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Il mio aborto

Mi scrive una ragazza che, dopo aver letto il mio post sul linguaggio degli antiabortisti e soprattutto un commento a caso in cui una donna dava delle assassine alle altre che abortiscono, ha deciso di raccontare la sua esperienza.

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Eccomi a raccontare la mia esperienza. Perché bisogna sfatare questo mito della donna che abortisce volontariamente e ci penserà tutta la vita, si sentirà sempre presa dal dubbio se sia stata la soluzione giusta, della donna che soffre psicologicamente sempre e comunque al pensiero di “aver buttato via un bambino”. Primo: non è un bambino ancora, è un embrione. Umano, ma pur sempre un embrione. Secondo: non soffre, non può soffrire, in quanto appunto non si tratta ancora di una persona.

Io ho scoperto di essere incinta per fortuna in buon anticipo per poter informarmi sui tempi e sulle modalità dell’interruzione di gravidanza. Il ragazzo con cui è avvenuto il fattaccio, dopo averlo saputo e dopo un momento iniziale di panico, mi è stato vicinissimo e, nonostante la sua giovane età rispetto a me (dieci anni meno), si è rivelato più maturo e sensibile di quanto potessi aspettarmi. Mi ha offerto il suo aiuto nel caso in cui avessi cambiato idea e deciso di tenerlo e mi ha offerto il suo totale sostegno, come poi è stato, se io fossi rimasta ferma nella mia decisione. La domanda che gli ho posto è stata “pensi che tenerlo sia meno violento per la sua vita considerando che io non ho lavoro e tu sei precario?” La sua non risposta è bastata a farmi capire che aveva colto esattamente l’essenza della mia scelta.

Mi sono rivolta ad un consultorio dove ho trovato una dottoressa professionale e assolutamente imparziale. Nessun obiettore, nessun “giudice”. Nel frattempo il seno ha cominciato a crescere e piccole nausee al mattino arrivavano puntualmente quasi ogni giorno. Io vivo nella casa dei miei genitori che a più di 30 anni mi mantengono (così si direbbe no?). Lui condivide l’appartamento con altre tre persone. Né io nè lui potremmo permetterci una casa, nemmeno insieme.

Dopo tre settimane dal colloquio in consultorio è arrivato finalmente il giorno fissato. Alle 7.30 ho dovuto presentarmi in ospedale. Da sola. Perché nessuno, a parte il mio ragazzo, sapeva, nè sanno tuttora. E’ un segreto grande, ma si può benissimo tenere dentro, se lo si vuole. Da sola, perché lui era a lavoro. Ho affrontato tutto da sola. Senza drammi, senza colpe, senza ripensamenti.

Ancora una volta ho trovato personale ottimo. Nessuno ha fatto domande, nessuno ha giudicato, nessuno ha commentato. Accanto a me una donna, più grande. Ma stessa situazione e stessa voglia di chiudere un capitolo spiacevole della vita. Anche lei senza colpe, senza ripensamenti.

Cosa pensavo mentre la dottoressa andava avanti con l’intervento? A me stessa, alla mia vita piena già abbastanza di problemi, al mio diritto ad essere donna, ma soprattutto al mio diritto inalienabile ad essere un essere umano.
Dopo qualche ora di piccoli malesseri dovuti all’effetto dell’anestesia, sono tornata a casa. Non mi sentivo stanca, disperata o sconvolta da quell’evento. Mi sentivo semplicemente me stessa. Quella di prima, quella di sempre. Quella che ha tanta voglia di viversi la sua bellissima storia con una persona bellissima come il mio ragazzo è.

Mi chiameranno assassina? Sono una che non ha il diritto di essere madre? Sono “una che se la cerca?”. Non importa, punti di vista. Io vado avanti per la mia strada, combatterò ancora e ancora per i miei diritti, per quelli di tutt*, per chi è in vita e per chi nascerà. Perchè queste persone non hanno ancora capito che anche noi siamo contro l’aborto, anche noi non vogliamo abortire. Noi vogliamo informazione, vogliamo che i nostri figli e le nostre figlie e quelli degli altri e delle altre sappiano cosa è contraccezione. Perchè quello che è successo a me non succeda più a nessuno.

Come mi sento adesso? Bene, benissimo! ovviamente ho imparato la lezione e da ora in poi pillola! Così sarà anche più bello avere rapporti con il mio bel ragazzo.

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4 pensieri su “Il mio aborto”

  1. Però una persona adulta, nel 2014, istruita a sufficienza per scrivere in buon italiano, non può aspettare una gravidanza indesiderata per prendere precauzioni. Devo anche ricordare che il virus HIV è in costante diffusione, che buona parte degli infetti non sa di esserlo e che il preservativo protegge dalle infezioni (anche se non tutte)?

  2. Anzichè delegare la contraccezione sempre e comunque alla donna sarebbe bello che ogni uomo si prendesse la propria responsabilità con una semplice, sicura, economica e duratura vasectomia!

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