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Dare del “pedofilo” ad un gay non è una “opinione”!

185031689-bd89ec85-4ad0-4bca-a273-19b82ccf8967Leggo questo, poi vado a leggere un po’ di tweet di questo signore e mi chiedo come sia possibile ancora oggi sostenere argomenti del genere. So che l’hanno già fatto moltissime persone ma forse posso contribuire con una sintesi di risposte da dare a chi la pensa come lui.

Punto primo: il pride non è “esibizionismo”. Basta con ‘sta cazzata allucinante. Non si tratta di persone che non vedono l’ora di fare vedere figa e cazzo al mondo intero che tiene al riparo i picciriddi altrimenti suscettibili di corruzione. Si tratta di persone che rivendicano i propri diritti. Persone che hanno il diritto di amare, fare sesso, realizzare progetti personali, relazionali, senza subire alcuna discriminazione. Si tratta di persone che a causa dei pregiudizi di gente omofoba vengono, nel mondo, arrestate, punite, uccise, aggredite, massacrate a cura di bulli, violenti, gente che brandisce la croce a tutela dell’integrità del sacro valore della famigghia “naturale” immaginando che quella debba essere costituita da madre, padre e figghioli vari, tutti etero of course. Si tratta di persone che ancora oggi devono subire offese e pregiudizi da parte di chi li chiama “malati”, “deviati”, “anormali”, e di chi, ancora, li definisce “pedofili” o con altre offese atroci di questo tipo.

E dare dei pedofili ai gay non è una “opinione” ma è un insulto ed è un insulto grave. Così come è grave dire che pedofile sarebbero le femministe o chiunque non la pensi come chi immagina ancora di dover difendere un sacro vincolo familiare e un ordine naturale, etero, delle cose.

Punto secondo: basta con ‘sti cattolici che vogliono autoritariamente sindacare sulla nostra vita, sui nostri corpi e sulla nostra sessualità. Basta. Non lo potete fare. Non ne avete il diritto. Smettete di alimentare paure per chi è diverso da voi e smettete di realizzare un muro fitto di pregiudizi che per primi i vostri figli troveranno difficile abbattere per potere vivere meglio. Come vi viene in mente, ancora, nel 2014, di poter imporre la vostra visione morale alle altre persone? Chi vi dà questo diritto? Pensate davvero di agire in nome di Dio? e quale Dio pietoso e buono e fantastico, così come voi ne parlate, al punto che sarebbe stato in grado di creare di tutto e di più, potrebbe mai autorizzare questa pretesa di dividere il mondo in gente giusta e sbagliata? Chi ha mai deciso chi fossero i buoni o i cattivi in questa storia?

Punto terzo: mi sono stancata di leggere di mercificazione dei corpi delle donne tirata fuori ad minchiam per giustificare l’omofobia. Se non vi sta bene che due gay possano fare i genitori, giusto voi che alle donne imponete di essere madri anche se non lo desiderano, perché siete probabilmente anche antiabortisti, non dite che il problema sarebbe l’utero in affitto. Se una donna vuole affittare il proprio utero per fare un figlio da dare in adozione ad una coppia gay lo può fare. Mettere un cappello etico su questa cosa, raccontando la balla che le donne sarebbero vittime del mercato e che i corpi delle donne e bla bla bla è una sciocchezza ed è anche un’ipocrisia. In nome della tutela del corpo delle donne si è deciso che le donne non sono in grado di scegliere per se’ e che tutti i paternalisti di questo mondo debbano imporre proprie leggi per limitare le nostre azioni e impedire le nostre scelte, come se fossimo tutte idiote, imbecilli, incapaci di intendere e volere. Non sono gli uomini che pensano di avere potere di gestione sui nostri uteri, per obbligarci a fare figli o per vietarci di farli quando lo scegliamo, che dovranno decidere per noi. Questa partita a limitazione delle scelte altrui non si può giocare, ancora una volta sulla pelle delle donne. Non in nostro nome.

Punto quarto: quando vi renderete conto di quanta sofferenza determina tanto e tale atteggiamento discriminatorio è sempre tardi. Voi pietosi cristiani, voi che dite di essere empatici perfino con le pietre, voi che vorreste salvare il mondo e che poi destinate chiunque vi stia sulle palle nei gironi dell’inferno, si, voi: trovatevi un altro hobby. Il gioco del “Chiudi nei ghetti quelli che non ti piacciono” è fuori edizione. Passate ad altro.

Dal Punto quinto in poi si accettano suggerimenti.

9 pensieri su “Dare del “pedofilo” ad un gay non è una “opinione”!”

  1. Punto quinto: basta con i cosiddetti ‘allies’ che vogliono solo imporre il loro modello. Io -donna, persona lgbti etc.- mi autodetermino anche nei modi in cui manifestare. Basta con ‘il pride sarebbe accettabile se in giacca e cravatta’, basta con ‘eh, ma il Pride spaventa anche me che sono pro-gay’. E basta con chi, senza subire quella discriminazione, vuole insegnarti come combatterla senza starti a sentire.

    Punto sesto: basta, a destra e a sinistra, con l’etichetta ‘teoria del gender’ per etichettare le iniziative di ‘educazione sentimentale’ o di ‘educazione alla diversità’. La gender theory (e la queer theory) non c’entrano proprio niente con tutto questo, non esiste nessuna ‘teoria del gender’ applicata all’orientamento sessuale e non esiste una materia di questo nome insegnata nelle scuole.

    [Corollario al punto primo: basta tirare in pasto la pedofilia a ogni pié sospinto, sbandierandola come offesa-jolly contro il ‘nemico di turno’, come spauracchio, spesso senza manco sapere che cazzo voglia dire esattamente].

    Vado avanti? 😛

  2. Punto settimo: non rubare la mia voce. Le esperienze non sono trasferibili, ci può essere empatia -ci deve essere- ma oltre un certo punto non si avanza. Non basta leggerti qualche libro della Mazzantini e qualche libro di Tondelli per dire che capisci tutto delle persone lgbti, capisci cosa vogliano, capisci la discriminazione. Non è così, come non basta leggerti libri con protagoniste donne per capire come ci si sente a essere donna e via dicendo. Prima di parlare ASCOLTA. Ascolta chi la discriminazione l’ha vissuta e la vive sulla propria pelle e non pensare di avere la verità in tasca solo perché l’hai letto da qualche parte e ti sei fatt* l’idea di essere una persona aperta. I gruppi discriminati hanno una loro voce, che spesso viene soffocata, non parlare sopra anche tu, piuttosto lascia spazio perché sia ascoltata.

    Punto settimo: Dire ‘ehi, ma anche io sono discriminat*’ non è una scusa. Nella società odierna è molto facile che la nostra posizione sociale ci renda complici dell’oppressione di qualcuno: se sei bianco nei confronti di chi non lo è, se sei etero nei confronti dei non-etero, se sei uomo nei confronti delle donne e via dicendo. Il fatto che tu abbia patito una o più situazioni di oppressione (intersectionality) e poi tu decida di abbracciare la causa di una persona che ha subito un altro tipo di oppressione, non ti fa diventare un eroe né ti dà il passaporto per non dire/fare mai cazzate.

    Punto ottavo: chi sta in silenzio davanti a una discriminazione, accondiscende. Chi non reagisce ai discorsi ‘non odio le donne/le persone lgbti/gli immigrati, MA’, accondiscende. MAntra da ripetere ogni sera.

  3. Dico brevemente una cosa: a quasi 30 anni le parole di Leonardi o chi per lui mi toccano, ma non più di tanto, diciamo che ho le spalle larghe. Però mi ricordo dell’effetto che mi facevano a 14-16 anni ed era molto più profondo, molto diverso. Il fatto è che ci si scopre omosessuali spesso (non sempre, a me è successo in quell’epoca lì) proprio durante l’adolescenza, quando “fai schifo” o “sei malato” detto da un adulto è una mazzata tremenda. Quando si parla di adozioni ci si riempie la bocca dei diritti dei minori, ma quando si insulta e si discrimina i diritti dei minori non valgono più?

    Comunque, se qualcuno/a sta dalle parti della Germania o dell’Olanda ci si vede domenica a Colonia, alla faccia di chi ci vuole male! 😉
    http://www.colognepride.de/

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