'SteFike, Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, R-Esistenze

Troia, con orgoglio!

1531613_581935881873576_510010734_n

Ho ricevuto e documentato un insulto, l’ennesimo. Un nick fake di chissà chi (ed è strafigo che ci sia chi ha il tempo e la modalità ossessiva di crearsi un profilo fake per ingiuriarmi), a nome di una donna, presumibilmente femminista, commenta un mio post e dice che “l’ho presa in culo” da xy persone. Immagino sia la stessa corrente di pensiero che qualche volta mi ha dato della “venduta” o ha attribuito le mie opinioni a sicure prassi orgiastiche con uomini cattivi. Quanto sia sessista tutto ciò è inutile che ve lo spieghi perché è palese perfino per chi di antisessismo ci capisce poco. Aggiungiamo poi che essere convint* del fatto che “prenderla in culo” sia un fatto negativo rientra in quella cultura omofoba da terrore anale che solo una persona sessista può sposare. Direi perciò che chi si diletta a lasciare questi insulti non solo è sessista e misogin@ ma pure molto ma molto omofob@.

Dal personale al politico mi viene in mente che questo genere di insulti, rabbiosi, rancorosi, finto/divertiti, velenosi, acidi, vengono spesso dedicati a donne che non restano in riga ed esprimono parole e moralità che non corrispondono al branco. Perché dentro la mischia tu sei degna di rispetto e altrimenti, se sei fuori, se esprimi altro e pensi altro, se non si può accettare la tua diversità, allora sei sicuramente posseduta, da esorcizzare e lì la cosa strana è che ti dà della posseduta, venduta, sodomizzata, e chissà che altro, chi all’improvviso parrebbe diventare la protagonista dell’esorcista. Sguardo incattivito, faccia dalla pelle squamata e parole demoniache ed ecco che dalla bocca di quelle che fino all’attimo prima raccontavano il sommo dolore delle donne e la loro estrema fragilità vengono fuori parole che dette da loro assumono una precisa forma di oscenità.

Sono le stesse che, per l’appunto, immaginano che se non la pensi come loro è perché te l’hanno messo in culo o perché sei una troia, una puttana, una zoccola, una che se potessero ti strapperebbero i capelli. Sono quelle che non solo imprimono uno stigma su certe pratiche sessuali, al di là del fatto che ti riguardino o meno, ma hanno una precisa idea di quel che dovrebbe essere una donna. Alcune tra quelle “militanti” immaginano che lottare per i diritti delle donne debba voler dire una totale presa di distanza dal mondo maschile e dunque se domani una donna seduce, mostra, assume pose sensuali ed esibisce una precisa preferenza sessuale allora, improvvisamente, smette di essere la “sorella” da salvare e diventa una nemica.

E’ il caso di dire allora, passando da un tema all’altro, che sociologicamente parlando è veramente interessante come certe donne reagiscono quando vedono una donna che si espone sul web. Se ti scopri e qualcuno ti insulta c’è chi ti dice che te la sei cercata. In generale ti dicono che sei una esibizionista e se, per dire, il tuo lavoro ha a che fare con l’immagine, è ovvio che ti esibisci e non c’è nulla di sbagliato in questo. Ma le acide comari hanno un problema, evidentemente, con quella che si “esibisce”, che mostra disponibilità, che la dà ai maschi e che, sostanzialmente, questa la conclusione, potrebbe dirsi una gran troia.

Quante volte l’ho letto, in special modo in questo ultimo periodo, in forme più o meno intellettualizzate, che quella lì non si comporta bene perché è una esibizionista? E se poi fai la pornostar e sei vivente, parli, scrivi, ti esprimi e ti autorappresenti, se, insomma, non ti lasci usare in quanto vittima dalle simpatiche moraliste che vorrebbero salvarti dall’orrore, anche se sembra che tu guadagni e ti diverti un sacco, allora non solo sei una esibizionista ma sei anche la peggiore donna sulla faccia della terra.

Sport di certe donne, pseudo femministe ossessionate dalla demonizzazione delle altre che non gli somigliano, è quello di attribuire etichette e di insultare, perennemente, chiunque mostri un filo di carne e lo faccia con gioia. Apriti cielo. E’ vietato. E mi ricorda tanto certe scene della mia adolescenza quando alcune contestavano bullescamente quell’altra perché “si voleva fare notare” e la spinta a questo genere di contestazione non era altro che del solito tipo: erano semplicemente invidiose. Non è che ci sia molto altro da dire. Sono quelle che hanno difficoltà ad accettare che una venga fuori dalla mischia perché se alza la testa, se appare più delle altre, se per una ragione o l’altra, diventa più visibile semplicemente hanno voglia di abbatterla, ne sono gelose, la vedono e la vivono come rivale.

Lo dico con franchezza: non sono mai stata una bonazza da urlo, per quanto abbia avuto i miei bei momenti, ma non sono mai stata assolutamente gelosa di nessuna. Ho conosciuto e conosco ragazze bellissime e non ho mai avuto il problema di competere con loro. Forse perché ero abbastanza sicura di me e forse perché perfino nell’adolescenza il punto della vicenda, semmai, era che di quella tale ragazza volevo essere amica perché più spesso ne avvertivo l’isolamento. Ho sempre rifiutato l’associazione bella=oca (a proposito, le “femministe” che danno dell’oca alla donna che mette una foto con carne visibile online sono le migliori…) e poi non mi piace fare a gara a chi ce l’ha più lunga perché io mi curo il mio e se facciamo due chiacchiere e due risate insieme, anche se siamo diverse, sono più che contenta.

Riflettevo: il femminismo dovrebbe aiutare a smascherare e disinnescare certi meccanismi. Chiedo: perché ultimamente non solo li giustifica ma li riproduce e li legittima? Perché ogni qual volta c’è un branco che si scaglia contro una donna si scarta a priori l’idea che sia un problema di invidia bella e buona? Non parlo dell’invidia in salsa sessista, perché quella brutta ce l’ha con la bella, o quella vecchia ce l’ha con la giovane, ma parlo di qualcosa di diverso in cui l’estetica c’entra fino ad un certo punto. Ci sono quelle che rovesciano sulle altre le proprie insicurezze e i propri fallimenti, immaginano che se hanno problemi è per colpa di tizia e caia e poi ci sono quelle che, semplicemente, su quella tal donna proiettano una serie di paranoie e ossessioni che sarebbe bene analizzare in sede terapeutica. Canalizzare compulsivamente certi problemi in direzione di quella che diventa oggetto di una caccia alle streghe a me pare stia diventando una prassi. Io vedo branchi in modalità linciante, con i forconi in mano, che si lanciano su donne che la pensano in modo diverso da loro come se fossero fameliche creature in cerca di qualcosa o di qualcun@ da sbranare.

Da quando il femminismo è diventata omologazione, pensiero unico e soprattutto punizione, redenzione, espiazione, insulto libero, alle donne che non la pensano come noi? Da quando il femminismo è diventata una costante gogna con processi online per espellere dal genere femminile quelle che non sono d’accordo con voi? Ma non era un bel modo per stare bene con voi stesse? E voi state bene con voi stesse? O sfuggite in questo modo problemi di cui non parlate mai? Ergendovi a giudici normativi delle vite e delle nudità altrui rendete forse un servizio, simil tutrici dell’ordine morale e pubblico, all’umanità e alle donne? E chi vi ha nominate per questo ruolo? Chi vi ha mai chiesto di rappresentare tutto un genere? Non so. Sono riflessioni.

E voi che altri insulti o battute sessiste avete ricevuto perché non concordate con alcune donne?

Ps: Ricordo che la sodomia era un reato ai tempi dell’inquisizione. Aggiungo che qualche volta mi hanno anche dato della troia. Non penso di essere la sola ad aver ricevuto questo complimento. Si dice troia a quella che si vuole vedere solo a fare pompini al mondo e poi zitta e mosca. Cioè quella che non deve affatto mostrare autonomia di pensiero. Se oltre a fare pompini, quando e se ti piace farli, hai anche pensieri e parole che non allisciano alcun membro o alcuna figa allora diventi, in senso negativo, una troia. Il punto è che se troia vuole dire che sono diversa da te, che non appartengo, che faccio quello che mi pare e piace e che non mi faccio dettare il copione, personale, sessuale, intellettuale, individuale, da nessuno, allora sono orgogliosa di essere troia!

Annunci

11 pensieri riguardo “Troia, con orgoglio!”

  1. Brava, brava, brava! Sacrosante parole! Un po’ di invidia delle più-fighe-di-noi ci può anche stare, è umano. Ma indirizzarle insulti sessisti mi sembra la cosa più aberrante che una donna possa fare ad un’altra donna.

  2. A me è capitato di ricevere prese in giro da amiche le poche volte che mi sono vestita in una maniera anche lievemente più appariscente del solito, oppure se a una festa parlavo di più, cosa che non faccio spesso per via della timidezza. Secondo me però non c’entra l’invidia, non è il mio caso: non c’è motivo di voler essere una del mucchio quale sono io. Me lo spiego più con il fatto che alcune persone sono abituate a pensare che chi è mediamente riservata, sia nei modi sia nell’abbigliamento, sia più facile da gestire e da controllare. Se invece decide di cambiare, o lo fa saltuariamente, bisogna rimetterla al suo posto con battute e scherzi atti a crearle un lieve disagio, ma non credo sia sempre fatto con totale consapevolezza, talora è quasi inconscio: si tende a preferire personalità discrete e prevedibili.

    1. È una cosa che si verifica anche con gli sconosciuti. Ogni volta che mi metto addosso qualcosa anche di non realmente appariscente, le persone si sentono in diritto di piantarmi gli occhi addosso. Non parlo di occhiate, quelle le capisco, ma veri e propri minuti passati a fissarmi senza alcun ritegno, anche seguendomi con lo sguardo. Io lì non ci vedo più della sana curiosità o attrazione, ci vedo un tentativo conscio o inconscio di volermi mettere a disagio, di rendermi una sorta di oggetto in mostra, in vetrina, che può essere analizzato quanto vuoi perché oh, è un oggetto, mica può provare fastidio.

  3. Ho cercato questo tuo articolo perché ho appena ricevuto testimonianza diretta della piccolezza di certi individui. Ho scritto un commento dove affermavo di voler fare sesso con uno anche sconosciuto se mi piaceva ed è arrivato subito il cogl…ehm uomo-controllore a dire che c’è chi non è “troia” come me, uno spasso! Continua così 🙂

  4. Meraviglioso articolo, lo condividerò subito!Tra amiche ci diamo della troia con immenso orgoglio, siamo tre amiche che sono appena uscite da relazioni ossessive, alienanti e che ci rendevano infelici; quindi ora a chi ci da della troia, noi rispondiamo: felici di esserlo! Per noi rappresenta una liberazione ed una serenità che ci meritiamo 😉 L’ultimo troia e anche un “grassa” perché non sono una 40(non in modo scherzoso e nemmeno in senso di merito) mi è arrivata proprio da un’altra ragazza che si diceva pure mia amica, con cui credevo di avere un bel rapporto, mi hanno fatto male, perché è facile mandare a fanculo chi non conosci ed ignorarli, ma da persone a cui hai tenuto da molto male. Comunque sei una grande!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.