Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Non lascio strumentalizzare e non mollo la mia carne femminista

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Ora scriviamo le ragioni per cui il femminismo ci ha fatto bene? Comincio io. Grazie al femminismo non ho dovuto fare un matrimonio riparatore dopo uno stupro. Ho potuto fare sesso con i contraccettivi e ho potuto accedere a cure sanitarie e non morire di aborto clandestino. Ho potuto frequentare la scuola, cercare un lavoro, a prescindere dal fatto che poi lo abbia trovato o meno, e ho potuto scegliere quale ruolo avrei voluto avere in una relazione. Ho potuto incontrare persone, uomini e donne, che hanno parlato di me in senso un po’ più paritario.

Non sono stata più una preoccupazione per padrini, padroni, fratelli, zii, cognati, nipoti, altrimenti intenti a difendere il mio “onore” e non sono stata più obbligata a stendere sul balcone il lenzuolo bianco con una macchia di sangue per certificare la verginità perduta alla prima notte di nozze. Non ho più dovuto sentirmi così zoccola perché scopavo con qualcuno che non era mio marito, fidanzato, forse neppure un conoscente o neppure un uomo in senso stretto, e ho potuto rivendicare, per me, anche la pullaggine senza perciò sentirmi stigmatizzata dalla società. Ho potuto fare tante cose in più rispetto a quelle che ha potuto fare mia madre o la mia nonna. Ho potuto costruirmi, nel bene e nel male, un destino un po’ migliore.

Non sento un debito, perché se c’è io l’ho ampiamente pagato, ma eventualmente quel debito non si ripaga svendendo anche le mie conquiste per fare diventare ministra qualcuna che non mi rappresenta o per legittimare gente opportunista, intollerante, transofoba e sessista. Oggi mi sento ancora diversa ma un po’ più uguale e però quello che non mi fa sentire completamente tale è la differenza di classe e a volte anche di razza. Sarò pure meridionale ma mi sento comunque africana, araba, straniera, di ogni genere e cultura, e se questo, ancora oggi, non viene tenuto in considerazione, mentre qualcuno vorrebbe solo intrappolarmi nel ruolo di “donna” direi che io vado avanti. Avanti.

Né con i misogini, i patriarchi, i paternalisti, né con le “femministe” normative e autoritarie. 

 

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