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La destra, il valore di un pelo e Conchita Wurst che “deve sparire”

liberoquotidiano

Conchita Wurst, dopo la sua vittoria all’Eurovison Song Contest di Copenaghen, è diventat@ l’ossessione della destra (estrema) italica. C’è chi immagina da ora in poi un mondo di donne barbute laddove è preferibile che il virile pelo cresca solo sulla faccia di uomini il cui pelo dice tutto delle loro eroica gesta, c’è chi ne fa una questione religiosa perché il pelo cresce in faccia ai maschi che dichiarano fedeltà ad un dio, portavoce, profeta, quel che è, c’è chi semplicemente alimenta un dibattito a suon di inviti alla “sparizione” rendendo note le proprie preferenze estetiche. Abbiamo capito che a certi uomini non piace la donna con la barba, d’altronde anche a molte donne non piace l’uomo con la barba perché punge, non sempre è gradevole, non ha alcuna utilità nel contatto di pelle. Ci fa piacere che in tanti siano in vena di confessioni circa il proprio gusto estetico ma non mi pare che qualcun@ obblighi codesti signori ad avere alcuna relazione con quest’uomo, perché tale è, un ragazzo che si veste da donna quando canta, una drag queen, non una trans.

L’aggressività e l’intolleranza di certi messaggi però sono utilissimi a fare capire da quale cultura giunge il diktat estetico che racconta le persone non per quello che scelgono di essere ma per l’imposizione che sono costretti a subire. Tu devi essere quel che vogliono loro, e quale atteggiamento è più autoritario di quello che appartiene a chi vorrebbe normare la vita, le abitudini, le scelte identitarie, sessuali, personali, estetiche di un’altra persona?

Ciascun@ può essere quello che vuole, Conchita Wurst non ha fatto del male a nessun@ e non si capisce perché debba essere oggetto di tanta ostilità. E’ la sua scelta, la sua libertà e quel che dovremmo fare tutt* noi è solo di rispettare la sua autodeterminazione. Che Conchita Wurst sia res@ oggetto di una così aggressiva sovradeterminazione mostra comunque come l’imposizione normativa derivi anche dalla cultura familista/etero/catto/patriarcale.

Che di fronte a una barba si reagisca in questo modo è inoltre segno di un disagio culturale che deriva, spesso, dal fatto che quella barba è stata, e per certi versi è ancora, simbolo di autorevolezza maschile. La barba rimanda a notabili, professionisti, uomini di genio, grandi firme e la gerarchia sociale impone dunque che quella barba al massimo può appartenere ad altri uomini ma giammai a una donna. Sarà per questo che in Francia, per esempio, esiste un gruppo femminista che si ribella alla esclusione delle donne da luoghi e dibattiti pubblici presentandosi con le barbe. 

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Sulla preferenza estetica che riguarda le donne senza peli poi si potrebbero raccontare mille cose. La donna barbuta è, si, sempre piaciuta, ma estetica dominante vuole che hai da depilarti perfino il pube. L’uomo peloso è più virile, la donna pelosa e meno femmina. Tutta la verità sui sessi e la divisione nei ruoli di genere a portata di pelo. Si dice, in maniera stereotipata, che le femministe sono spesso anche pelose. Non è così. Ci depiliamo, non tutte e non tutto ma lo facciamo. Ci piacciamo così. Ci sono quelle che tengono i peli delle ascelle o che non depilano le gambe perché ne fanno volentieri a meno (fatela voi una ceretta e poi vedrete che sofferenza…) ma sono scelte individuali e non credo neppure che rispondano strettamente ad una precisa ideologia. Invece è noto che sempre più uomini si depilano e capisco che ad alcune figure politiche italiane questo potrebbe suonare un po’ come un atto di frociaggine ma la depilazione vale per gli uomini tanto quanto per le donne come un trucco estetico per raccontarsi in modo un po’ diverso. L’uomo senza peli, dileggiato, schernito, offeso in quanto presunto effeminato, oggi è quello che ovunque va per la maggiore. Scommetto che molti uomini di destra tolgono i peli dal naso, dalle orecchie, aggiustano le sopracciglia, fanno la barba, depilano il corpo e a volte anche le gambe. So che lo fate. Ne sono certa perché la vanità è una cosa che riguarda anche voi. Poi vedo donne che non hanno problemi ad accettare la folta peluria di alcuni uomini che di sicuro non possono sottoporsi in eterno a dolorose depilazioni per essere più graditi. Ci si accetta per quello che si è e si vuole essere, semplicemente. 🙂

Ma il linguaggio del corpo, del piacere estetico, che è sempre soggettivo, non può diventare legge. Chi ne fa una questione di principio e dall’alto impone una visione morale sugli altri non ha affatto ragione. Ha torto. E le persone che vorrebbero imporre il proprio punto di vista agli altri, per “farli sparire” quando non gli corrispondono, in fondo non hanno neppure una connotazione precisa, le trovi ovunque e perciò non mi sorprende il fatto che l’estrema destra italica e i russi omofobi abbiano tante cose da dirsi. Con buona pace di nazioni finto/democratiche in cui si pratica pinkwashing per apparire gay/friendly mentre si legittimano strategie governative atroci, però poi, almeno, non dite che è la sinistra a volere i russi “comunisti” al potere…

forzauova

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1 pensiero su “La destra, il valore di un pelo e Conchita Wurst che “deve sparire””

  1. ma appunto Conchita è una drag queen cioè un uomo (stiano tranquilli quelli che paventano le donne barbute: a meno di squilibri ormonali molto rari, alle donne la barba non cresce) che si veste da donna per fare spettacolo, come Platinette o Divine..nessuno è obbligato a trovarli esteticamente gradevoli ma non è un motivo per mancare loro di rispetto
    Quanto ala depilazione, è una scelta che andrebbe depoliticizzata..e appunto chi si depila e si rade se, quanto e dove e come vuole per le ragioni che vuole, incluse quelle estetiche è libero/a e autentico/a come chi non lo fa, nè più nè meno

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