Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Femministese, R-Esistenze

Basta mamme!

di Valentina Nappi (da un suo status facebook)

Basta mamme! Baste mamme! Basta mamme! Basta con queste ragazze del popolo che, come le bestie, sfornano figli irresponsabilmente, soddisfando il loro egoistico, schifoso istinto di procreazione! Basta con questa cultura schifosa del matrimonio, dell’abito bianco, della cerimonia, del corredo! Basta con tutte queste stronzate finalizzate ad alimentare la voglia delle ragazze del popolo di rendersi funzionali a un sistema comunitario che riproduce se stesso e la propria logica! Un femminismo che si rispetti dovrebbe innanzitutto opporsi a tale metastorica e metaculturale forma di indottrinamento – forse la più diffusa, massiva, sistematica e pervasiva forma di indottrinamento della storia umana – femminile ma anche maschile.

Ahimé, il femminismo della differenza, enfatizzando la “possibilità generativa”, non si oppone a tutto ciò, ma anzi rema in tale direzione. Indipendentemente da quali siano – in qualche senso in cui abbia senso parlarne – le effettive tendenze “strutturali” femminili codificate nei geni, perché non opporsi a un così pervasivo sistema di condizionamento culturale? Se ci si pensa, è qualcosa di mostruoso: le bambine sono educate fin dalla nascita a coltivare il sogno di diventare mamme. Sembra “normale”, ma si tratta dell’archetipo dell’indottrinamento di stampo fascista. Sembra “normale”, ma se ci si pensa è pazzesco: si tratta un vero e proprio, ossessivo lavaggio del cervello che fa ricorso a narrazioni, giocattoli, modelli culturali, assiologie inculcate, lessico assiologicamente connotato, eccetera.

Quella che è semplicemente UNA delle possibili opzioni esistenziali di una femmina di homo sapiens viene spacciata per la “normalità” (concetto di stampo fascista) o, peggio, per la “funzione naturale” (concetto filosoficamente inconsistente) delle fanciulle. Basta con questo schifo! Basta! Volete sapere qual è il vero motivo per cui io sono odiata per quello che dico, mentre altre pornostar (del passato o del presente) no? Ve lo spiego subito: loro sono modelli nazionalpopolari, “pane e mortadella”, che in ultima istanza confermano una “genuina” idea comunitaria di femminilità e rappresentano un’idea di trasgressione che poi rientra nei ranghi e finisce riassimilata in una “sana” logica comunitaria. Sono, in parole povere, integrabili.

Non sono incompatibili con l’abito bianco, il matrimonio, i giocattoli per le bambine e tutto il sistema di condizionamento culturale sopra descritto. Sono, in fondo, delle romantiche. Romantiche e nazionalpopolari, come le canzonette d’amore. Al contrario, la mia idea di slegare del tutto le pratiche sessuali dai legami sentimentali, amicali e, in generale, esistenziali – insomma: la mia poco romantica idea di sesso come tecnica – non è psicologicamente integrabile nei modelli comunitari di cui sopra. Io faccio imbufalire la ragazza che aspira a fare la mamma nazionalpopolare, io tocco il nervo scoperto della ragazza che sogna la cerimonia e il corredo. E faccio incazzare le loro versioni erudite e pseudoemancipate: quelle sceme delle femministe della differenza!

7 pensieri riguardo “Basta mamme!”

  1. Il problema di Valentina è che sembra voler slegare in maniera obbligatoria, e non solo per scelta, il sesso dai rapporti affettivi. Questa tendenza la tradiscono anche le sue esternazioni spesso ciniche, o quelle che negano la possibilità della gelosia in una coppia, come se si dovesse obbligatoriamente aderire al modello di coppia aperta. In questo la trovo estrema; per il resto sono perfettamente d’accordo.

  2. Non credo che una madre non possa essere femminista, o non possa insegnare a un figlio o una figlia il rispetto per gli altri, o peggio non si sia rispettata quando ha procreato.
    Ognuno fa ciò che vuole del proprio tempo col proprio corpo e la propria testa.
    Autorelegarsi in categorie obbligatoriamente non mi è mai piaciuto e spero mi perdoni Valentina se, pur non sentendomi egoista o fascista, vorrò procreare in futuro.

  3. Valentina penso che tu sia eccessivamente rigida nel tuo pensiero.
    Concordo sul fatto che, spesso, i figli non vengano pensati ma solo fatti (e con questo intendo dire che si sottovaluta la massiccia dose di responsabilità che comporta avere un/una figli*). Penso, però, che i desideri, sogni e aspirazioni di ognun* siano personali e soggettivi.

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