Malafemmina

Malafemmina e la datrice di lavoro che fa la politica

Il mio lavoro estivo comincia ora e finisce a settembre. Mi ha assunta una tizia che mi paga con rimborsi spese e qualche compenso qui e là per fare e scrivere al posto suo quello che lei non sa scrivere e fare. La tizia si occupa di politica, è di centro sinistra, si occupa anche di storie di donne e pensa che io sia quella giusta per scriverle programmi e discorsi che lei non saprebbe neppure immaginare. D’altronde le persone come lei campano anche di questo. Scippano contenuti dove quei contenuti vengono prodotti e poi su quelli costruiscono una carriera.

Si chiama Raggia e alle sue dipendenze sono sempre io, Malafemmina, dopo mille lavori precari e mille situazioni complicate eccomi qui a iniziare una nuova avventura con una tizia che sa di falso lontano un miglio. Vanesia, con l’aria un po’ svagata, di quelle che fingono di ascoltarti ma non gliene frega un cazzo, ha sicuramente molto da insegnare in quanto a pubbliche relazioni, d’altronde la sua postazione l’ha ottenuta un po’ per fascino e un po’ perché si è scopata, con tanto di coinvolgimento sentimentale, un assessore. Perché anche gli uomini politici di centro sinistra, alla fin fine, amano avere attorno belle donne, incluse quelle che dicono di occuparsi di donne e poi denunciano lo stato di precarietà profonda che riguarda quelle come me.

Il mio primo giorno inizia con lei che mi chiama mille volte perché oltre a tutto quello che dovrei fare per lei devo anche curarle l’ansia. Ha lievi problemi di paranoia e ha questa maniera contorta di prendere per il culo chi sta alle sue dipendenze. Perciò quando ti parla e si interessa a quello che hai da dire tu pensi che lei ti veda un po’ come un’amica, d’altronde almeno una delle tante chiamate riguarda la sua cagata che non è venuta bene o le sue storie sentimentali, e dunque all’inizio è anche lecito pensare che forse ti vede come un essere umano.

Invece no. Sei solo quella che vuole addomesticare e manipolare perché se il suo atteggiamento non è amicale tu non farai per lei nulla di quello che ti chiede, soprattutto se lo fai gratis o con un minimo contributo spese. E’ lei che ha bisogno di te e ti coinvolge, tanto per farti sentire una merda nel caso in cui le chiedi di mollarti i soldi che ti deve. Così fanno alcune datrici di lavoro. Con un uomo possono essere affascinanti, seduttive e con una donna assumono atteggiamento amicale. Siamo sorelle, ci vogliamo tanto bene, dopodiché a fine incarico o se non mi piace quello che tu fai, anche se non ti ho pagato mai come si deve, ti mando a quel paese e ti faccio perfino sentire in colpa.

Si realizza così una relazione professionale/ricattatoria: tu amica osi fare questo alla datrice di lavoro dopo che lei ti ha trattato in modo così umano? La logica del capitale a piene mani applicata da una che veste di marca, ha il suo stipendio regolare, tiene te come se fossi la sua pulisci/culo quando in realtà rappresenti la sostanza del lavoro che lei da sola non riuscirebbe a fare, ti considera come una “sorella”, qualche volta ti paga perfino un caffè al bar, e tu osi contestarle qualche virgola? Non si fa.

E’ in quel caso che emerge la sostanza autoritaria della Raggia che da mansueta e assorellata datrice di lavoro si tramuta in autoritaria stronza che ti sfrutta e pretende anche di farlo con licenza di frustata. Eccomi qui, dunque, al primo giorno con una che per prima cosa immagina che il suo sia un gesto di bontà perché darebbe a me l’opportunità di darle luce. Come la schiavista che dice al povero nero che le tiene il ventaglio che dovrebbe lui sentirsi onorato di farle vento. Così, allo stesso modo, io dovrei essere onorata di regalarle un po’ di luce e realizzare per lei un po’ di marketing sparso con miglioramento assoluto della sua immagine.

Dipende da me, d’altronde, fare vedere al mondo quanto lei sia piena di appeal, invece che la stronza che in realtà poi è. Da me dipende il fatto che gli altri possano vederla, valutarla e leggerla come si trattasse di una specie di diva. Così è il lavoro di immagine che si realizza per mettere in rilievo una persona. Ci sono tante figure nel campo della comunicazione che lo fanno a vantaggio di chiunque. A me è toccata lei, per ora, e più la guardo e più mi dico:

davvero devo fare apparire te che sei non più di una scorreggia disarticolata, timida, soffiata, neppure sostanziata da un odore e un rumore pieno, qualcosa che valga la pena di amare, adorare, votare e comprare?

Saprò dire di te che sei perfetta quando mi sembri la creatura più imperfetta della terra? Saprò dire di te che sei una creatura altruista e meravigliosamente affidabile se sei la stessa persona egoista che immagina di avermi a sua disposizione e a portata di decine di mail al costo di un rimborso spese di pochi euro al mese?

Non ho altro da fare, adesso, mi tocca accettare. Un consiglio per chi si trova nelle mie stesse condizioni: non credete mai a quelle che vi prendono per il culo dicendovi che per voi si apre una grande carriera. E’ una stronzata. Vi invogliano soltanto a farvi piacere la miseria che vi danno, sempre se ve la danno. Non c’è alcun futuro e non siete o non sarete mai indispensabili. Domani vi racconto qual è stato il primo incarico “politico” che ho ricevuto.

Intanto le insegno come si fa ad aprire un cazzo di account mail perché la tizia non sa fare neanche quello. Poi dicono che il centro sinistra rappresenta il progresso…

—>>>Capitolo 2] Malafemmina e il convegno per le pari opportunità

NB: Malafemmina, diario di una precaria qualunque, è un personaggio di pura invenzione. Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale. 

5 pensieri su “Malafemmina e la datrice di lavoro che fa la politica”

  1. dài questo articolo è una stronzata, la tizia ti sta antipatica fine. Non è mica un argomento significativo, pregnante, non è materiale da articolo, è buono al massimo per un tweet…. Se la detesti così tanto non lavorare per lei, tanto per quel poco che ti paga puoi sempre trovare da stirare le camicie. Inoltre accettare di lavorare sottocosto è concorrenza sleale, contribuisce ad abbassare i salari.

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