Alcune reazioni indignate delle femministe all’iniziativa #WomenAgainstFeminism le ho descritte QUI. Ora vi segnalo l’esistenza della pagina facebook che corrisponde all’hashtag e che in un paio di giorni ha già beccato qualcosa come 15.000 Like.
Altre e prevedibili reazioni, da parte di donne che non si sono fatte due sole domande in proposito, sono quelle di Lorella Zanardo, che dice di saper parlare con le giovani donne ma dell’umore delle giovani donne deve aver frainteso un po’ di cose. La Zanardo per indurre l’indignazione più indignazione che c’è ha messo sul piatto della bilancia la storia di una bambina di 8 anni che in India è stata stuprata e impiccata. Nella migliore tradizione neocolonialista esorta alla necessità dell’esistenza del femminismo perché serve in quel posto lì. Poi, sempre perché lei sa parlare con le giovani donne, tanto per strafare, chiama le tante ragazze che stanno postando l’hashtag #WomenAgainstFeminism “deficienti”. Direi che ce n’è abbastanza per dire che una reazione del genere, tesa a dividere le ragazze in brave militOnte antisessiste e “deficienti” non lascia molto spazio alla comprensione del problema. Magari chiedersi perché, chi sono, cos’hanno da dire, come mai sono così stufe e sentono il bisogno di dirlo.
Immagino poi le risposte delle femministe radicali: sono tutte serve del patriarcato, forse pagate da qualcuno, magari, perché no, è tutto un complotto dei maschilisti uniti alla lobby dei sacerdoti di Marte, i rettiliani e gli ipnotizzatori dei miei stivali. Non ci credete? Leggete in giro e vi renderete conto che non ci sono andata poi così lontano.
Poi c’è Laurie Penny che prende in prestito le espressioni più brutte di queste ragazze e tira giù una montagna di stereotipi per definirle.
Archivia con disprezzo il corteo virtuale, ne parla come fossero tutte, appunto, una manica di deficienti, si sofferma sulla scrittura rosa, che in realtà io ho visto solo in alcuni cartelli, poi ci mette sopra il rammarico per l’irriconoscenza, ‘ste disgraziate che non si rendono conto che se sono venute al mondo e se parlano, camminano, guardano e scrivono lo devono alle loro madri, e da qui emerge forte l’esigenza di nominarsi in quanto nuovo e fottutamente antipatico matriarcato (se fossi al posto loro e qualcuna mi dicesse, tu sei libera e viva e pisci e caghi e rutti e pensi grazie a me, col cavolo che ti seguirei), per cui sta lì a terrorizzare e rinfacciare più per la propria sopravvivenza, propria delle femministe, come struttura di micro e macro poteri, ciascun@ con le proprie postazioni bene in vista, invece che a tentare di capire quello che sta succedendo.
Nel tentativo di screditare le fanciulle usa lo stesso tenero argomento che usano anche in Italia le intolleranti che non fanno che disprezzare quelle che non la pensano come loro, perciò dice che le donne sembrano usare il codice di comunicazione dei maschilisti e, come dicevo qui, se qualcuna avesse chiaro come funziona la comunicazione, saprebbe che intanto c’è un disagio che ha bisogno di essere espresso e se queste donne trovano in giro solo moralizzazione delle voci differenti, autoritarismo di un femminismo che ti rompe le scatole se tenti di esprimere qualcosa che ti somigli di più, alla fine l’unico linguaggio alternativo resta quello maschilista. Lì le femministe cosa fanno? Non pensano che bisogna cambiare il proprio linguaggio per prestare le parole al disagio delle donne di oggi. No. Continuano a riconfermare il copione di sempre, che poi è quello per cui le altre donne le schifano. La Penny, per esempio, dice che ‘ste donne sarebbero così nemiche del femminismo perché sono giovani e belle e evidentemente non ha guardato bene perché se scorri le immagini, sul Tumblr e su Facebook, ti rendi conto che ci sono molte tipologie di donne e in ogni caso, anche se non fosse così, la Penny non vorrà mica dire che il femminismo serve perché esistono donne vecchie, poco attraenti e con qualche problema?
Perché detta così si riconferma lo stereotipo per cui le femministe sono tutte acide, brutte, pelose e frustrate. Siccome io so che non è così la Penny ha scritto una sciocchezza. Il femminismo non serve a garantire vite diverse alle donne che la società butta via, non è solo la destinazione sociale di quelle che devono riappropriarsi di autostima per rivendicare uno spazio nella società, le stesse donne che rompono le ovaie a quelle giovani per dire come dovranno vestirsi, se spogliarsi o no, come gestire il proprio corpo, perché se il femminismo è fatto invece di persone che non smettono di moralizzare la vita altrui sulla base delle proprie frustrazioni personali, allora hanno ragione queste ragazze a sentirlo come vincolante. L’idea poi che le femministe alla Penny vogliano costruire mondi liberi e giusti mentre chiamano idiote quelle che non la pensano come loro, le sfottono, dicono che sono figlie del patriarchi e che addirittura sarebbero possedute da sessismi altrui (oh, l’idea dell’interiorizzazione, quella che dice che se sei sessista è perché sei posseduta dal maschio e non perché sei sessista e basta, per tutta precisa responsabilità) è di una pochezza infinita.
Infine la Penny si inerpica lungo i viali del tramonto. Noi siamo quelle che vi accolgono e vi aiutano se lavorate troppo, con paghe minime, se vi cacciano da vecchie, e poi c’è l’evergreen che non si scorda mai: l’uomo violento, ad ogni angolo di strada, renderebbe necessaria l’esistenza non già dei femminismi ma di un particolare femminismo che si sente leso solo al pensiero che il resto del mondo abbia diritto di parola su questo. Parla di aborto, di contraccettivi, di diritti e cose alle quali sicuramente le donne non vogliono rinunciare. Ma chi dice che serva proprio quel femminismo per ottenere garanzia per tutte queste cose? Perché a me, appunto, sembra il lamento di chi tenta di conservare una postazione con diritto alla quota rosa e alla poltrona perché alle donne servirebbe il loro aiuto. Sentirsi delegittimate, sentire che tante donne dicono che non vogliono che altre donne parlino in loro nome, è un gran problema perché tutte quelle che sul “vota donna”, le “quote rosa” o altre cose del genere hanno fondato un potere, per esempio, si trovan0 ad essere generalesse senza un esercito. Le soldatine fuggono via.
E dire che si è provato mille volte ad avvisarle, a dire che l’umore nell’aria era questo, che prima o poi ‘ste donne avrebbero voluto rappresentare una propria idea che, giusta o sbagliata che sia, è la loro e bisogna farci i conti. Bisogna fare i conti con donne che sono sessiste, con quelle che non lo sono ma non si sentono rappresentate da una certa corrente femminista, con quelle che non ne possono più di una retorica che le definisce sempre e solo vittime, perché il mondo è cambiato, la loro vita è diversa, la precarietà pesa su tutti, e in questo momento storico tra una donna e suo fratello precario non c’è alcuna differenza in termini di opportunità che mancano. La differenza resiste in termini di genere ma serve parlare soprattutto di differenza di classe e di razza.
L’antirazzismo e la lotta di classe hanno oggi forse più senso di quanto non abbia quel femminismo lì, il femminismo radicale, forcaiolo, moralista, censorio e giudicante nei confronti delle altre donne.
E poi c’è un femminismo che mette assieme tutte le urgenze di questo momento e che forse è l’unico in grado di intercettare questo malumore crescente per parlarci e provare a capire se si possono coniugare i loro bisogni e quelli che noi abbiamo espresso sempre. Ma tutto ciò non può avvenire se nel frattempo esistono quelle che per salvaguardare il proprio spazio e la propria posizione politica non fanno un passo indietro neanche a pagarle.
E dunque io prevedo che più semplicemente, se il femminismo non cambia linguaggio e non impara ad ascoltare le voci di quelle donne che dice di rappresentare, allora chiuderà i battenti. Finisce, cederà il passo forse a forme più consapevoli e adeguate di lotta, perché così, credetemi, è una battaglia finita. Finita ancora prima di cominciare.
Ps: a margine di questa storia vedo maschilisti che approfittano del frangente per dire a me che il loro punto di vista sarebbe migliore. Lo scrivo con chiarezza perché sicuramente è necessario: se a rappresentare le donne non possono essere le altre donne, dato che siamo diverse le une dalle altre, figuriamoci se possono esserlo gli uomini. Una cosa sono le donne che mettono in discussione il femminismo egemone perché esigono di potersi in qualche modo autorappresentare e un’altra gli uomini che lo disprezzano perché vorrebbero imporre la propria visione morale alle donne. Di uomini che nel tempo ci hanno colonizzato e detto cosa fare ne abbiamo avuti fin troppi. E in questo immagino siamo tutte d’accordo, a prescindere dal femminismo che ci piace: le nostre regole, per quel che ci riguarda, le stabiliamo noi. Non accettiamo che un uomo, un paternalista, un maschilista, ci dica cos’è meglio per noi. Non accettiamo di essere colonizzate e rappresentate da nessuno e dunque se c’è una misura femminista che sicuramente è valida per tutte, è quella per cui ciascuna è orgogliosa di raccontare e rappresentare se stessa.
Leggi anche:
#WomenAgainstFeminism: le donne che negli USA non hanno “bisogno” del femminismo!

L’ha ribloggato su Aliundee ha commentato:
“L’idea poi che le femministe alla Penny vogliano costruire mondi liberi e giusti mentre chiamano idiote quelle che non la pensano come loro, le sfottono, dicono che sono figlie dei patriarchi e che addirittura sarebbero possedute da sessismi altrui (oh, l’idea dell’interiorizzazione, quella che dice che se sei sessista è perché sei posseduta dal maschio e non perché sei sessista e basta, per tutta precisa responsabilità) è di una pochezza infinita.”
Io ti leggo molto spesso – a volte mi trovo d’accordo, a volte no – ma appartengo a quella “categoria” di femministe radicali (?) che critichi nel post. Non sono certo una moralista e bla bla, penso che i femminismi siano tanti (la storia lo dice) e che a volte le persone che combattono tutti i giorni la loro causa siano umane e che quindi possano non sempre avere la testa per esprimersi. Il problema di fondo è che non esiste un pensiero unitario né una coesione a questo riguardo perché l’argomento riguarda tutti e perché tutti siamo diversi. Io personalmente sento di aver bisogno del femminismo, non certo quello degli anni Settanta, sia chiaro. Perché? perché il femminismo riguarda tutti, riguarda l’autorappresentazione e non l’egemonia femminile. Comunque, guardando la pagina fb di Women Against Feminism si ricalcano stereotipi che danno l’idea che il femminismo sia solo il contrario del maschilismo: io sono femminista per le stesse motivazioni per cui spesso loro non lo sono. Poi una moda tira l’altra, no? 😉
io parlo del femminismo radicale statunitense e di pezzi di femminismo radicale europeo. certo che ci sono frasi che ricalcano stereotipi sessisti ma ce ne sono altre che dicono cose diverse. io starei ad ascoltare. non sono così snob da ignorare quello che le altre donne hanno da dire solo perché non mi somigliano, e non è un fatto di moda. casomai c’è un problema di autoconservazione di spazi di visibilità per un femminismo che non ama essere rimesso in discussione. mai.
credo che il successo e il benessere di poche non costituisca la prova che tutto è possibile per tutte, credo che la risposta più giusta sia quella (già scritta) che le giovani ragazze ignorano ( tranne poche) cosa siano i femminismi e il pensiero filosofico del femminismo (non lo si insegna certo a scuola)
Ti ringrazio per questo spunto, perché io sono rimasta inorridita dalla risposta della Penny.
L’ho trovata fastidiosa, infantile e solo un grande insulto. Io che sono un po’ una riot grrrl vecchio stampo trovo quel modo di rispondere pomposo, fastidioso, appunto da ”allora tutte le femministe sono vecchie e pelose” e poco lungimirante.
Hai dato voce al mio pensiero.
D.