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Di femministe esorciste e altre storie

Le puoi distinguere perché sui loro spazi web solitamente espongono i brandelli di carne delle “vittime” per fare vedere quanto le stesse espositrici sono “vittime“. Potessero tatuarsi la parola “vittima” sulle chiappe lo farebbero, perché vittima è sacro, vittima è davvero bello. Corrente barbaradursista, mancante dell’aureola giallastra che è oscurata dal passaggio di troppa torvitudine rosicante e infausta, procede all’indizione del corteo virtuale di sante indignate in ronda antisessista affinché il web sia ripulito dalle streghe che non pronunciano il verbo come si conviene. Moralizzatrici d’ordinanza e maestrine dalla penna rosa, che amano fare processi virtuali, dare punteggi, promozioni e da prime della classe immaginano di poter anche segnare con fischietto (rosa pure quello) uno stop da cartellino (giallo).

Il rogo per le streghe del web è una sorta di fiammante indignazione che circonda la tua visibilità, perché quando tu sarai delegittimata nessuno leggerà quello che hai da dire e il punto è che bisogna che il mondo non mi legga e non giudichi secondo il proprio metro quel che dico. D’altronde è logica di questo genere di femministe quella che: “esiste una situazione autoritaria in cui alcune donne, nel ruolo di madri o sorelle maggiori, si arrogano il compito di visionare il materiale, scritto, filmato, allo scopo di impedire che figlie o sorelle meno illuminate possano farlo, ed è questo che annulla l’agency. Rappresentanti delle vittime supposte, si pongono alla loro testa confiscandone i diritti, non foss’altro quello di stabilire se hanno torto o ragione. L’argomento della vittima ha sempre dalla sua il pathos dell’insindacabile.” [Critica della Vittima, Giglioli, ed. Nottetempo].

Perciò il punto è che non devono leggermi e basta perché c’è chi si contende il primato della femministitudine e intende dire, a chiare lettere, che solo lì risiede il femminismo vero. Dovete leggere solo quella gente là. Solo loro sanno. Sicché sarete condotte per mano o a suon di politica del terrore (attente a voi! lì risiede il diavolo, Eretica è amica del nemico, Eretica è una strega…), degne leghiste dei giorni nostri, su quella tale pagina facebook, quel riferimento web, quello spazio blog, zone “sicure” dove loro vi tratteranno con tanto ammmore e vi diranno com’è fatto il femminismo vero in cui le donne si amano davvero e si vogliono tutte moooolto bene. Si. Come no. 😀

E pur di dimostrarvi che lo spazio o il riferimento giusto non sono io ci sono certe giustizialiste che compiono svariate mosse di appropriazione culturale di storie che a loro neppure appartengono e s’improvvisano antagoniste senza aver fatto un giorno di piazza, una occupazione, una lotta movimentista, in vita loro, poi quelle che hanno scoperto oggi l’anarchismo e l’anticapitalismo e pretenderebbero di insegnarlo alle compagne o a me quando fino a ieri erano liberal/giustizialiste e dipietriste dichiarate e sfegatate, di quel partito che voleva la legge reale per i movimenti di piazza, ed erano anche forcaiole, legge dura, certezza della pena, più galera per tutti, evviva evviva, quanto sono belli i tutori e i patriarchi dello stato.

Ma non è tutto: le femministe esorciste processano le mie “opinioni”, ripetono mantra collettivi, passano di voce in voce, pettegolezzi che esigono di diventare verità infamanti, allo scopo di esorcizzare il web e il femminismo dalla mia presenza, me stessa dal demonio che alcune pensano mi possieda, allo scopo di evangelizzarmi per indurmi a pentimento, redenzione, espiazione, conversione e nel caso non riuscissero, perché non riescono a spostarmi dalle mie zone laiche, finisce che ricevo sfanculamenti per rosicamenti vari, vittimismi diffusi, inclusi quelli di tali essenze moleste che su facebook insistono nel ritenersi vittime di mondi inesistenti pur di ricavarsi un minimo di microfama che altrimenti non avrebbero.

Le femministe esorciste giocano toccando corde emotive alla maniera più offensiva (per l’intelligenza) che ci sia. Ma come osi parlare così con quella piccola creatura ferita? Non vedi quel faccino insanguinato? C’è un cadavere – disse la femminista necrofila – e lei invece occulta cadaveri, perché dall’esprimere opinioni [1] [2] [3] [4] [5] al ritrovarsi addebitato un reato, tra l’altro anche parecchio grave, per codeste signore che fanno pratica da tribunale dell’inquisizione, è giusto un attimo. E questa pensano si chiami “critica”. La critica è interlocutoria. Loro non si confrontano e non interloquiscono. Tentano solo di evangelizzarti e se non ti converti dunque sei il nemico, un po’ come farebbero le volontarie dei movimenti pro/life. Loro emettono sentenze contro la persona che pronuncia alcune idee e pretendono che tutto il web e le femministe in ascolto ne prendano atto e poi assistano all’esecuzione. Si chiamano gogne, processi pubblici senza diritto alla difesa con espulsione e scomuniche morali come obiettivo finale. Si chiama inibizione della dialettica tra femminismi, con una divisione netta tra buone e cattive e un dibattito perennemente avvelenato da questo astio anti/Eretica per cui ogni cosa che io dico viene sempre tradotta come fosse la voce del diavolo. Allarmi allarmi, non statela a sentire, parla lei, Eretica, immonda creatura, bestia sovrumana, chissà poi perché. Perciò date le loro paradossali e surreali “prove” a dimostrare la mia colpevolezza se a te domani capiterà di condividere un mio link arriverà tizia e caia e poi chissà chi altro e partiranno con una lagna che dura da mesi e mesi e che infastidisce per lo più. Perché sono “faide” a senso unico, con gente che s-parla da sola, senza contraddittorio, perché se invece di s-parlarmi alle spalle avessero il coraggio di parlarmi le loro balle sparirebbero nel nulla.

Siamo diverse. Io non la penso come voi. Questo è chiaro a tutti. Non sono una femminista radicale che si ispira alla Dworkin e alla MacKinnon, così come siete voi; non sono una abolizionista della prostituzione, come voi; non sono una che ama demonizzare i padri, come fate voi; non sono una che divide il mondo in donne buone e uomini o tutori paternalisti oppure cattivi, come fate voi; non sono una che giustifica le donne qualunque cosa facciano, così come fate voi; non sono neppure quella che santifica le donne che rispettano il dogma e cerca a tutti i costi di dimostrare che chi invece ha idee diverse somiglia al demonio, come fate voi; non sono quella che va in giro a evangelizzare e moralizzare la scrittura e la narrazione altrui o, ancora, non sono neppure la moralista che rompe le scatole alle donne che fanno porno chiamandole vittime quando non lo sono o attribuendo loro uno stigma negativo perché non hanno seguito la mia visione morale. Questa cosa qui, per quel che leggo e vedo, siete voi.

Dunque, quel che fate è palese: delegittimare me per ottenere ascolto. Togliermi visibilità con prove ed esercizi vari di demonizzazione per poi fare passare la vostra unica visione delle cose. Perché per voi è una guerra, è colonizzazione, avete in mente di imporre, con ogni mezzo, con un certo accanimento, una vostra visione morale, e vorreste autoritariamente essere le uniche a vincere e prevalere, io invece penso che chiunque dovrebbe avere voce, incluso e soprattutto le donne in nome delle quali dite di parlare e che NON si sentono assolutamente rappresentate da voi. Delegittimare i femminismi che non vi piacciono, quelli che insultate con intolleranza quando dite che sarebbero post/femminismi, il che per voi equivale a dire che sarebbero dirette espressioni del patriarcato, delegittimare tutto quello che non vi somiglia affinché sopravviva solo il vostro pensiero, è autoritario. Rispetto a questo vostro modo di fare io sono e sarò sempre contraria.

E qui io rivendico la mia libertà di dirmi femminista senza vedermi attribuire di volta in volta stigmi, lettere scarlatte, infamie e ingiurie da parte delle tifoserie unite di questo gruppo di “femministe radicali”, perché il mio è un percorso politico, pulito, chiaro, evidente, puoi essere d’accordo o no ma non lo impongo a nessuno e non vado in giro a dire, come ha fatto una di queste signore “ma non devi mica essere tu a vincere!“, e mi diceva questo mentre io ripetevo che se voleva parlare di prostituzione bisognava si rivolgesse alle sex workers che chiedono regolarizzazione e non a me che do loro voce. Io non sono a fare la gara tra prime della classe e altri branchi corporativi sparsi nel college modello statunitense. Sono una adulta, io. Non ho risentimento e odio nei confronti di chi non la pensa come me. Non nutro alcuna avversione in senso personale nei confronti delle persone che non la pensano come me, così come avverto invece da altri commenti che leggo e che sono rivolti a me.

Quel che succede in Italia non è tra l’altro neppure una storia così personale perché è successo anche con altre donne (lo so perché ci siamo parlate) ed è successo solo in virtù del fatto che erano espressione di un pensiero differente. Si tratta di conflitti che si realizzano in tutto il mondo, da anni. E’ lo scontro tra femminismi autoritari, radicali, anti/sexpositive e femminismi pro/sexpositive. Il femminismo autoritario, così necrofilo e attaccato alle figure delle donne/vittime per sfruttare l’emozione ed evocare autoritarismi, tutori, leggi repressive e censure, è integralista e l’integralismo, ovunque, Stati Uniti e nord Europa in testa, schiaccia e uccide ogni complessità. Non ne considera alcuna. Io sono il diavolo, lo è la pornofemminista, lo è anche la sex workers autodeterminata della quale si dirà, diffamandola, che è parente stretta dei papponi, così come di me, che vorrei una visione dei ruoli di cura non legata, mai, ai generi come costruzione culturale, viene detto che sono nemica delle “mamme”, quelle vecchia maniera, da ventennio, per capirci. E che dire della posizione di queste femministe rispetto alla questione “maschile”? Per loro gli uomini sono colpevoli, a prescindere, anche senza una accusa certa. Anzi, basta una accusa, e buttiamo al cesso il garantismo. Per tutte queste ragioni e altre ancora io non potrò mai essere quel tipo di femminista lì. Io sono altro. Lo sono con orgoglio. A tetta alta. Pazienza se non ci capiamo. Per quel che mi riguarda il mondo è grande e ci si può stare tutti quanti. C’è libertà di religione, perdio. Potrò però dichiararmi atea e praticare altre filosofie? Potrò esigere che la vostra religione non diventi imposizione normativa per tutte? O davvero devo tollerare questi esorcismi virtuali con gente che viene a farmi Vade Retro Eretica, qui, sul mio blog? 😀

State bene, mettetevi il cuore in pace, state serene, e non abbiate paura del “demonio”. Vi giuro che di demoniaco ha solo l’immagine che gli è stata regalata, suo malgrado, da chi di mestiere, per l’appunto, voleva solo fare l’esorcista!

Ps: vi consiglio caldamente la lettura del libro Critica della Vittima, perché spiega perfettamente come e perché esistono gruppi di persone che “in nome delle vittime” immaginano di poter disporre del potere di imporre qualunque cosa. Non c’è guerra più “santa” e “violenta” di quella compiuta in nome delle “vittime” (o presunte tali). Perciò quando la “vittima” prende parola e si autorappresenta quel che vedete è un cortocircuito. Ecco, ci sono femministe che stanno cortocircuitando. Io, invece, sono una “vittima” – femminista – che ha compiuto un percorso e una elaborazione di tutto rispetto, che non si fa strumentalizzare né dettare le scelte e la narrazione da nessun@ e che si autorappresenta. Questo è tutto.

diotiama

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