Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Se in un corteo di donne le femministe radicali volessero espellere le sex workers

Ombrelli-rossi-hi

Londra. Sintesi di un report di qualche anno fa che racconta per mail come le sex workers siano state escluse da una manifestazione contro la violenza sulle donne.

L’assemblea si riunisce, parla una femminista radicale, dice che le sex workers in realtà sarebbero funzionali al patriarcato e che anzi legittimano la prostituzione che per le radicali è violenza sempre, anche se la prostituta dichiara che non è sfruttata, non è una vittima, ma esercita quella professione per scelta.

La discussione avviene contemporaneamente a quell’altra che vorrebbe tenere fuori dal corteo le trans. Ad ogni modo si discute dell’opportunità di includere le sex workers in un corteo di donne che vorrebbe anche passare davanti agli strip club per, come si vedrà in seguito, sputare sulle lavoratrici del sesso e accusarle di ogni infamia.

Nel corso della discussione interviene una sex worker che parla dello sfruttamento, con il quale certamente non concorda, ma anche della violenza da parte delle forze dell’ordine che le sex workers subiscono. Parla della persecuzione in chiave securitaria, dello stigma, della marginalizzazione sociale e del rischio che si corre con una esclusione delle prostitute perfino dai contesti femministi.

La femminista radicale allora parla come parlerebbe una qualunque puritana: dice che le prostitute vittime di tratta e che lottano per l’abolizione della prostituzione sono sicuramente ben accette, ma quelle che promuovono iniziative per la regolarizzazione della professione invece no. Dunque una prostituta è ammessa nel corteo soltanto se si dichiara vittima, perché una donna che dichiara di aver fatto una scelta autodeterminata che contrasta la posizione ideologica delle femministe radicali non è benvenuta.

Finisce che si cerca un compromesso. Le persone che organizzano dicono che ciascuna potrà autodeterminare la propria pratica e che sono benvenute le sex workers le quali però chiedono che non si vada in processione davanti agli strip club a offendere le loro colleghe. Le radicali nicchiano. Prima dicono che è ok, poi dicono che sono libere di fare quel che vogliono, infine nel corteo c’è qualche sparuta presenza delle sex workers ma la maggior parte prendono le distanze e lo disertano perché il passaggio davanti gli strip club non viene rimesso in discussione.

Alla luce di fatti di questo genere, che io recupero perché mi rendo conto che:

a) non è scontato che le italiane seguano le discussioni femministe all’estero,

b) non è scontato che si sappia che quello che oggi sta succedendo in italia, vedi lo scontro tra radicali e sex workers, è un dejà vù, è già successo e altrove sono avanti nell’elaborazione e anche nella risoluzione, a volte, di quel conflitto,

dunque alla luce di fatti di questo tipo io mi chiedo cosa mai potrebbe succedere oggi se si decidesse di fare un corteo nazionale, o in svariate città, dove alcune femministe abolizioniste potrebbero farsi portatrici di autoritarismi senza eguali.

In Italia, per esempio, perfino nelle manifestazioni più moraliste, le sex workers e le loro sostenitrici si sono presentate sempre con gli ombrelli rossi. Pia Covre, dopo tanta opposizione e tanto casino fatto a seguito dell’appello senonoraquandista del 2011, fu invitata sul palco della manifestazione romana e ovunque gli ombrelli rossi furono più che presenti. A Bologna, Roma, Pisa, ovunque, non c’è stata iniziativa contro la violenza di genere che non vedesse, a volte anche in prima fila, le sex workers autodeterminate.

E oggi, con l’involuzione del dibattito in direzione di espulsioni di quel che ad alcune non piace, cosa potrebbe mai avvenire? Io prevedo una brutta aria e prevedo scontri che spero non tocchino i livelli toccati a Londra, ma anche in Francia dove, per esempio, le abolizioniste della prostituzione più di una volta hanno trattato a pesci in faccia le sex workers cacciandole via in malo modo perfino dalle assemblee. Prevedo però una discussione le cui premesse si sono viste in alcune iniziative nazionali e vari dibattiti tra femminismi, in cui i conflitti sono esacerbati e l’incapacità di gestirli è data soprattutto da parte di chi si fa portatrice di nuove forme di fondamentalismo.

Qui non abbiamo ancora una legge che regolarizzi la professione e già il dibattito è feroce. Immaginate se una proposta di legge viene discussa o addirittura votata in parlamento. Immaginate quale livello di intolleranza e quante persone, donne, si troverebbero a sputare fango contro quelle che da tempo chiedono regolarizzazione. Immaginate l’organizzazione di un corteo femminista domani, con questi umori che gravitano tra noi, e poi ditemi se è possibile accettare che una cosa del genere possa accadere.

Altrove la posizione delle radicali non si è ammorbidita affatto, anzi, la loro crociata abolizionista procede in direzione del parlamento europeo e negli stati membri così come procede la crociata antiabortista che sembra somigliargli, e procede pure la loro voglia di espellere chi non la pensa allo stesso modo e quella voglia è tanta e tale che è aumentato anche il livello di infamia che sparano contro le sex workers. Se prima erano solo funzionali al patriarcato ora sarebbero addirittura colluse con sfruttatori e criminali. E qui da noi? Riusciamo a prevenire tutto questo o per quanto si conosca la direzione che stiamo prendendo ci arriveremo comunque?

Leggi anche:

Risorse:

—>>>il network delle organizzazioni europee composte da sex wokers: http://www.sexworkeurope.org
Tutti i post, le traduzioni, le news sul sex working su questo blog a partire dalla tag  Sex Workers

 

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