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La sorellanza in sintesi: pensi diversamente perché non hai scopato!

scopiamopoco

Si discute da giorni di questo, del titolo di un libro, del fatto che se fai la foto con A allora significa che la pensi come A e che non puoi essere ne B ne tantomeno C. Poi si discute del fatto che se B si è fatta una foto con A allora tutte le persone che difendono B la pensano come A e qui il mistero si infittisce perché da un lato c’è chi approfitta un po’ della confusione per dire che allora eccola lì l’essenza dell’attacco al femminismo moralista, quello in stile Snoq, per capirci, quello che divide le donne in quelle per bene e quelle per male, quello che ti spiega che il corpo delle donne è un feticcio sacralizzato e pubblico e mai una tua proprietà del quale puoi fare il cazzo che vuoi, da ieri si discute del fatto che non esiste un femminismo alternativo a quello moralista e oggi, addirittura, leggo in varie discussioni su facebook, siamo al fatto che proprio non esisterebbe un femminismo moralista. L’abbiamo inventato noi che lo critichiamo e il motivo di tutto questo casino sarebbe, udite udite, e qui vedrete l’enorme novità in termini di produzione culturale, motivo dunque sarebbe che non abbiamo scopato abbastanza.

Loro, le veterofemministe, avrebbero scopato un po’ di più, perciò prima di poter discutere di femminismi e riuscire a inserire duerighedue di parole alternative nell’agenda politica e culturale del paese egemonizzata da un pensiero unico femminista, che se si sente lievemente in pericolo mostra alleanze, gruppi compatti di donne che occupano spazi mainstream per raccontare la loro unica visione delle cose, prima di avere diritto di parola senza attenderti un totale disconoscimento e una totale delegittimazione bisogna pareggiare il conto in fatto di scopate. Allora eccoci agli argomenti alti che stanno volando in questi giorni via blog, twitter, facebook, dove si fa a gara a chi ce l’ha più lungo, il femminismo, tanto per mostrare la vera essenza della sorellanza, per dire di un’altra donna che se non la pensa come te è schiava del patriarcato e che solo alcune, rare, illuminate figure sulla faccia della terra possono indicarci il cammino.

Non aggiungiamo nulla a certe perle di saggezza perché siamo un po’ più giovani e la veterosità non ce la siamo ancora guadagnata però una cosa la vogliamo dire: da tempo ci battiamo contro quel femminismo, si, che è moralista, ha riportato a destra l’asse del discorso, ha spostato perfino la discussione sulla violenza sulle donne in senso vittimista ed emergenziale per richiedere soluzioni repressive, giustizialiste, mentre la priorità di alcune non era la questione economica, la nostra precarietà, ma il fatto che per campare dovessimo eventualmente scoprire il culo e utilizzare il corpo. Abbiamo assistito a ragionamenti, rincorse, pedinamenti di manifesti, programmi tv, professioni per donne che vengono viste come nemiche delle donne, descritte in quanto tali, tutte da ricoprire con un burqa e poi abbiamo visto un autoritarismo sempre crescente dove era impossibile produrre un concetto altro senza incorrere nel diktat di quella che ti spiegava cos’era, per tutte noi, la vera via per la libertà.

Ci hanno considerate idiote non in grado di immaginare un discorso di liberazione per noi stesse, ci hanno trattato da “giovani” decorative delle manifestazioni anestetizzanti della nostra precarietà. Ci hanno, infine, spinte, più di una volta, a immaginare che l’unico modo di essere davvero femministe era quello di sposare le quote rosa, la rappresentanza istituzionale, la difesa a oltranza di donne di potere che se criticate per le loro scelte politiche, economiche, istituzionali, si paravano dietro un “questa è un’offesa a tutte le donne”, e altre cose del genere dalle quali era necessario stare a debita distanza. Poi c’è questa ossessione per un corpo di una donna, il culo della Bacchiddu, tema alto di cui si discute da giorni, perché il punto è che lei non lo doveva fare, i culi in campagna elettorale non si scoprono e tantomeno bisogna farsi una fotografia con questo o quella perché bisogna semplicemente fare da gregarie, invisibili, di organizzazioni la cui meta a questo punto appare alquanto vaga.

Di che parla la lista Tsipras? Del fatto che una donna al loro interno non può avere idee proprie? Del fatto che se supera le elezioni esigerà astinenza da bikini per un anno? Di cosa, esattamente? Per non parlare di tutte le discussioni a margine del tema principale, il culo, l’opportunità di presentarlo con trasgressiva cellulite o meno, quella di farsi una foto in una zattera invece che in un gommone, quella di farsi eventualmente una fotografia nell’atto di uno sputo all’altra persona perché in fondo siamo tutte giustiziere, con un preciso codice militante, altro che libertarie e femministe. Qui si parla della voglia di dare lezioni morali a destra e a manca e di rimettere in riga quelle due o tre o quattro o cinque smandruppate che bisogna pur dirglielo che non contano un cazzo. Non hanno mica scopato tanto quanto le veterofemministe, loro, no no. Bisogna che ricomincino tutto da capo.

Allora rispolvero il mio curriculum, per esempio, sperando valgano anche i pompini e le pomiciate sparse, con tutta l’intenzione di colmare le lacune per rimettermi perfettamente in pari, perché potrei narrare che comunque ho titolo per dire che la storia di mettere assieme tutto l’antimoralismo e schiacciarlo associandolo ad una foto e ad un libro che non abbiamo neppure letto rivela un grande timore, la paura, forse, di perdere l’egemonia nel discorso pubblico, politico, ché diversamente non si capirebbe come, all’improvviso, un libro e una foto siano presi a pretesto per delegittimare e squalificare tutta la battaglia autodeterminata di donne che no, puttanesimo o non puttanesimo, non saranno mai d’accordo con voi, con gli snoqqismi, con i moralismi, con tutte le circonvoluzioni varie attorno al tema del corpo delle donne perché a noi piace pensare che ognuna si libera da se’, e che le liberazioni da parte di donne che pensano di sapere, soltanto loro, come raggiungere l’illuminazione, non ci piacciono e anzi ci sembrano la premessa per nuove e innumerevoli colonizzazioni.

E se dire tutto questo significa che abbiamo bisogno di placare l’agitazione grazie al contributo del pene valium allora mi pare che abbiamo molto poco da dirci. Davvero molto poco.

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3 pensieri riguardo “La sorellanza in sintesi: pensi diversamente perché non hai scopato!”

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