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Il Prefetto e le “mamme”: rifiutiamo di essere santificate!

Volevo tacere sulla questione di prefetti, mamme, lo stigma del “drogato” ma leggo troppe stronzate sciocchezze e allora vorrei contribuire con qualcuna delle mie.

La frase del Prefetto è perfettamente in linea con l’umore un po’ conservatore, per usare un eufemismo, che caratterizza le forze dell’ordine. Nulla di nuovo dunque. Basti pensare alla vicenda Aldrovandi e poi alla maniera in cui le donne vengono trattate quando non mostrano totale e acritica obbedienza nei confronti dei tutori.

Di cosa è fatto il mondo dei tutori? Di umori un tantino destrorsi, temo, sennò non sarebbero così uniti a certi politici da affinità politiche e reciproca comprensione. Ma non voglio qui generalizzare, perché una donna, una persona comune, non potrebbe, ed è anche giusto, stigmatizzare un gruppo, per quanto corporativo, di persone attribuendo loro ogni possibile caratteristica negativa. Loro invece possono.

Possono parlare delle “mamme”, delle “donne”, dei “drogati”, e giù giù attraversando la via moralizzatrice che racconta come uomini ai quali sarebbe affidata la nostra “sicurezza” sentano il dovere di normare anche la nostra esistenza. D’altronde sono uomini, sono persone, e sfido chi non ha incontrato almeno un tutore dell’ordine un minimo sessista, omofobo, o pieno di pregiudizi per quei cattivi ragazzi dei centri sociali.

Ma ad indurmi a scrivere queste righe non è la frase in se’, perché la mole di indignazione vista in mille status facebook non esigeva anche un mio intervento, quanto il fatto che per cose ben più gravi, e non sto dicendo che questa non lo sia, nessuno ha mai imposto la rimozione di agenti, tutori, e via dicendo.

Temo perciò, per dirla in modo semplice, che il punto chiave della vicenda stia nel fatto che il prefetto ha avuto la malaugurata idea di insultare la figura simbolica nazionale che pure questo governo racconta come vanto della patria: la beddamatresantissima.

Solo così mi spiego la rimozione del prefetto, le affermazioni indignate del presidente del consiglio e del ministro, lo stesso che pare john wayne pronto a “proteggere le nostre donne”, perché quando mai si è visto un tutore rimosso per aver detto che i drogati, tutti, sono merde, o che le persone dei movimenti che attraversano le piazze sono tutti terroristi, o che le donne che prendono legnate in piazza dove rivendicano reddito e diritti dovrebbero stare a casa a badare ai figli.

Quando è successo che un tutore fosse pubblicamente ripreso e perfino a rischio di rimozione quando affermava quel che affermava sui fatti del G8 di Genova 2001? Allora diciamo che per tutto quel che i tutori consolidano come retoriche utili al mantenimento di precise gerarchie di potere non subiranno mai alcuna conseguenza o se la subiranno sarà con molto ma molto rammarico da parte delle istituzioni. Se invece i tutori sfidano quelle norme sociali che sono utili al patriarcato, la santificazione della Madre, la vittima, la martire, la madonna, quella che semmai piange il figlio, che lo tiene in braccio trafitto, che combatte in suo nome confidando nelle istituzioni quando la mafia glielo ammazza, che sta ferma nel proprio ruolo facendo attenzione al fatto che i padri non lo invadano, che in definitiva si becca volentieri i sensi di colpa accettando la propria supremazia genitoriale in casa e tenendo a distanza i padri ai quali non va assegnata alcuna responsabilità, ecco, quando un tutore non tiene conto di questo po’ po’ di schema simbolico e culturale allora viene rimosso.

Perciò mi piacerebbe che le donne reagissero in modo diverso, un minimo più complesso, senza accettare, di ripiego, anche la difesa paternalista e a oltranza del materno, senza accettare di essere ricacciate in quel ruolo che tentiamo di sovvertire, perché se c’è un diritto che nel tempo ci siamo conquistate è anche quello di essere viste come creature umane, imperfette, tutt’altro che intoccabili, e farci benedire da una retorica che ci disegna come sante, semmai vittime di figli che nostro malgrado decidono di drogarsi, non so quanto possa rappresentare una conquista.

Sono contenta che si ritenga offensiva una frase che esorta al suicidio collettivo delle madri, ma, oltretutto, siamo sicure che tanta indignazione non derivi anche dal timore che se le mamme si suicidassero smetterebbero di essere risorse nei ruoli riproduttivi e di cura? Se le mamme si suicidassero in blocco pensate alla crisi che attraverserebbe lo Stato. Allora, dato che avverto il brivido che corre lungo la schiena di chi sottoscrive un welfare che alle madri non dà alcun sostegno, pretendendo poi di assegnare loro tutte le responsabilità per i mali successivi, verrebbe da dire che la migliore risposta da parte delle “madri” è dirsi indignate innanzitutto come donne, come persone, senza accettare il battesimo nazionale della beddamatresantissima con tanto di patriarchi istituzionali che si ergono in nostra difesa, dopodiché dichiarare un grande sciopero che riguardi gli uteri.

Io direi basta con queste coccole al materno e la costrizione a partorire sempre e comunque, basta con l’ammiccamento del governo agli antiabortisti, perché una cosa, forse, il prefetto, involontariamente, ha sollecitato, ovvero la riflessione su quanto le madri siano oberate e incastrate in ruoli che non prevedono condivisione della cura, e non perché gli uomini non siano disponibili, ma perché, per l’appunto, la mentalità che si propone a tutela della “madre” è da ventennio, ci vuole sole, sconsolate, orgogliose della nostra biologia, possibilmente a casa mentre il marito va a lavorare.

Dunque di cosa esattamente bisogna essere felici quando sentiamo che il tal prefetto fu rimosso?

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1 pensiero su “Il Prefetto e le “mamme”: rifiutiamo di essere santificate!”

  1. Leggo ora la frase del prefetto a una mia amica. La replica della mia amica è: “e allora il padre? Lui no? A me risultava che i genitori fossero due. E visto che il cognome glielo passa lui… è esentato dall’accorgersene?”

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