Sento il bisogno di parlarvi d’altro. Mi aiuta la mia amica Irene Chias che in un capitolo del suo bel libro, Esercizi di Sevizia e Seduzione, parla di Vagina Mnestica.
Sarebbe utile avere anche un cervello mnestico, a pensarci bene, giacché perdere traccia degli stimoli che arrivano a ripensare la sua forma non è mai una gran cosa. Di fatto, il cervello, è generalmente pigro, la sua forma si adatta a quelle che poi definiamo solide, dogmatiche e incontestabili certezze, al punto che ogni dubbio sollevato viene trattato con discreta indignazione di fronte a quella che si ritiene un’eresia.
Per mio conto, vorrei dire, non ho mai avuto né il cervello statico e lo stesso posso dire della mia vagina. Allora vorrei raccontarvi come una vagina si adegua ai peni di passaggio, di forma e misura differente, e ne trae ugualmente piacere.
C’era una volta una amica con la quale per un breve periodo di pendolarismo – causa lavoro – condividevo l’appartamento. Fu una stagione molto movimentata che ricordo per l’abbondanza dei suoi partner sessuali. Ne aveva tre e poi diventarono cinque. Li incontrava a giorni alterni, anzi, potrei dire che li riceveva nella sua stanza ad orari compatibili, a volte uno dopo l’altro, e il nostro compito, mio e delle altre che abitavano con noi, era quello di fare le donne-semaforo. Se lei indugiava troppo nel sesso bisognava trovare una scusa per fare aspettare il partner seguente. Invitarlo a prendere un caffè, chiuderlo in un’altra stanza e nel frattempo lei, che era una gran faccia tosta, usciva fuori, veniva a rassicurarlo, diceva che avrebbe fatto velocemente una doccia, e riusciva a mettere alla porta l’uomo delle ore già trascorse per poi ricomparire coccolosa, disponibile e con un’aria comicissima.
Capivo perché gli uomini la desideravano. Non era bellissima ma era sensuale e veramente straordinaria nella sua maniera di farli sentire unici, come si concedesse in esclusiva; stare con lei era appagante, gratificante, e poi, detto tra noi, a sentire i lamenti e gli urli che arrivavano dalla sua stanza, doveva essere davvero passionale e brava a letto. La incontravamo tra una sessione e l’altra, o mollava lì gli uomini, chiusi in stanza, e veniva a parlottare con noi che attendevamo notizie sulle forme, i modi, i tempi. Restavamo sedute per un po’ nel corridoio o sul bordo della vasca da bagno e lei arrivava con la sua vestaglia azzurra e gli occhi chiari e trascorrevamo un po’ di tempo a ridere di tutto.
Nessuna di noi l’ha mai giudicata. Eravamo complici e in fondo era davvero molto divertente. Lei era serena, allegra, e noi facevamo il toto partner per capire chi sarebbe “venuto”, nel senso letterale della parola, e quando. Tra tutte le cose comprensibili della vicenda, ché pure a noi, in fondo, erano capitate avventure senza pretesa alcuna di monogamia, pensando al fatto che loro compensavano diverse esigenze della mia coinquilina, ciascuno con la propria peculiarità, quello che ci spiegavamo meno era come lei potesse adattarsi alle diverse misure. Mi spiego: uno dei partner aveva il pene di una certa grandezza, l’altro era medio, poi c’era quello piccolo, quell’altro con la testa a fungo, quello a punta e longilineo, e noi che conoscevamo i dettagli di quelle performance, raccontati sempre con una fantastica autoironia, non riuscivamo a capire come la vagina potesse, nel giro di così poco tempo, adattarsi a tutte queste misure differenti.
Sapevamo che la vagina custodisce la traccia, una memoria, delle forme e se sei abituata a un pene grande bisogna che aspetti un pochino prima che tu riesca ad apprezzare quello di media grandezza. Se sei abituata a un pene un po’ più piccolo è possibile che prima che ti vada bene una penetrazione con un pene un più grande debba trascorrere del tempo. So che la questione si risolve per alcune dopo il parto ma non è neanche detto. La vagina è elastica. Si dilata, si restringe e poi ci sono quelle che godono di una elasticità che le rende ancora quasi vergini se non fanno sesso per qualche tempo. La sua vagina aveva una elasticità straordinaria. Qualunque fosse la misura, bastava un po’ e lei si adattava alle nuove forme come se niente fosse. Era, diciamo così, una vagina molto aperta alle novità. Una fica progressista e che volgeva sempre lo sguardo verso nuove e più appetibili opportunità future.
Infine lei, ad un certo punto, fece ammenda dei propri “peccati” e scelse come partner abituale quello al quale si era legata di più. Legata è un eufemismo. Era l’uomo con cui il sesso era bello, eccitante e anche divertente. Questa era la sua abitudine. Qualche anno dopo la incontrai, io già abitavo altrove, ed era di nuovo a realizzare la pesca torbida, come la chiamava lei, perché non amava scegliere un partner con il quale trascorrere molto tempo se non dopo aver provato altre e più varie possibilità. Stavolta si era fermata ad appena tre, contemporaneamente, li avrebbe frequentati per qualche settimana, senza impegno, e poi avrebbe scelto quello con cui continuare l’avventura.
Le chiesi: “come fai con gli stalkers? quelli che se li molli ti danno il tormento e insistono?“. Rispose: “non ne ho mai incontrati… io i miei partner li so scegliere, dovresti saperlo…” e poi mi raccontò di una eccezione. Lui era vergine. Gli era bastata una scopata per innamorarsi perdutamente e stazionò sotto casa sua per giorni e notti finché lei non lo minacciò di chiamare la polizia. L’incontro tra me e lei finì così: “mai farlo con uno vergine…“. Ma proprio mai.
Buon week end! 🙂
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fantastica 😉