Comunicazione, Personale/Politico, R-Esistenze

#Tsipras, piccole miserie elettorali e rigidità identitarie

Questa non è una analisi sulle elezioni. E’ una lettura personal/politica della campagna elettorale così come l’ho vista, per un attimo, in un luogo un po’ più piccolo, presso parenti, dove ci si conosce tutti e in qualche modo ti capita di crescere assieme a chi, oggi, gravita in luoghi politici anche distanti dai tuoi. L’umanità paesana a volte racconta le cose in modo semplice e perciò tutto diventa chiaro, fuori dalle dinamiche viziate dei linciaggi sul web e fuori da ogni comunicazione mediatica in cui s’è perso il pregio di un confronto, senza augurarsi la fine prossima dell’avversario o senza perdere quel minimo di umanità indispensabile per ogni relazione.

Perciò racconto dell’abitudine di una sinistra frammentata non per sfiga ma perché i compagni e le compagne ti trovano sempre il pelo nell’uovo e più che di ragionamenti tra i duri e puri e i sinistrorsi si tratta di una caccia a chi la fa più grave, come ti dimostro che io sono più di sinistra di te e dunque come tu immediatamente devi essere rimosso dagli elenchi degli eletti. Lo so perché a sinistra ci sono cresciuta e in qualche caso ti trovavi a salutare in gran segreto un tuo amico o un tuo ex fidanzato o che ne so, perché se lo facevi alla luce del sole diventavi una reietta tanto quanto lui. Vi spiego in sintesi: la lista Tsipras, per esempio, vedeva forze di sinistra unite sotto questo cappello intellettuale di largo respiro che non ha respirato affatto. Anzi. La lista si presentava unita alle europee e poi le singole componenti si presentavano disunite alle amministrative e alle regionali. Perciò era tutto sommato quasi divertente vedere il volantinaggio in nome di Tsipras alle ore 17.00 e poi alle 18.00 l’intervento nel convegno con il sindaco appoggiato nemico giurato dell’altro pezzo di sinistra che presentava un altro candidato.

La regola era che alle 17.00 potevi salutare quello lì. Alle 18.00 dovevi sputargli in faccia. Se poi la sera ti trovavi a bere una birra con quello delle 17.00 e passava quello delle 18.00 la situazione diventava complicata. Le rivalità interne della lista Tsipras in ogni caso non finivano lì. Dei candidati in lista potevate contarne varie categorie. C’erano le donne e gli uomini in quota SeL, poi quelli in quota Rifondazione, poi la parte intellettuale/culturale che non stava in quota a nessuno e altre varie ed eventuali più una serie di divisioni ulteriori che nei partiti non mancano mai. Perciò ho rivisto scene d’altri tempi, di quando ti consegnavano il fac-simile con le preferenze di tre nomi e l’attimo dopo arrivava il candidato concorrente e te ne passava altri tre. Perché con le preferenze, che sono la massima espressione della democrazia, questo è quel che succede. Allora c’è il candidato tizio che pensa di essere isolato e parla male degli altri, poi ci sono quelli sui quali investe il partito che normalmente, se funziona come dio comanda, investe su un solo nome e mette altri nomi che fanno da portavoti. Lo sanno tutti, tutti sono contenti, e bella lì se riesce il colpo è una gran cosa. A volte c’è chi ci resta male e a volte chi ci resta male viene perfino trattato da infedele, e fatto sta che m’è capitato di sentire cose che mi hanno riportato con i piedi per terra.

Non c’è progetto, sogno, idea, che non si infranga nelle solite piccole miserie. Per quanto le miserie di certa gente di sinistra io le sopporti meglio che per altre. Perciò, forse, sono cresciuta anarchica, perché mi piace salutare l’amico che non vota, poi quello delle 17.00 e quello delle 18.00, perché saluto anche il mio ex compagno di scuola che ora sta nel partito di maggioranza, perché rido con quello che mi butta lì una battuta e che risponde al movimento tal dei tali e io vedo quelle persone per quel che sono, appunto, persone, alle quali dico in modo diretto e con franchezza quel che penso senza tuttavia bannarli, insultarli o ripudiarli mai.

La politica delle candidature, delle campagne elettorali è bella perché fai il porta a porta, parli con tante persone, riesci a godere di tanta umanità che se sincera ti consegna speranze, sogni, passato, presente, futuro, e tutto ciò dovrebbe entusiasmare, dare ossigeno al mondo, invece tutto, spesso, diventa solo funzionale al fatto che si intende piazzare una sola donna o un sol uomo, ciascuno il proprio, per quanto l’uomo o quella donna abbiano di certo grande valore. Ed ecco che questa critica non risparmia nessuno, perché non mi riferisco ad un gruppo in particolare, soltanto penso al fatto che tanta purezza ideologica, che scende a compromessi solo in virtù del maggioritario, delle soglie elettorali e degli sbarramenti, alla fine non paga, non costruisce alcunché, ma svela la sempreverde caratteristica di un pezzo di sinistra dal quale il mondo finisce per scappare a gambe levate.

Syriza, in Grecia, non è come la lista italica. E’, come giustamente dice Gilioli, una cosa più aperta e plurale. Una sorta di Movimento Cinque Stelle articolato con toni differenti, ma che parla di bisogni della gente e che alla gente si apre andando oltre la questione meramente identitaria. Lasciare vacante lo spazio di parola rivolta alle persone di ogni tipo, alimentando e aiutando il nuovo Pd, fenomeno complesso e non sintetizzabile o semplificabile – sono d’accordo con chi lo afferma – a demonizzare il Movimento Cinque Stelle, è giusto un modo per essere funzionali a quel Pd che raccoglie pensieri di ogni tipo, sinistra, centro, boh, con Renzi che è riuscito, in poco tempo, perfino a spodestare Grillo dalla invidiabile posizione di colui che parla al popolo che sempre ha bisogno di risposte.

Dopodiché, dato che a me piace sempre pensare che, a prescindere dalle scelte comunicative che si fanno, la gente sia in buona fede, perché i complottismi non mi piacciono e non mi piace fare il processo alle intenzioni a nessuno, io penso che, per l’appunto, risulta antipatico vedere tizio, caio, sempronio, che votano e fanno campagna elettorale per persone o partiti diversi, che non fanno altro che imputarsi l’un l’altro delle schifezze senza fine, perché per quanto ne so, e parlo di queste persone che ho conosciuto, tutti sono animati dall’idea di voler migliorare qualcosa, ciascuno in modo diverso, e se solo si smettesse di dare addosso alle persone, al di là della critica politica che è giusto fare, e si cominciasse a parlare di pratiche e idee allora potremmo ragionare del perché non funziona la comunicazione fatta in un certo modo o del perché quell’idea non corrisponde ad un buon piano futuro. E tutto ciò non è un “vogliamoci tutti bene”, perché ci sono persone con le quali non si può davvero dialogare e non ci si può proprio confrontare, perché gli ultrà stanno dappertutto, senza distinzione alcuna, ma è un invito a recuperare il senso pieno della politica in cui si tiene conto del fatto che facciamo parte di una comunità. In queste settimane qualcuno parlava di “relazioni”, ebbene, relazionarsi non può di certo voler dire dare addosso a chi non la pensa come te come se fosse qualcuno da appendere alla forca e se, per tante ragioni, c’è chi finisce per voler mettere alla forca anche me perché saluto tizio, caio e sempronio, e trovo interessante confrontarmi anche con chi non la pensa come me, direi che non ci siamo, proprio non ci siamo.

Ps: non me ne vogliamo gli amici e le amiche della lista Tsipras o compagni e compagne di qualunque altra organizzazione. Provo solo a dire che mi dispiace che le cose vadano sempre così. 🙂

5 pensieri su “#Tsipras, piccole miserie elettorali e rigidità identitarie”

  1. Premetto una cosa. Quando si sciolse il PCI lo divisero nel PDS di Occhetto, Uolter e co. e nella Rifondazione di Cossutta, Ingrao e co. Tra congressi e scissioni si perse uno di quei sogni che oggi ci farebbero tanto comodo: l’eurocomunismo. Oggi invece ci becchiamo l’euroconservatorismo-merkelismo-francesismo e le cose vanno così bene che la gente o non vota o vota Farage, per dire.

    Tolto questo penso che alla sinistra italiana manchi innanzitutto un leader: non c’è da vergognarsene, nei fatti quello che Tsipras ha unito, i Vendola hanno diviso.
    Da tenere presente poi che Tsipras è un leader politico, non intellettuale. E a me stanno benissimo gli intellettuali autonomi, MicroMega e tutto il resto, ma il caso dell’intellighenzia italiana è molto particolare perché per storia e vicissitudini filosofiche non si è mai sporcata le mani in quello che era o stava diventando davvero la società.

    La disputa ideologica della sinistra radicale a me pare una cavolata: io mi reputo anarchica eppure ho sempre trovato qualcuno da votare, il meno peggio magari, ma tra quello che c’era non ho mai avuto ‘sti dubbi atroci. È una scusa che serve ai leader di ciascuna fazione per coprire dispute che stanno totalmente sul piano personale, quello che hai visto è quello che succede da mo, una volta ti levavano la tessera del PCI e bon, ora puoi fondare un nuovo partito.

    Si cade, si fallisce, si sbaglia campagna elettorale, va tutto bene non è che ci si deve crocifiggere ogni giorno per la Sinistra Arcobaleno, ma due cose bisognerebbe tenere a mente. La prima è che forse la maggioranza dei votanti è davvero di destra: liberista, conservatrice o fascista che sia. Che non è per forza sbagliato, io c’ho avuto pure la ragazza di destra, mica son morta. Il PD a guardare i flussi elettorali ha preso i voti del PD “bersaniano” più qualcosa dagli esuli delle farloccherie tipo Scelta Civica, non è che di colpo gli italiani siano diventati più renziani o più di centrosinistra, perciò non c’è molto da rosicchiare da quelle parti.
    Quello a cui spero guarderà la sinistra radicale, invece, è quella metà di popolazione che ai seggi non è andata. Ci sono tanti motivi per astenersi: uno a quanto pare è essere poveri, emarginati e non aver accesso ai gradi più alti dell’istruzione, se non è terreno della sinistra questo allora è giusto che SEL, PdCI e compagnia scompaiano per sempre.

  2. Io ho visto sincermanete tutt’altro… e mi fa piacere poterlo condividere. Io ho visto invece una gran voglia di sinistra, il riconoscersi come compagni, finalmente… C’è poi una piccola cosina da considerare, prima di comparare i “comitati per Tsipras” a Syryza… Alexis Tsipras ci ha messo ANNI per unire i partitini di sinistra e i movimenti in Syriza!! Non penso che in pochi mesi, con la situazione italiana che tutti conosciamo, si potesse sinceramente fare meglio di quello che è stato fatto. Al netto di errori vari ed eventuali… siamo appena partiti… e non ci fermeremo!!!! 🙂

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.