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Salem: streghe, tutori e torturatori

Salem è una serie televisiva americana che parla di streghe. Sigla di Marilyn Manson e scenari gotico/dark, narrazione complessa, analisi meno pop dei personaggi, sembra proporsi come alternativa alle terribili serie sulle streghe che alla fine raccontano sempre la stessa pappa idiota. Donne che hanno grandi poteri, sfidano demoni e però sfornano figli, hanno passioni stravaganti ma comunque sia tentano forme di normalizzazione arrivando perfino al paradosso che una strega sposa un demone e l’altra sposa un angelo. Istituzione del matrimonio e celebrazioni con interventi rituali delle famiglie non mancano mai. Le serie streghesche annacquate vanno di pari passo alle storie di vampiri dove la tizia arrapata anela di scopare il vampiro che vuole trattarla con “rispetto”, i fantasy in cui è sempre tutto quanto al posto giusto, i cattivi stanno con i cattivi e i buoni con i buoni.

La reazione a questi mezzi di rincoglionimento cerebrale sono varie. Trovate storie inglesi o americane, talvolta canadesi, in cui i vampiri, finalmente, sono simpatici, scopano, sono queer, e sono anche cattivi. Trovate fantasy antifascisti e perfino antiautoritari dove i buoni sono quelli che si ribellano ai tutori e alle corporation e i tutori e le corporation opprimono il mondo. Serie con mostri che non sono così mostri e donne che hanno ruoli incompatibili con qualunque progetto familiare. Altre serie in cui le donne hanno la chiave per salvare il mondo ma anche distruggerlo. E via di questo passo potrei raccontarvene tante. Torno però a parlare di streghe.

Salem è una cittadina americana contagiata dal vento inquisitorio. Processarono un tot di persone per stregoneria e credo ne ammazzarono abbastanza. La serie televisiva prende spunto da questo, immagino, e racconta di una cittadina sotto l’influenza nefasta di alcuni puritani che massacrano la vita della gente per esigenza d’ordine e disciplina. Alla gogna e in punizione, con marchi e lettere scarlatte per fornicatori e fornicatrici, bruciate delle persone accusate ingiustamente di stregoneria, la trama si sviluppa attorno alla storia di alcune donne che effettivamente accettano l’aiuto del diavolo per avere più potere e reagire alle brutalità che ciascuna di esse subiva.

La protagonista viene separata dall’uomo che l’ha anche messa incinta per volontà del puritano al potere. Rinuncia al figlio, si concede al demonio, e il rito che si celebra nel bosco, lei con l’aiuto di una che si è offerta di iniziarla, è simile ad un aborto clandestino a tutti gli effetti. Sapete che abortire, per le leggi puritane, era davvero come essere le puttane di satana. Ma sui corpi delle donne si realizzava qualunque genere di costrizione. Una ragazza viene colpita da “possessione” e in realtà ha un padre che la sottopone ad esorcismi, una madre che la tiene segregata a casa, e lei gode di quella possessione perché da posseduta è potente, temuta, la gente ha paura di lei, e lei esercita questo potere indicando al capo puritano altre persone che secondo lei dovrebbero finire al rogo.

Così libera un’amica dal padre pedofilo che la stuprava fin da bambina, insegna un po’ di trucchi anche ad altre di modo che insieme riescano a liberarsi da tanta repressione, soprattutto sul piano sessuale. Tituba, la donna che ha iniziato alla stregoneria la protagonista, Mary Sibley, e che della protagonista è innamorata, è una discendente di una tribù indiana i cui superstiti restano nei dintorni nascosti tra le foreste. Incontra il diavolo, secondo il suo racconto, quando gli inglesi sterminano indiani, ammazzano i bambini, stuprano le donne e lei che aveva assistito allo stupro della madre e della sorella scappa nel bosco ed eccolo là il demone che non le offre tutela ma giusto gli strumenti e il potere per difendersi.

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Mentalità corrente voleva che il dono di questi poteri sarebbe costato molto caro. La tradizione puritana, ma anche quella calvinista, fu prodiga di racconti in cui si spiegava quanto fosse vantaggioso in apparenza fare patti col diavolo per poi perdere l’anima. Così spaventavano le persone e le inibivano dal fare scelte che sfidavano la morale comune. Ad ogni modo è esemplare la descrizione del personaggio più sadico della serie: il puritano cacciatore di streghe. La sua influenza sul figlio è deleteria, e lì si analizza la questione anche da un punto di vista di genere che riguarda gli uomini. Il puritano insulta il figlio continuamente. Lo chiama debole, incapace di resistere alle tentazioni della carne, arresta e quasi mette al rogo la donna con cui il figlio ha una relazione, lo sottopone a brutalità continue e infine pretende anche di farlo assistere alle torture inflitte alle presunte streghe. Il figlio si rifiuta e lì c’è una sfida aperta a quell’autorità da parte di una personalità maschile che è interessante da vedere. Obbligato ad essere un tutore, un giudice, un patriarca, in realtà non ci riesce, vorrebbe solo essere una persona come tante, smettere di perseguitare gli altri e amare la persona che gli piace. Non è un macho, non è nulla di quel che il padre desidera ed è vittima della stessa attenzione nefasta, coercitiva, normativa.

Unknown2Il padre, il protestante puritano, invece è un sadico, una persona senza cuore e umanità, è lui il vero mostro in tutta quella storia, nonostante le streghe non siano presentate come buone, angeliche e assolvibili, perché erano cattive, incazzate nere e sono lì, finalmente, per rappresentare quel lato delle donne che esiste ed è presente: loro vogliono competere, vincere, non perché al servizio del diavolo ma per se stesse, e per farlo usano metodi violenti, non si fanno scrupoli nel fare uccidere persone innocenti, nel sacrificare vite per i loro scopi. Poi c’è questo puritano, torturatore, freddo, che ritiene da fanatico qual è di dover salvare il mondo, di essere autorizzato a fare tutto per il bene della sua città, e a parte moralizzare figlio, vicini, cacciare le puttane e rompere le scatole a chiunque, il puritano adopera mezzi violenti non appena ha per le mani una donna accusata di stregoneria.

Quelle che mette in atto sono vere e proprie molestie e violenze, le tocca, le accarezza e poi gode nel torturarle, e tutto ciò in nome della sua personale legge a salvaguardia dell’umanità. La maniera in cui si pone nei confronti di una giovane donna torturata, per esempio, è quella classica dei tutori. Lo fa per il tuo bene, lo fa per restituirti l’anima, e non importa se alla fine l’anima è l’unica cosa che ti mancherà di meno dopo che avrai perso pezzi di carne, arti e avrai l’utero massacrato. Di fatto quest’uomo è convinto di salvarti e per salvarti farebbe qualunque cosa. Salvare te, la tua anima, affinché arrivi alle porte del paradiso. Ed ecco cosa faceva questo tizio alle sue vittime. Per il loro bene, naturalmente.

Usava tutti gli strumenti elencati tra quelli storicamente riconosciuti nella storia del medioevo. Ma con le donne la crudeltà passa sempre per simboliche interpretazioni di massacri e stupri. C’è uno strumento di tortura, si chiama pera vaginale, e lui la inseriva dentro la vagina della donna e poi questa pera si apriva, sempre di più, e il sadico la girava e rigirava per poi tirarla fuori con la forza. Le donne trattate con questo strumento normalmente non sopravvivevano per via delle infezioni o delle gravissime emorragie interne. C’è un altro strumento, usato per punire e torturare le donne che abortivano o erano giudicate adultere: lo straziatoio di seni, lacerava la carne all’infinito. Ma poi c’è anche la forcella dell’eretic@, e questa potrebbe riguardarmi, ed era fatta apposta per far suicidare, praticamente, la persona torturata. Nella serie televisiva si vedono scene di vera e propria tortura mentre il torturatore dice che attraverso quelle sofferenze la strega capirà dove sta l’amore vero. Perché come ti ama il puritano, ovviamente, nessuno. E’ lui che vuole le donne sante, a fare da mogli e madri, a non fornicare, se non con il proprio marito e a scopo riproduttivo, a non abortire e non fare nulla di peccaminoso.

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La serie televisiva potrebbe forse essere risolta ancora meglio ma già così è assolutamente meno noiosa, appunto, di quelle in cui le streghe sono creature prive di complessità e conflitti. In questa serie invece si vedono mondi complicati, generi non perfettamente delineati, persone descritte in relazione ai ruoli di potere e ai fanatismi. Non con cliché ovvi e scontati ma con passaggi che seguono un itinerario che definisce in qualche modo l’umano. Non so come dire, o forse ho detto troppo. Io ve lo consiglio. Voi poi ditemi che ne pensate.

2 pensieri su “Salem: streghe, tutori e torturatori”

  1. comunque le serie che segnali sono interessantissime e vanno viste. Suggerisco pure american horror Story e il romanzo di Maryse Condè, “Io, Tituba strega nera di Salem”

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