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#Londra: le Mall Galleries censurano l’arte con pelo pubico

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Ritratto in piedi di Ms Ruby May, di Leena McCall.

Esposto all’annuale mostra dedicata a 153 donne artiste, è stato definito “pornografico e disgustoso” e a causa delle numerose proteste i galleristi londinesi organizzatori dell’esposizione sono stati costretti a ritirarlo. Evidentemente gli offesi frequentatori delle Mall Galleries non hanno mai fatto un giro alla National Gallery!

E’ stato chiesto all’Associazione delle Donne Artiste di sostituire il quadro e loro l’hanno fatto, con un altro nudo femminile, stavolta integrale, ma senza pipa e tatuaggi e con una postura più classica e rilassata – e stavolta nessuno ha avuto niente da dire.

Ennesima dimostrazione che è questo a spaventare tanto i bigotti: la pericolosissima sessualità attiva delle donne. Tutta la storia e altri link interessanti in questo articolo su The Guardian. E io provo a farne una sintesi.

Come si fa a distinguere un dipinto da qualcosa che viene definito “disgustoso” e “pornografico”? Come si fa a definire l’arte qualcosa di censurabile? Il ritratto che vedete nell’immagine è stato rimosso perché ritenuto pornografia. Perché il pelo pubico provoca enorme indignazione.

La galleria che ha censurato l’opera ha rilasciato una dichiarazione in cui si parla di educazione e responsabilità rispetto alle persone che vanno lì ad apprendere, perciò anche adulti e bambini vulnerabili. Dopo una serie di denunce sull’inadeguatezza del ritratto così è stato deciso di sottrarlo alla vista dei visitatori.

In nessun’altra galleria d’arte si era verificata però una cosa del genere prima d’ora, neppure per le allegorie con carica erotica ben visibile, figure maschili che accarezzano seni nudi femminili, o per il ritratto nudo di Sir Stanley Spencer esposto alla Tate Gallery con la rappresentazione spietata del suo pene flaccido e il pube di sua moglie.

E’ stato permesso alla Society of Women Artists di sostituire l’immagine con un altro nudo “meno provocatorio”, con una donna non tatuata, tutta nuda, in piedi, mano sul fianco ma il problema resta. La gente che frequenta quella galleria vuole vedere nudi che non considera minacciosi, stabilendo una relazione morbosa con l’arte a partire da uno sguardo che ama la pruderie, il vedo non vedo, o quel che comunque non è rappresentativo in senso pieno della sessualità e seduttività delle donne. La donna che si fa soggetto invece che semplice oggetto dello sguardo altrui ancora turba e rende impossibile un incontro con lo spettatore.

McCall scrive che la sua intenzione dichiarata era quella di esplorare “donne che esprimono la propria sessualità al di là dello sguardo maschile” ed è un controsenso il fatto che la sua opera sia stata rimossa da una mostra tutta al femminile e organizzata da donne.

McCall ha spiegato che Ruby May, che è una donna che conduce workshop erotici, aveva espresso il desiderio di mostrare il pelo pubico perché diversamente sempre e comunque censurato, pettinato, abbellito, coperto, solo intravisto e mai esposto in maniera autodeterminata. Così le è stato reso noto che quel triangolo di pelo impresso in un dipinto, come se già non fosse stato sufficientemente e abbondantemente mostrato in altre opere (e ce ne sono tante), in quel contesto viene giudicato pornografia.

La McCall ha lanciato perciò su Twitter l’hashtag #eroticcensorship per tempestare di messaggi la galleria e raccontare come i puritani e le puritane stanno riprendendo piede a Londra, stabilendo perfino i limiti dell’arte e degli intenti espressivi. C’è da chiedersi cosa pensano le stesse persone bacchettone dell’opera di Gustave Courbet L’Origine du Monde al Musée d’Orsay, con la splendida vulva ricoperta di peli neri. La tela di Courbet tra l’altro non include un volto femminile ed è una rappresentazione talmente vivida da sfidare lo spettatore.

E dunque ecco, si respira una brutta aria. Gran brutta aria in giro per l’Europa. Possibile che siamo tornati indietro di così tanto tempo?

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