Qualche giorno fa una donna, María Montserrat González Fernández, 55 anni, pare abbia confessato di aver ucciso la rappresentante politica del partito di maggioranza (PPE) Isabel Carrasco. Dice che ha pianificato la vendetta dopo il licenziamento della figlia che ha perso il posto di lavoro presso la provincia presieduta proprio dalla Carrasco. La figlia aveva perso il lavoro nel 2011, quando il contratto a tempo determinato con il consiglio provinciale era scaduto e fu scelto un altro candidato a sostituirla. Tra l’altro il consiglio dichiarò di averla pagata in eccesso ed esigeva la restituzione di circa 6.500 euro. Tra cause e contro cause la legge ha dato ragione al consiglio e quella è stata, secondo le cronache, l’ultima goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso.
Non si sa se la figlia, Montserrat Triana Martínez González, 35 anni, sia stata complice nella realizzazione del delitto. E’ stata arrestata ed è comunque sotto inchiesta. Alla Carrasco, nel frattempo, sono dedicate celebrazioni e cordoglio nazionale. I media spagnoli descrivono la Carrasco come la donna più potente della zona di Leòn. Membro di primo piano del partito al potere, era stata alla guida dello stesso nella provincia e poi capo del governo provinciale. “E’ stata colpita con tre colpi di pistola e uccisa un giorno che camminava tra la sede di casa sua e quella del partito. Le due donne, madre e figlia, sono state subito arrestate. Marito e padre delle donne, Pablo Antonio Martínez, è un ex ispettore capo della polizia della città vicina di Astorga. E’ stata arrestata anche una terza donna ma non si capisce che ruolo abbia avuto.”
Isabel Carrasco era comunque una personalità molto discussa. Non molto amata, in verità. Recentemente erano venuti fuori i suoi 13 incarichi per un totale di 12 stipendi.
QUI lei difende la sua posizione.
Gli incarichi erano i seguenti:
- Presidente del Partito Popolare di León
- Consigliere del Comune di León
- Presidente della Provincia di León
- Presidente del Consorzio dell’Aeroporto di León.
- Presidente dell’Istituto Leonese di Cultura.
- Presidente del Consorzio Provinciale del Turismo
- Presidentae di Gersul, Consorzio per la gestione dei residui solidi urbani di León
- Consigliera di Tinsa, società di tassazione leader del mercato immobiliare spagnolo (fino al 2010)
- Consigliera della banca Caja España
- Consigliera dell’Assemblea Generale di Caja España
- Consigliera di Viproelco (gestita al 50% da Caja España), che gestisce il mercato delle case popolari
- Consigliera della rete immobiliaria Inmocasa
- Vicepresidente di Invergestión, società d’investimenti nel mercato immobiliare
Nel 2010 avrebbe percepito 158.000€ di denaro pubblico. Nel 2011 si sarebbe aumentata lo stipendio di presidente provinciale di un 13%.
La condanna del delitto è sicuramente unanime ma il sentimento popolare che serpeggia perciò è differente. E se in Spagna la gente è arrivata al punto da solidarizzare, nelle discussioni da bar riferite qui e là, con le presunte assassine, si capisce quanto e come sia diventata grave la situazione in termini economici e di esasperazione.
La Spagna non è, per capirci, soltanto quella in cui la piccola borghesia è diventata povera, la gioventù è precaria e la gente scende in piazza a manifestare per un reddito e per la casa. E’ anche quella del governo Rajoy che ha inibito le manifestazioni di piazza, deciso regole che vanno dal divieto a pubblicare online foto e video di abusi commessi dalla polizia a quella di innalzare le pene per chiunque osi manifestare in situazioni non autorizzate. Sostanzialmente la rabbia repressa e la frustrazione di tante persone si potrebbe trasformare in odio di classe identificando in una persona in particolare il male. Ora, sicuramente la vittima di questo terribile delitto non era responsabile del licenziamento della ragazza o del contenzioso che ne è derivato, ma anche se lo fosse stata di sicuro l’omicidio non è una soluzione. La violenza contro le persone, a qualunque livello, non è lotta di classe, non è un auspicio, non può essere neppure una cosa comprensibile e giustificabile. Perché se la lotta di classe diventa quella che legittima vecchi e nuovi giustizieri che in nome delle folle vittime di povertà demonizzano e rendono martire questo o quel rappresentante politico non si chiama più lotta di classe e non è neppure una rivoluzione. E’ solo odio cieco e l’odio porta solo ad altro odio, altra violenza e ulteriore repressione.
Non credo di aver mai avuto nulla in comune con questa donna ma mi spiace che l’abbiano uccisa. Sono precaria, ho anche avuto i miei brutti momenti in cui capi e capesse non mi hanno certamente fatto bene, ma i modi per risolvere certe cose sono altri e così come è atroce pensare che qualcuno con accanimento possa voler distruggere la tua vita è brutto che tu possa volerla distruggere a qualcun altro.
La lotta di classe è altro. Con buona pace del film Louise e Michel.