Update: Qui le spiegazioni di Barbara Spinelli. Per me più incomprensibili della lettera pubblicata su Il Manifesto. Viene fuori che i garanti non sono garanti di alcunché. Da quando i garanti decidono per tutti? E si è perfino parlato di un sorteggio? Assurdo. Comunque sia leggetela.
>>>^^^<<<
A chi crede ancora che il progetto della Lista Tsipras sopravviva suggerisco di leggere l’articolo di Enrico Sitta, militante di SeL, il post di Nicola Fratoianni, poi leggete il pezzo di Christian Raimo, non prima di aver letto la lettera di Barbara Spinelli su Il Manifesto. Suggerisco anche la lettura del post di Alessandro Gilioli e quello di Elettra Deiana che sintetizza perfettamente qual è lo stato di salute della sinistra italiana. Rivolgendosi a Marco Furfaro [QUI la sua risposta alla Spinelli], il candidato “eletto” ed escluso, di SeL, al quale va la mia solidarietà, parlando dell’assemblea di ieri dalla quale era venuta fuori una mozione di “sfiducia” nei confronti della Spinelli, dice:
“Caro Marco, mi dispiace, puoi immaginare quanto. Ho seguito tutta l’assemblea di oggi e ho potuto misurare ancora una volta la distanza abissale che c’è tra la supponenza autoreferenziale delle residuali élites intellettuali della sinistra che fu, che parlano di Costituzione e democrazia mentre praticano senza pudore né limiti l’autonomia – “in solitudine” o “in presenza” – di se stessi (alla faccia del mito della cosiddetta società civile) e la domanda di “politica nelle nostre mani”, di molti giovani là presenti. La partecipazione, la richiesta di senso di ciò che si mette in campo, attraversava gran parte dell’assemblea, ma soprattutto la sua parte più giovane ed era assai forte negli interventi di tutti i ragazzi e le ragazze che hanno parlato della loro esperienza e manifestato il loro punto di vista sulla “democrazia” così invocata e così assente da quell’assemblea. Spinelli chiude il cerchio e il modo in cui la sua decisione è stata presa – compresa la sceneggiata iniziale – fornisce molto materiale di riflessione a chi volesse trarre dall’avventura dell’Altra Europa per Tsipras l’idea che mai come oggi non di un assemblaggio di testimoni di un’altra epoca c’è bisogno ma di una nuova generazione politica che tragga la sua capacità di pensare, progettare, agire dall’essere figli e figlie di questa nostra contemporaneità. E dal pensare all’Europa non attraverso i velami fantasmatici della memoria ma da quello che loro, come protagonisti in prima persona, desiderano e tentano di mettere in campo. perché l’Europa torni a essere democratica, solidale, capace di contrastare i mercati finanziari e di dare futuro alle nuove generazioni.”
La lettera della Spinelli, per quello che mi riguarda, senza nulla togliere all’altra eletta, perché nessuna delle due persone scelte grazie ai voti dovrebbe restare a casa, è uno schiaffo in faccia, una cattiva mossa, una scorrettezza politica. Politicamente scorretta è questa maniera di fare, comunicare via lettera, senza un confronto, una decisione senza aver scambiato due parole per giorni e giorni con nessuno, lasciando “la base” (il che si intende che esiste un vertice) tra i dubbi e l’amarezza, e no, non è così che si fa “la politica”, perché in una analisi senza sconti poi viene da ridere quando qualcuno critica le modalità del M5S, perché quella campagna elettorale l’avete fatta tutti assieme, SeL compreso, e perché mandare a casa SeL che ha contribuito a fare in modo che la lista superasse la soglia di sbarramento del 4%, è una cosa davvero scorretta.
Parliamo di voti: davvero la garante pensa che i voti che le sono arrivati sono arrivati a lei perché la gente la voleva seduta in parlamento europeo? Non è che l’hanno votata come garante, come segno di rispetto, tenendo conto della sua promessa di rinunciare? Non è che quei voti sono arrivati anche dalle stesse persone che hanno votato SeL e che sapendo quel che sanno oggi avrebbero potuto puntare solo sui propri candidati? E questa scelta, pessima, non rappresenta dunque la fine del progetto? Perché un patto tradito è pur sempre un patto tradito e a prescindere da tutto nessuno oggi scommetterebbe sul fatto che il progetto sopravviva. Con quali voti? Come si ripresenterà alle elezioni politiche? Come supererà quell’altra soglia di sbarramento?
Perché la sinistra, quel gruppo di anime belle senza leader, al punto da doverli rintracciare in tribunale, che immagina la politica come luogo di esclusione invece che di inclusione, dove quello no e quell’altro neppure, con quelli non ci parli e guai se tu c’hai parlato perché con te non ci parlo più, dove ti banno se non la pensi come me e ti tolgo il saluto se ti becco a dire qualcosa che secondo il mio metro di misura della sinistrosità mi pare troppo poco di sinistra, quella sinistra lì che rosica perché altrove la gente sa comunicare e piglia voti e poi mette assieme a volte i delusi, gli scazzati, quelli che “io la sinistra ce l’ho più grande della tua”, fino a snobbare lo stesso vicino di Lista e di progetto di cui schifa tutto fuorché i voti, quella sinistra, dicevo, non va molto lontano. Il suo destino è quello di rompersi e frammentarsi ancora e ancora immaginando che tutti siano pessimi a parte loro e l’unione tra quella sinistra e l’intellettualità autoreferenziale di cui parla Elettra non pare generare nulla di particolarmente affascinante. Molto meglio i movimenti non fagocitati dal sistema elettorale. Molto meglio quelle forze che hanno progetti chiari e non sono somme di sigle per superare lo sbarramento. Molto meglio chi discute e progetta e non teme di confrontarsi senza sputarsi addosso l’un l’altro.
Reputo triste questo momento, per chi ci ha creduto, per i soliti sognatori che hanno raccolto firme, hanno fatto banchini, hanno immaginato e dato fiducia a una speranza possibile, per quelli che hanno fatto i porta a porta e hanno pensato che la parte bella di certa politica è proprio il fatto di parlare con la gente e di vedere il sangue vivo, il sudore, la partecipazione. Per chi vive di questo e crede che un futuro cambiamento può avvenire percorrendo vie istituzionali è un brutto momento. Perfino per chi non confida in tutto ciò resta comunque una ferita. E le ferite ciascuno le rimargina come può. C’è chi la prossima volta non voterà o c’è chi voterà altro. E al di là di tutto il punto è che qualunque gruppo politico non può non fare i conti con questo dato: i voti non sono cosa scontata. Così come sono arrivati vanno via.
Ancora solidarietà a Marco Furfaro. Solidarietà a tutte le persone che hanno creduto in questo progetto, perché, checché se ne dica, quando un progetto politico muore in codeste circostanze è sempre un pezzo di sogno e di futuro che se ne va…
L’ha ribloggato su Per la Sinistra Unita.