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La retorica sul femminicidio non serve a niente

Da un nuovo quotidiano, Il Garantista, oggi per la prima volta in edicola, questo pezzo che condivido perfettamente. Vi segnalo allo stesso tempo un altro pezzo sulla versione online del giornale in cui Angela Azzaro parla della gogna mediatica riservata al presunto “colpevole” nel caso Gambirasio. Buona lettura!

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La retorica sul femminicidio non serve a niente

di Elettra Deiana

Nella tragica vicenda di Motta Visconti ci sono tutti gli elementi per rimettere in scena alla grande quell’horror pornografico che infesta la cronaca nera ed è diventato ormai l’ingrediente indispensabile di questo tipo di informazione. In realtà tutto questo non ha nulla o poco a che vedere con l’informazione. E’ al contrario, una narrazione costruita su una precisa semantica e su precisi meccanismi comunicativi, il cui fine è soprattutto il coinvolgimento emotivo di chi ascolta, guarda, compulsivamente si informa e sa tutto, in ossessiva continuità con luoghi dell’indagine e del giudizio.

La conseguenza è che dal diretto coinvolgimento del grande pubblico e dalla scalata di contraddittori sentimenti che da ciò scaturiscono, trova troppo spesso giustificazione – e auto-giustificazione deontologica – il compiaciuto meccanismo mediatico del “mostro in prima pagina”. Quel pathos giustizialista che è ormai indispensabile a promuovere l’audience e nello stesso tempo funzionale psicologicamente a ristabilire l’ordine delle cose, facendo rientrare nell’eccezionalità l’orrore della tragedia.

L’eccidio avvenuto a Motta Visconti ha tutti gli elementi per una messa in scena da occhio pornografico, a cominciare dai particolari matrimoniali, da giovane e bella coppia felice delle foto carpite a facebook, al racconto con tutti i dettagli della strage familiare, di cui gli investigatori hanno reso edotti i media e che i media hanno ritrasmesso – a dosi diverse va detto – nei tg di massimo ascolto, salvo poi scusarsi distrattamente, quelli che invece non hanno risparmiato proprio nulla, per aver ecceduto in questo tipo di informazione. A Motta Visconti è stata uccisa una donna e i suoi figli. C’è un marito e un padre che ha confessato. Che dire, a questo punto, se non che la legge faccia sobriamente il suo corso? Sobriamente, cioè senza teatralizzazione.

Aggiungendo che la cosa peggiore, che non aiuta nessuno ma crea soltanto alibi e nascondimenti, è che riprenda il dibattito pubblico sul femminicidio, come mantra onnicomprensivo che spiega tutto. I modi in cui il dibattito su questo tema è avvenuto hanno portato alla pessima legge di un anno, che, ovviamente, non ha affatto impedito che le donne continuino a essere ammazzate da un maschio. L’ossessione protettiva nei confronti del femminile, la costruzione della donna come vittima predestinata del maschio, l’incapacità o la non volontà di leggere tra le pieghe contraddittorie dell’umano (maschile e femminile) in cui siamo immersi, nell’intreccio di pulsioni ancestrali e implosioni contemporanee, deficit relazionali e blocchi esistenziali, contribuisce soltanto a indebolire l’immagine pubblica delle donne e il rispecchiamento di ognuna nella percezione sociale che di cui è circondata. Insomma è ostacolato ciò che servirebbe: quel passo avanti di qualità, nelle relazioni umane, che, se mai avvenisse, sarebbe possibile soltanto per il farsi delle donne protagoniste a tutto tondo di nuovi processi di cambiamento antropologico dei rapporti umani.

A margine: Vi prego: no alle fasce a lutto anti-femminicidio per i calciatori! http://wp.me/p2WlVi-35i 

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