http://www.youtube.com/watch?v=4YSsfxLbYp4
Quel che è vero:
i genitori sono chiamati a fare i sorveglianti autoritari, i normalizzatori dei figli per conto dello Stato, paternalista, che esige uno squadrone di bambini cresciuti come soldatini, tutti uguali, secondo un unico metro educativo, senza tollerare alcuna diversità, e chi non è d’accordo come minimo si becca la tata in casa a cura del format Tv. Sulla scia di questa spinta autoritaria che impone ai genitori di non sgarrare neanche un istante, delegati alla cura e puniti se lo Stato ritiene che tu non li stia crescendo come patria comanda, potrei ancora dirvi di quello che succede negli Stati Uniti dove una donna viene criminalizzata se beve una birra mentre è incinta, se si fa venire (eggià!) il cancro durante la gravidanza, colpevolizzata anche se mentre è incinta non molla al primo schiaffo un uomo violento o se nonostante il pancione tenta il suicidio perché è depressa (e se sopravvive si fa il carcere). Il corpo delle donne non è delle donne ma dello Stato che se ne appropria per “tutelarlo”, e se quel corpo contiene un figlio anche il figlio diventa dello Stato e a te, se non ti comporti più che bene, ti tratta come l’ultima delle criminali. Già raccontavo di quello che è successo alla mamma del Sud Carolina che rischia anni di carcere perché povera, lavoratrice e mamma di una bambina di 9 anni che stava ad aspettarla nel parco vicino casa. Quello è l’umore e sembra ricalcare l’ansia di quei governi che insistono nel ragionare di cali di natalità, dove potrebbero compensare le “perdite” di figli di coppie “bianche” con quelli di coppie migranti, non fosse perché il timore reale sembra quello di perdere la supremazia della razza in quest’epoca in cui a fare più figli sono spesso le popolazioni discriminate.
Quel che è rappresentato:
l’assillo per i figli, da riprodursi in vasto numero, così come per il controllo del corpo e dell’utero materno, lo vediamo anche in diverse serie televisive. C’è Orphan Black che parla di cloni. Una formula che consente di creare persone dello stesso tipo, a partire da una fonte primaria. In questo caso l’assillo è quello di sforzarsi di trovare il modo affinché tutti le donne clonate siano riproduttive e sfornino altri pargoli con eguali caratteristiche genetiche.
Sulla meraviglia della maternità c’è Call the Midwife, un polpettone che è stato definito “femminista” ma che in realtà mi sembra più orientato a riconfermare una serie infinita di cliché sessisti. C’è una donna, ostetrica, che finisce in una zona molto povera e periferica di Londra a lavorare assieme ad altre ostetriche, quasi tutte suore. La serie tv, ben fatta devo dire, poteva tentare di ragionare sulla questione usando un po’ il linguaggio senza sconti di Ken Loach, ma in realtà finisce per essere una fiction molto melensa in cui si descrivono le tristi condizioni di queste donne che partoriscono 15 figli, uno dietro l’altro, e che nonostante ciò amano i loro mariti, non fanno altro che sperare in una famiglia, il matrimonio, con questi uomini tutti disinformati e molto ignoranti su come si faccia sesso senza mettere incinta una donna e loro stesse sembrano parecchio incastrate nel proprio ruolo. Vero che quell’epoca non era affatto facile e che l’ignoranza non aiutava, non c’erano contraccettivi, l’aborto era vietato per legge, le donne morivano di parto, d’aborto clandestino e anche di legnate, ma da quel che mi racconta mia madre o che mi raccontava mia nonna, in Sicilia, che non era certo Londra ma stava anche parecchi anni indietro, le donne si organizzavano, inventavano cure e modi per non restare incinte, crepavano, soffrivano, ma tutto ‘sto amore per la “vita”, di sapore pro/life, non ce l’avevano. Anzi: il sesso per molte era un incubo, la gravidanza era un’incognita e quindi quella serie televisiva racconta, certo, le condizioni di un’epoca in cui mancava prevenzione, igiene e garanzia per la salute delle donne, dei bambini e delle persone, ma poi si lascia andare in una rappresentazione romantica, con le famiglie in cui l’amore vince su tutto, che fa tanto mary poppins e non la racconta completamente giusta. Sappiamo comunque che i servizi sociali inglesi, secondo i racconti di Loach, sono tra i più insensibili e cruenti e che i figli vengono considerati merce dello Stato senza che sia mai concesso un sostegno, un aiuto, alle madri o ai genitori in quanto tali. Essere poveri o migranti anche lì è una colpa e non è qualcosa che viene compreso e aiutato.
Ma proseguendo su genitorialità e autoritarismo di Stato la serie più attuale è The Lottery, ispirata al film “I figli degli uomini” di Alfonso Cuaron. Siamo in un mondo in cui la natalità è zero. Donne e uomini non riescono più a concepire. Esistono solo 6 bambini di cui i genitori si prendono cura, con la costante e autoritaria presenza dello Stato che sorveglia ogni passo e sottrae i bambini se quei genitori sgarrano di un millimetro. In questo mondo del presunto futuro una dottoressa riesce a fecondare, incrociando tra prove e riprove, vari ovuli e semi, 100 ovuli e da lì prende piede una storia che parla di segreti, strategie militari, equilibri di Stato, uccisione di donatrici e persecuzione di donatori, leggi che targano come terroristi tutti i cittadini che attentano alla vita degli embrioni, sequestri e torture per ottenere il controllo militare delle nascite e un governo, ovviamente quello degli Stati Uniti, che usa i 100 ovuli fecondati per realizzare una Lotteria e dare speranza al mondo. Divulga un po’ di notizie false, dice che è stata trovata una “cura”, chiede a chiunque di iscriversi e partecipare, stabilisce regole per la selezione e poi patteggia con l’esercito un controllo fifty fifty di quelle eventuali gravidanze, mentre uno dei sei figli al mondo già nati viene portato via dal padre che è costretto a fare il latitante per proteggerlo. Vale la pena vedere questa serie perché spiega tante cose e lo fa nell’unico modo possibile in cui si possa spiegare l’autoritarismo: con una descrizione visionaria e con la fantascienza.
Mi chiedo se, a prescindere da tutto, sia questo il futuro che ci spetta. Obbligo di gravidanza, uteri a servizio della patria e leggi dello Stato che tolgono i figli ai genitori per uno starnuto e che considerano i corpi di sua proprietà. Dite voi che ne pensate.
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1 pensiero su “#TheLottery e dintorni: se i figli sono di proprietà dello Stato!”