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Orange is the new black è una serie televisiva statunitense ispirata alle memorie di Piper Kerman. Piper finisce in carcere per aver trasportato una valigia piena di soldi di provenienza illecita. All’epoca stava con Alex, implicata nel narcotraffico internazionale e che in un modo o nell’altro riusciva e riuscirà a scaricare sempre tutte le responsabilità su Piper.
La serie televisiva è fatta bene, riesce nell’impresa di raccontare il carcere in modo disincantato, senza dividere il mondo in buoni e cattivi e senza colludere con quell’impostazione repressiva e securitaria che immagina la galera come soluzione per tutti i mali. E’ una serie fatta per intrattenere un pubblico più o meno adulto, con scene di sesso esplicito, soprattutto lesbico, con la definizione di dinamiche relazionali complesse che non vengono mai rappresentate con un comodo chiaro/scuro.
Le donne in galera non sono vittime ma come ogni altra persona in carcere sono la somma di una serie di eventi che le ha portate lì. Hanno scelto, si sono trovate a vivere alcune circostanze, erano troppo addentro al proprio vissuto per pensare che vi fossero delle regole da rispettare e alla fine si beccano una punizione fatta di isolamento, perdita di benefici e comodità, e qui si parla di una doccia calda, una crema per il viso, una pinzetta per togliere il lungo pelo che nasce frequentemente sul mento, gli assorbenti, gli ormoni per la carcerata trans, la possibilità di leggere un libro senza essere continuamente interrotte da una manica di folli che non ti danno tregua, perché il carcere è innanzitutto questo: bisogna resistere alla convivenza con persone che non sceglieresti mai di avere accanto.
Legami forzati, prove di lealtà frantumate, patti di reciproco rispetto mai presi in considerazione, perché quando si arriva al punto che bisogna sopravvivere rubi al vicino, te ne fotti di quello che succede alle altre e la solidarietà o l’empatia va a farsi friggere. D’altronde di empatia nei confronti delle persone in carcere un certo mondo giustizialista non ne ha neanche un po’. Sono monnezza e come tale bisognerebbe trattarli, salvo che esistono movimenti per i diritti civili, spesso avversati da pietose e forcaiole masse che dicono di stare dalla parte delle “vittime”, di volta in volta differenti, che insistono nel definire i/le carcerat* come persone da curare, tenere al caldo e non fare morire. Perciò le istituzioni carcerarie sono un insieme di ipocrite strategie aziendali, buone per ottenere finanziamenti, incarichi di prestigio e nomine governative, in cui si finge la volontà di un recupero sociale della persona carcerata e si nasconde l’abuso, lo sfruttamento, la condizione di abbandono, la negligenza o la volontà di arricchimento con quell’appalto o l’altro, con soldi spesi per opere mai realizzate o per prestazioni mai ottenute, perché l’industria del salvataggio è questo: un furto di soldi pubblici che specula sul concetto di sicurezza dei cittadini per fare business, talvolta privatizzando questi “servizi”, e per lucrare sulla pelle di persone che prima che punite vengono semplicemente usate.
Il libro di Piper d’altronde racconta una fauna ricca di soggetti che non hanno la forza o l’energia di guardare al di là del proprio naso. Tante donne subordinate alle divise, a sorveglianti e potenti che sono solo lì a tentare di spartirsi il territorio in modi più o meno manipolatori e violenti. Le capebranco le distingui dal fatto che per ottenere potere e visibilità non fanno che parlare male della possibile rivale, per quanto la rivale altro non vuole se non esistere e resistere in quella condizione. Ma per le capebranco è un gioco. Un gioco dividere due amiche per avere in pugno la meno forte e quella più malleabile, un gioco ordire complotti e organizzare squadrismi per ottenere il comando della zona doccia o della cucina. Un gioco semplicemente per fare del male a quella che si ritiene essere una specie di demonio. E’ il caso della malatissima protagonista che perseguita Piper per tutta la durata della prima serie. Infine arrivano alle mani, la folle tenta di ucciderla perché non resiste all’idea che l’altra continui a respirare e Piper le spacca i denti davanti ad una guardia che non interviene mai per difenderla.
Siamo alla seconda serie e Piper è diventata disillusa, disincantata, presa per il culo anche dall’ex fidanzato che comunque è coinvolto suo malgrado nella faccenda e tenta, come fosse una divertimento radical chic, di trarne vantaggio. Lui è stimato e ricercato perché ha la fidanzata in galera e questa cosa in certi ambienti porta lustro. Così lui strappa confidenze e scrive un articolo che gli dà fama e spazio su un grande giornale. L’unica volta che accetta di rivederla è per chiederle di condurre una inchiesta dall’interno affinché lui possa scrivere altro, invece Piper lo manda a quel paese e comincia la sua personale ascesa verso il raggiungimento di un suo personale obiettivo. Propone al dirigente di scrivere un bollettino interno al carcere, nessuno meglio di lei, così colta e intelligente, senza turbe mentali e senza intenti di dominazione di branchi, d’altronde può farlo.
Ho visto la prima e sto vedendo la seconda serie in inglese, che rende molto meglio dell’italiano. Vi suggerisco di guardarle e poi mi dite cosa ne pensate. Potrebbe essere un buon modo per passare qualche sera al rinfresco, dopo il mare, con la consapevolezza che tutto quello che fate non è mai scontato. Potreste perderlo, un giorno. Potreste anche rendervi conto che la vostra migliore amica è una persona orrenda, che la vostra buona fede e ingenuità finisce sempre per mettervi nelle condizioni di dover pagare per le responsabilità altrui o che le persone che vi stanno accanto sono ipocrite, menzognere e fanno schifo. Potreste rendervi conto che l’unico modo per sopravvivere in questa grande galera che è il mondo è quello di guardare alle persone per quello che sono, né giuste né sbagliate ma solo eventualmente egoiste a realizzare i propri recinti. Quelle che hanno creduto qualcosa di più ampio, felice e solidale, si sveglino e inizino a guardare anche il mondo delle donne, dentro o fuori dal carcere, per quello che è: una guerra tra branchi normativi che tentano di ottenere residui minimi e tristi di potere. E io che faccio? Io mi godo il mare. E rido. I branchi mi annoiano. Perciò sono una cagna sciolta…
Io ho iniziato a guardarlo per la storia lesbica (anche noi come le etero abbiamo bisogno delle nostre storielle e dei nostri sex symbol 😀 ) però mi ha preso davvero tutto il contesto, per vari motivi:
– perché si parla di un carcere femminile e non se ne era mai parlato così tanto in una serie tv, o al cinema
– è stato criticato per il ritratto che fa della “comunità nera”, io l’ho trovato molto coraggioso sotto questo punto di vista, intendo descrivere la rivalità fra tribù, come le chiama una delle protagoniste, e la solidarietà che vige all’interno della tribù stessa, sono cose che a noi piace pensare non esistano e invece sono una realtà anche fuori dal carcere, anche in Europa
– perché in un episodio si dice forse la cosa più genuina e logica che si può dire sul carcere: gli esseri umani non sono fatti per vivere lì dentro
– perché abbiamo tutti bisogno di essere accettati da qualcuno ed essere soli fa paura
. perché la protagonista è bisessuale. Punto. Non è né confusa né promiscua. Ci sono ancora tanti pregiudizi sulla bisessualità, anche dentro il mondo LGBT
– perché ogni volta che vedo una gallina mi chiedo se è piena di eroina 😀
Lo seguo da un po e posso dire che è fatto molto bene..e in effetti è unico del suo genere ho scoperto cose che davvero ignoravo e non oso immaginare nei carceri femminili italiani come sia!