Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze, Violenza

#Femminicidio: quella violenza che non veniva dal porno!

Alle attrici porno le femministe antiporno dicono un sacco di cose. Sarebbero tutte vittime e sfruttate. Non sarebbero autodeterminate. Non sarebbero neppure tanto in grado di intendere e volere nel caso in cui queste dicono che quel lavoro l’hanno scelto, che non è in quel contesto che risentono di maschilismi e sfruttamento e che vorrebbero casomai essere liberate dallo stigma che poi è quello che nel resto della società giustificherebbe la violenza.

Se insisti nel dire che la attrice porno autodeterminata, quella che lo fa per scelta e ne va anche orgogliosa, sarebbe ne più e ne meno che una zoccola, una serva del patriarcato, stai dicendo alla fine che tutto quel che avviene a lei se l’è cercato. Che brutta cosa non ascoltare le donne e immaginare di volerle salvare da cose dalle quali non vogliono essere salvate e così poi non ascoltarle su quel che le opprime per davvero.

Per dire: c’è una donna, il cui cadavere è stato rintracciato da poco, che forse è stata uccisa dall’ex convivente. Ginevra faceva l’attrice porno e mentre tutt* affermano che il pericolo per lei starebbe sul set e fuori dalla “famiglia” invece, come avviene di solito, è proprio nella rete di relazioni, affetti più intimi e privati, che va ricercato il motivo della sua morte.

Alla luce di questo, pensate che lo stigma sul porno aiuti queste donne oppure no? Perché la stessa cosa si potrebbe dire per le sex workers. Ci sono vittime di clienti e sfruttatori ma poi ci sono anche quelle che semplicemente vengono ammazzate dagli ex mariti, come avviene anche per altre donne, e il fatto che i partner le uccidano o le picchino dipende a volte anche dal fatto che lo stigma impresso su di loro è tanto e tale che lascia pensare che questi uomini, anzi, sarebbero dei santi a sopportare quella che allarga le cosce per mestiere. Da lì in poi le giustificazioni si sprecano, fino ad arrivare al punto, come è successo in Svezia, presi com’erano dalla foga di “salvarla” dal mestiere della prostituzione, da togliere i figli ad una sex workers per affidarli al marito violento.

Ci sono donne poi che pur di essere “salvate” vengono consegnate a tutori che le violentano, le stuprano, le fanno a pezzi e nessuno dice nulla, perché i carnefici starebbero altrove e giammai si ritiene che ascoltare queste donne, a partire dai loro desideri, dalle loro scelte autodeterminate, potrebbe essere utile a salvarle dalle violenze che loro patiscono per davvero. Perché ciascuna soffre di una violenza che non può essere rispondente a una visione calata dall’alto, ma è una questione personale, perciò conta la donna come soggetto e non chi quel soggetto lo riduce a oggetto sovradeterminandone la volontà.

Ecco, mi chiedo, se qualcuno avesse ascoltato Ginevra, ma l’avesse ascoltata sul serio, potrebbe essere oggi ancora viva?

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