Antiautoritarismo, Antirazzismo, Autodeterminazione, Precarietà, R-Esistenze

Sono migrante, clandestina, sex worker e chiedo la regolarizzazione

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Sono migrante e di mestiere faccio la prostituta. Arrivo da lontano e vivo con difficoltà la mia scelta. Non sono vittima di tratta, la migrazione è stata una mia scelta così come la prostituzione. Il mio è un lavoro che mi permette di realizzare qualcosa per me e i miei figli. Ne ho due e stanno con mia madre, nel mio paese, purtroppo, perché le leggi sono complicate e conviene un po’ a tutti mantenerci in condizione di clandestinità.

Ho avuto un problema e sono in attesa di capire quello che mi succederà perché per restare in Italia c’era una persona che mi aveva assunta, con regolare contratto, per fare le pulizie a ore. Questa persona è stata in qualche modo intimidita, ha avuto paura di essere accusata per favoreggiamento, non solo del reato di immigrazione clandestina ma anche di prostituzione, perciò non mi ha rinnovato il contratto e il mio permesso di soggiorno è scaduto. Non ho allora più un lavoretto diurno e sono in attesa di risposta per la mia richiesta di rinnovo del permesso e tutto ciò nonostante io abbia soldi da parte, paghi regolarmente l’affitto e riesca a mandare i soldi a mia madre affinché cresca bene i miei figli.

Mi hanno anche detto, tra l’altro, che se mi espongo troppo potrei incorrere in ulteriori accertamenti per poi essere derubata dallo Stato che assegna cartelle esattoriali senza un conteggio realmente equo. Perciò mantengo un profilo basso e aspetto di capire cosa accadrà domani. Da mesi non posso tornare dai miei figli perché se lascio l’Italia poi non posso più tornare. La situazione per me, adesso, non è rosea, da ogni punto di vista. Quello che faccio io di mestiere non è illegale ma mi ritengo comunque vittima di persecuzione. Su di me pesa il pregiudizio e lo stigma, l’isolamento sociale, l’impossibilità di coltivare una relazione con i miei affetti, perché senza un permesso di soggiorno, attualmente, non posso andare e venire dal mio paese d’origine.

Ci sono altre come me che sono state denunciate perché i datori di lavoro ad un certo punto le hanno scaricate. O meglio: quelli che prendevano soldi per contrattualizzarle in modo fittizio non hanno più rinnovato i contratti e le hanno consegnate alle istituzioni. Tra cause, avvocati e ricorsi costa tutto troppo e vivono sospese perché se la condanna, per aver firmato un contratto fasullo (falso ideologico), è minima allora si potrebbe ancora avere diritto al permesso di soggiorno, se invece la condanna è massima non si ha più diritto a niente. Perciò queste colleghe, solo perché la legge qui in Italia è di questo tipo, non solo devono pagare sempre e comunque per avere qualche diritto, ma sono lì anche ad alimentare una industria in cui tutti guadagnano in qualche modo sulla loro pelle. Neppure quelle che hanno un contratto vero, se migranti, possono dare una mano perché potrebbero perdere ogni diritto.

In generale sono costretta a vivere tutto questo in solitudine con leggi e regole che mi ricacciano in clandestinità. Non fosse che ho legami, oramai, da lungo tempo e che sono abbastanza legata alla mia famiglia che comunque non mi abbandona potrei essere obbligata a rivolgermi ad un protettore. Il fatto è che non posso neppure esercitare serenamente con una collega perché io e lei saremmo a rischio denuncia per favoreggiamento. Non ho ancora abbastanza soldi per comprare un appartamento, che poi è l’unico modo per stare tranquilla, anche se io, in realtà, quando e se riuscirò a mettere da parte un po’ di soldi, vorrei tornare al mio paese e aprire un piccolo negozio.

Se sono stata mai abusata? Direi di no. Sono stata obbligata a fare lo sconto a insospettabili ottimi cittadini perché altrimenti mi avrebbero denunciata. Ma quello che io vorrei è che il mio lavoro fosse regolarizzato. Se mi permettono di registrare il mio lavoro come regolare potrei ottenere più facilmente un permesso di soggiorno. Posso pagare le tasse, e io lo voglio fare, posso anche pensare di fermarmi qui per sempre e chiamare i miei figli a vivere con me. Quello che so è che la legge attuale rende più rischiosa la mia attività e soprattutto è inadeguata se si pensa al fatto che le donne adulte come me sanno quel che è meglio per loro e devono poter scegliere. Ho l’impressione, tra l’altro, che tanta passione abolizionista, da parte di chi dice di voler proibire la prostituzione “per il bene delle donne” in realtà sia una mossa molto razzista da parte di chi non vuole affatto dare a una donna migrante lo strumento per sganciarsi dagli sfruttatori e poter godere così di tutti i diritti che le spettano. Perché le nostre difficoltà sono tante. Se non hai un permesso di soggiorno per un affitto devi sempre pagare il triplo, hai tanta difficoltà ad accedere alla sanità, alla prevenzione e ti viene complicato pure fare una tessera di abbonamento per viaggiare in tram.

D’altronde, se penso ad alcune colleghe, è più che noto come vengono trattate alcune donne migranti, sex worker, che nel momento stesso in cui vengono intercettate, anche se vittime di tratta, vengono portate in un Cie e poi deportate nel loro paese. Parlo di alcune nigeriane che vengono rimpatriate proprio in Nigeria, dove c’è gente che le tratterà sicuramente non benissimo. Io vengo da altri posti ma questa ossessione securitaria e questa repressione che finisce per gravare sulle nostre vite la conosco bene. Non è possibile per noi scegliere. Non ce lo lasciano fare. Allora chiedo a chi partecipa alle elezioni di pensare anche ai nostri diritti. E’ una questione di diritti umani. Vanno protette le vittime di tratta che non vogliono fare questo mestiere e bisogna dare a quelle come me che questo mestiere l’hanno scelto gli strumenti per poter essere libere da ogni tipo di ricatto.

Abbiamo diritto di scegliere, di migrare e vivere come chiunque altro, e personalmente voglio farlo alla luce del sole, senza vergogna per quello che sono e faccio. Grazie di aver ascoltato.

Ps: questa è una storia vera. Grazie a chi me l’ha raccontata. Era pensata come intervista ma poi abbiamo deciso che era meglio se riassumevo la sua storia con la sua supervisione. Lei ci tiene che sia comprensibile quello che mi ha raccontato. Ovviamente la sua privacy va tutelata e ogni riferimento a cose, fatti e persone è puramente casuale.

—>>>Ricordate che il parlamento europeo ha approvato la risoluzione abolizionista Honeyball e chi viene elett@ ora ha il compito di garantire, invece, i diritti delle sex workers che sono rimast* totalmente inascoltat*. 

Leggi anche:

Risorse:

—>>>il network delle organizzazioni europee composte da sex wokers: http://www.sexworkeurope.org
Tutti i post, le traduzioni, le news sul sex working su questo blog a partire dalla tag  Sex Workers

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