stessa che la tizia che ha commentato, a parte essere un ibrido infausto che ha appreso un po’ di cazzate qui e là, le ha mischiate a suoi pregiudizi da radical/sessista (i maschi fanno tutti schifo e le femmine invece no), a stereotipi razzisti, e anche a un po’ di teorie fascio/integraliste, a parte questo, dicevo, lei deve essere anche parecchio confusa e ha approfittato giusto del momento per sputarmi un po’ d’astio che di questi tempi l’astio all’Eretica fa sempre tanto bene.

Dico che non sono tutte così. Che un certo mondo femminista è fantastico ed è molto meglio di così. Lo so perché ci parlo, lo ascolto, lo seguo e ne faccio parte. Ma poi leggiucchio qui e là e mi rendo conto che l’astiosa ha invece sintetizzato cose che seriamente vengono messe a punto nella strategia femminista odierna. Zero chiacchiere sulla Palestina e tante, ma proprio tante, chiacchiere su quanto sia necessario il femminismo. E non un femminismo a caso ma giusto questo femminismo che mi ha massacrato di stereotipi e luoghi comuni.

Se ne parlocchia con un’amica che dice che “Si dà una visione brutta e si istiga alla misoginia solo in questo caso però. Quando bisognava sventolare i culi altrui per agitare l’indignazione in funzione antiberlusconiana per le femministoidi silenti andava tutto bene, tanto lì c’era in ballo una marocchina, al limite si istigava al razzismo. Non fa una piega, in effetti. O si è in malafede oppure c’è poco da disquisire.” e aggiunge che “questa è strategia. Allineate e coperte. O, meglio, scelta tattica dentro una strategia pro domo sua.

arr

Io non so, appunto, se si tratta di strategie o meno, o se si tratta di anestetizzazioni di massa. Allarmi allarmi ci stanno togliendo il femminismo e quindi tutte dietro la barricata, anche se dietro questa barricata ci sono donne che dicono una montagna infinita di stronzate. E giù pagine e pagine, montagne di parole sul vero e bellerrimo significato del femminismo, ché noi siamo delle lottatrici, occazzo, come lottiamo noi nessuna, e peccato però che di tutta questa capacità di lotta non si vede neanche un minuscolo frammento quando c’è da esporre il culo in direzioni che possono produrre conflitti “interni”. Di certe cose non si parla. Quindi il femminismo c’è ma per dire le sciocchezze che scrive la Penny, di cui ho commentato il pezzo in QUESTO post. C’è un femminismo che dà delle imbecilli alle donne che esprimono opinioni diverse, che le considera un po’ cerebrolese, le offende, le aggredisce virtualmente e, giusto perché non può dire a mister Twitter di censurare quelle che la pensano in modo diverso, tempesta di twitt l’amministratore delegato di Twitter per chiedergli di sostituirsi alla polizia. Il punto è che di questo femminismo carcerario e giustizialista, che impone a chi gestisce piattaforme e spazi web perfino di diventare controllore poliziesco dell’umana gente, quando basta una denuncia e POI, ma solo poi, senza esserne penalmente responsabile (ché è quello che le giustizialiste vorrebbero), cancellerà i contenuti che non vanno bene, di questo femminismo qui la gente non sa che farsene. E in generale non so che farmene neppure io.

Allora, dato che in tante stanno descrivendo qual è il femminismo di cui hanno legittimamente bisogno, io vi dirò quello di cui non ho bisogno:

– non ho bisogno di un femminismo codardo, borghese e omertoso sulle azioni cruente e vergognose delle quali si rendono responsabili anche certe donne, perché no, maledizione, le donne non sono tutte vittime;

– non ho bisogno di un femminismo che insiste nel dividere il mondo secondo criteri di attribuzione di caratteristiche per “natura” perché i generi sono più di due e perché la faccenda della”natura” e della fedeltà alla biologia vi fa maschiliste peggio di chi sta in Vaticano;

– non ho bisogno di un femminismo che non sa nulla di intersezioni e che usa il femminismo per anestetizzare le masse e distogliere l’attenzione di tante donne precarie dalla loro precarietà e dai provvedimenti di merda che nel frattempo i governi adottano;

– non ho bisogno di un femminismo che dica a me quel dovrebbe essere IL femminismo, perché di merda normativa, personalmente, ne ho già subito troppa senza dover subire anche quella che arriva dalle donne;

– non ho bisogno di un femminismo bottegaio che tenta di stabilire una verità unica e un pensiero unico per tutte. Il mio femminismo non è merce in svendita e ancora, per fortuna, segue un criterio antico: il cuore, l’anima, le idee e non l’opportunismo.

Allora, care, potreste smettere di fare le indignate perché qualcuno v’ha detto che un certo femminismo è cacca e vi dedicate ai cadaveri che stanno oltre confine? O dobbiamo ancora vedere le vostre ridicole pantomime tanto a lungo?

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3 pensieri su “#Gaza e il femminismo di cui non ho bisogno”

  1. L’ha ribloggato su Aliundee ha commentato:
    Non vedi che c’è l’emergenza per cui ci sono addirittura ragazze che dicono che non hanno bisogno del femminismo? Accidentaccio, con ‘sti argomenti così retrò (la guerra, N.d.R.)! Allora, care, potreste smettere di fare le indignate perché qualcuno v’ha detto che un certo femminismo è cacca e vi dedicate ai cadaveri che stanno oltre confine? O dobbiamo ancora vedere le vostre ridicole pantomime tanto a lungo?

  2. e’ un post impegnativo, davvero. Ma sempre lucido.
    Lo estendo in altri campi della lotta per schieramenti, perche’ si presta. Il ragionamento e’ lo stesso.

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