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#Emergenza adolescenti: voyeurs, media morbosi, moralizzazione

1374155_543964165670748_394394780_nHo 15 anni, guardo la tv e vedo programmi pomeridiani che mi dicono che per valere qualcosa devo diventare qualcuno. Guardo le sfilate delle miss e vedo mie coetanee, accompagnate da commosse e sempiterne sante madri, e le ragazze sottopongono le proprie misure a una giuria di vecchi bavosi e altrettanto vecchie bacucche che un tempo avevano un nome e oggi, pur di beccar pagnotta, devono fornire un alibi agli amanti di lolite affinché si pensi che sia tutta una roba seria. Meteore, per lo più, che dopo essersi fatte consumare in tutte le pose possono solo ambire a diventar comparse di qualcosa o, peggio, di qualcuno.

Ho 15 anni e mi piace coltivare il sogno di diventare come uno dei miei miti, la tal diva che mi sembra tanto figa, o giusto avere l’opportunità di pomiciare almeno una volta, una volta sola, con quel cantante che se lo vedo in concerto, di presenza, già mi fa morire. La mia vita è compresa tra l’ambizione di toccare vette irraggiungibili, perché lei ce l’ha fatta, quell’altra pure, e quindi devo farcela anch’io, e poi gli amori, il sesso, la conoscenza di me e dei miei coetanei e la passione per quel ragazzo un po’ più grande.

Ho 15 anni e per “sfondare” nella vita devo farmi un book, perché senza un book non puoi presentarti a un casting, non puoi accedere a un piccolo lavoro, tu senza un book fotografico non sei nessuno. I book per adolescenti, con relativo fotografo che sa come valorizzare la tua bellezza, sono sempre esistiti, anche se oggi, con la tecnologia che ci aiuta, basta un selfie, l’amica può farci un video, noi stesse possiamo mettere qualcosa sui social network, ed è così che tutte pensano di diventare qualcuno.

Ho 15 anni e se mando una mia foto in posa seduttiva ad un ragazzo rischio di fargli beccare una denuncia per pedopornoqualcosa, se faccio sesso con qualcuno poi fanno gli articoli in cui dicono che le ragazzine di oggi sono delle zoccole, se vado a scuola in un quartiere della Roma bene mi ritrovo con i media in ronda che hanno costruito un ulteriore oggetto di interesse nel mercato che compra e vende adolescenti: sono le vittime di pezzi di merda che le sfruttano o sono loro stesse che vengono giudicate troppo sfacciate perché amano farsi sfruttare, e dunque bisogna dare loro una sistemata, fare partire una campagna di moralizzazione che riporti queste sedicenni a prepararsi per l’unica cosa che in Italia sembra permessa, il matrimonio.

Ho 15 anni e ho problemi economici, perché la mia famiglia ha problemi economici, anzi, forse, sono soltanto una che vive la società dei consumi e vuole gli abiti belli, gli accessori belli, tutto bello, e per avere tutto questo farei qualunque cosa. Oppure sono solo una che studia, vorrebbe farsi i fatti propri, non sono neanche tanto ingenua perché so già come va la vita. Io sono quella strana, con i pearcing e i capelli fatti male, dalla scuola in giù c’è tutto un mondo che mi dice che devo essere più femminile, che devo essere etero, che devo rasserenare il mondo, perché se cresco con i pearcing e i tatuaggi la mia figura non è così materna, non possono piazzarmi al seno un pupo da allattare e io non sono poi una futura moglie che rassicura un tale per fargli da psicofarmaco sociale.

Ho 15 anni e mi sono strarotta il cazzo di farmi dire come devo parlare, cos’è che devo dire, quante volte devo o non devo scopare, perché sono più sveglia di quello che credete e non sono certo io che casco nelle grinfie di stronzi che mi promettono fortuna per poi toccarmi culo e tette. Lo so da me che la fortuna me la devo inventare e forse non arriverà mai o forse, semplicemente, basta lavorare per ottenerne almeno un pochino.

Ho 15 anni e sono politicizzata, partecipo alle assemblee studentesche, scendo in piazza a lottare per i miei diritti, so già che mi hanno rubato il futuro, che anche studiare non serve quasi a niente, perché oramai tutto il mondo è immagine e il talento o ce l’hai nel culo oppure niente. Mi sfogo, urlo slogan, faccio la snob con le coetanee che si vestono all’ultima moda, mi chiedo dove cazzo prendano i soldi per vestirsi così, e poi so che tra me e loro c’è grande differenza, i miei genitori sono due poveri sfigati, una insegnante, un impiegato a tempo, che nella busta paga trovano meno che niente, e le altre hanno il telefonino trendy e per quanto io mi ritenga soddisfatta di quello che sono e faccio, poi, non posso che provare quel minimo di invidia e di risentimento perché non sono ancora in grado di capire tutto, di elaborare, decostruire e ragionare su tutto.

Ho 15 anni e sono una della Roma bene e non ne posso più di gente che arriva nei nostri licei a guardarci dal buco della serratura. Fingono tanto interesse, dicono di volere il nostro bene, ma a me sembrano una massa di sporcaccioni che hanno creato ad arte il filone giornalistico per consentire ai voyeurs di continuare a farsi seghe su di noi. Dicono che abbiamo brutte abitudini, parlano di cose che ci coinvolgono regalando ai lettori dettagli morbosi, il tizio che ci strusciava le tette, quell’altro che ci afferrava le natiche, poi quello che si eccitava solo a guardarci in foto e mentre scrivono queste cose, producono una pornoindignazione che è pornoeccitazione. Mi chiedo se questa non sia la pedopornoqualcosa di cui tanto parlano.

Ho 15 anni e vorrei sapere fino a che punto si parlerà ancora di me violando la mia privacy, dettagliando la cornice geografica, il quartiere, il tal liceo, per raccontare cose che dovrebbero riguardarmi, perché adesso tutti pensano che nei licei romani ci siano una serie infinita di ragazze pronte a tutto per saziare l’ego di eminenti coglioni e già questo mi pare tipico di chi vuole fabbricare stereotipi. E’ tipico di chi vuole fabbricare l’emergenza per dire che il pericolo incombente per le ragazze è quello che comporta la decisione di tenere a freno la nostra sessualità, censurare e toglierci di mano il computer e innalzare, chi lo sa, perfino l’età del consenso perché così potranno definirci tutte quante vittime mentre ci chiederanno di sfilare in lacrime per soddisfare il mercato che si nutre di donne coi lividi.

Ho 15 anni e mi piacerebbe semplicemente che mi lasciaste crescere e che vi concentraste non tanto sugli effetti ma sulle cause che a volte determinano alcune conseguenze. Non me ne frega niente di vedervi sfilare nella mia scuola per dirmi che devo avere a cuore il rispetto di me stessa, del mio corpo, pensare alla  mia dignità, serbarmi vergine fino al matrimonio e poi fingere di essere felice e contenta. Vorrei che qualcuno mi dicesse che ho diritto ad una istruzione gratuita, pubblica, laica e che lo studio mi darà qualche opportunità per diventare quello che voglio diventare. Vorrei mi parlassero di sessualità, consapevole, consensuale, di contraccezione, di prevenzione alle malattie sessualmente trasmissibili e alle gravidanze indesiderate. Vorrei che qualcuno venisse a parlarmi di reddito, futuro, possibilità di girare il mondo, andare sulla luna, perfino, perché se nulla mi è concesso e tutto quel che resta è la precarietà è più che probabile che se non oggi, forse domani, comunque andrò a farmi quel cazzo di book, mostrerò chiappe e carne e tutto quel che serve per avere i soldi dell’affitto e poi proseguirò in carriere che a quel punto avrò scelto.

Se tanto accade, please, non venite poi a rompermi le ovaie con moralizzazioni da due soldi, dicendo che ci sono lavori più dignitosi da fare e che devo avere rispetto di me. Sarete voi a dover avere rispetto per le mie scelte perché siete ipocriti e in ogni caso tutti, e dico tutti, speculate sulla mia vita, sul mio corpo, rendendoli fruibili per il mercato. Che io sia una povera adolescente martire di brutti ceffi o una consapevole zoccola che la dà via per fare carriera, comunque state vendendo giornali, fate audience, guadagnate sempre e solo sulla mia pelle. Sarebbe ora di finirla, forse, o datemi una percentuale sugli incassi. E che sia alta, per favore.

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