Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, Femministese, R-Esistenze

Giù le mani dai corpi delle donne (nelle campagne elettorali parlate d’altro!)

Una cosa pessima non diventa migliore se la tingi di rosa.
Una cosa pessima non diventa migliore se la tingi di rosa.

Poteva andare diversamente, questa campagna elettorale, e ne parlo riferendomi ai corpi delle donne da sempre oggetto di “voto di scambio”, nel senso di un eterno contendersi quello spazio di carne nel “libero mercato” dei voti, a chi ne prende e chi ne dà, in nome delle donne, per le donne, in quanto donne, a chi pratica amabilmente, in senso paternalista, dell’orrido pinkwashing per rivendicare, fino all’ultimo, la superiorità morale che poi porterebbe ad un’unica conclusione: vota me perché io le donne le tutelo, anche a costo di negare la loro autodeterminazione.

Poteva essere peggio, in effetti, questa campagna elettorale, ma è stata quasi paritaria tra libere rivendicazioni di donne che, per fortuna, non si sono lasciate usare. Abbiamo detto e scritto, a più riprese, nel corso di un anno perfido in cui donne funzionali ai poteri hanno provato ancora a definirci fragili e poi a raccontare che in nostro nome avrebbero fatto, proposto, censurato, represso, di tutto e di più. Hanno provato a farci credere che fare un governo con otto donne significasse qualcosa di buono invece che la spartizione, più equamente redistribuita, della cazzate proferite a destra e a manca.

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Hanno provato a farci credere che l’unica politica utile, per noi, sarebbe stata quella di chi ha straparlato di violenza di genere lasciando al macero sex workers, trans, gay, lesbiche, migranti, precarie pestate in piazza dai manganelli durante le manifestazioni. Hanno immaginato che ci bastasse essere anestetizzate con la retorica borghese e moralista sui corpi delle donne e quando abbiamo raccontato dei nostri corpi massacrati di precarietà, fatica, debiti, famiglie sulle spalle, difficoltà a sopravvivere, le stesse che dicevano di voler tanto bene il nostro culo, al punto tale da sorvegliarne ogni centimetro di scopertura, se ne sono strafottute votando leggi che ci hanno economicamente rese dipendenti e massacrate.

Hanno provato a usarci, tutt* quant*, immaginando che per noi fosse prioritario quel che sembra essere tale per tutte le signore che non hanno un cazzo da fare nella vita e che non hanno, come capita a noi, l’assillo di un affitto da pagare a fine mese, le bollette in scadenza, l’umiliazione della dipendenza economica, la mortificazione di chi da un lato ti dice che le donne andrebbero tutelate e poi ti chiama capricciosa o violenta se non ci stai a startene a casa a farti mantenere e scendi in piazza a dire un’altra cosa.

Hanno provato a dividerci tra sante e puttane, hanno giocato sporco, perché senza la loro inutile e vuota retorica borghese e neoliberista sulla tutela dei corpi delle donne non avrebbero altrimenti un cazzo da dire e quindi si sono sostituite a noi, e parlo di certe donne, anche quando facevamo scelte libere e liberamente sceglievamo di vivere la nostra sessualità e l’esposizione dei nostri corpi senza che mai dessimo retta alle balle di chi ci racconta che se non rispondiamo ad una precisa morale siamo sbagliate, malate, vittime, o immorali.

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Perché non dimenticate che in questa campagna elettorale le uniche che hanno chiamato puttane, o neoputtaniste che dir si voglia, le donne e le femministe che non hanno rispettato l’ortodossia, quelle che si sono smarcate dal ruolo di vittime che specularmente altr* tentano di ricucirci sulla pelle, le uniche che hanno chiamate “puttane” le donne che non hanno timore ad essere tali o scelgono di scoprire il corpo sono state giusto alcun* tra quell* che dicevano di lottare per il bene delle donne.

Hanno provato a stringerci tra puttanofobe e moraliste, tra donne di potere perennemente vittimiste, tra borghesi che immaginano che serva scrivere “donne” su un programma elettorale per ragionare davvero di donne, come se non fossimo persone e fossimo invece scisse dal resto o come se la specificità di genere che ci riguarda non riguardasse anche il resto del mondo, ancora a comportarsi come nucleo separato, a fingere una barricata che viene meno quando assieme a uomini altrettanto potenti, misurano l’eguale gradimento nei confronti di banche, industrie e capitale che ci derubano dalla mattina alla sera.

Hanno provato a distrarci e farci decidere in una direzione o l’altra come se noi non fossimo parte di un tutto, come se quello che interessa noi non sia la stessa cosa che interessa nostra figlia, figlio, compagno, compagna, genitori, tutt*. Hanno provato a prenderci per il culo, ancora una volta, ma sono contenta di aver constatato che non ci sono granché riuscit*: siamo sveglie, istruite, intelligenti, e quella campagna elettorale sulla pelle delle donne è già finita prima di cominciare.

Smettete di fare campagna elettorale sulla pelle delle donne. Smettete di usarle per ottenere consenso, voti, popolarità, soldi. Smettete di giudicarle o di moralizzarne le scelte. Smettete di dire alle donne che cosa devono o non devono fare dei loro corpi. Smettete, perché non ci prendete più in giro. Siamo libere, autodeterminate e ci smarchiamo dal ruolo di vittime che vi è tanto utile a farvi ricavare uno spicchio di visibilità, talvolta, soldi o potere. Non siamo più disposte a lasciarci usare, strumentalizzare. E se non siete in grado di parlare d’altro, allora, forse, evidentemente, non avevate poi molto da dire…

Buon fine settimana a tutt* e buon voto, per chi vota, o buon non voto per chi non vota. 🙂

Ps: mi prendo il diritto di inventare un nuovo neologismo per raccontare un movimento tutto nuovo, di donne che si sono rotte le scatole di essere radiografate, giudicate, moralizzate. Si chiama neovaffanculismo. Next time pubblicherò un manifesto femminista che lo reinterpreta alla lettera. 😀

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