L'Utero e il Dilettevole

La giornata dello sciopero materno

uterosovversivoLa festa dell’obbligo materno viene celebrata ogni anno, puntualmente, per raccontarci frottole su come le mamme siano orgogliosamente inclini a sacrificarsi per i figli. Parrebbe essere una giornata colma di input motivazionali. Diversi trainer, ovunque, ti dicono che sei fantastica, bellerrima, meravigliosa. Eccoti l’ultimo ritrovato fantascientifico per aiutarti ad allattare col pensiero. Ecco il kit fai-da-te per i bambini che vogliono farti un regalino originale. Ecco la canzoncina a scuola per santificare la Grande Madre.

Quand’era piccol@, mi@ figli@, mi emozionava vedere gli oggettini fabbricati con mollette e lacci storti a benedire questa entità materna che prendeva, l@ baciav@, e piccol@ mi@ tenerell@, mi sembrava un minimo addestrat@ alla venerazione della Santa Madre, come formalità d’uso, in questa grande Patria in cui le celebrazioni ai ruoli sono la cifra di una totale assenza di attenzione da parte delle Istituzioni.

Immagino anche oggi, più o meno, sia così. C’è quella mamma che s’è infilata ai piedi una scarpa storta. La figlia alla mattina la fa un po’ penare perché giusto all’ultimo minuto, prima di uscir di casa, deve fare cacca. Tempo che scorre, diritti mai garantiti, se al lavoro sei mestruata e con un utero funzionante è bene che tu dica che hai segato via le tube del falloppio, a scuola la tua bimba troverà una insegnante, madre precaria pure lei, che per quel giorno avrà il dovere di innalzare l’appeal del materno sebbene del suo materno non gliene freghi proprio niente a nessuno.

I bimbi vedono questa mamma che schizza via forando un giallo semaforico, segue regolarmente una bestemmia alla vista del tizio che procede come se stesse al seguito di un funerale, poi la rivedono all’uscita, lei corre sempre, bisogna farle festa, così hanno detto le maestre, e “mamma: guarda che t’ho fatto di bello!” così lei gli dedica un’occhio distratto, fa una carezza, pensa che è in ritardo, deve piazzare prole dal papà o dalla nonna, poi deve tornare a fare l’impiegata de-falloppiopizzata, tiene le mani al volante e muove la testa a ritmo di una canzone idiota. Lascia i figlioli i quali fanno ciao con la manuzza, la nonna dice “hai fatto oggi gli auguri a mamma per la festa?” e quelli dicon “si“. Mamma ri-schizza, bestemmia virtualmente rispondendo ad un messaggio che dice “Ricordiamo tutti, oggi, la festa della mamma“. Perfino il venditore di accendini alla piazzetta bussa al finestrino e fa “un accendino da regalare alla sua mamma?, e lì dire che lei non fuma non avrebbe neppure senso. Infine uno sguardo a quel regalino fatto di colla visibile e pezzi composti male e il senso di colpa per non aver gradito abbastanza, non aver gratificato a sufficienza, per non aver fatto la mamma/mamma che quando ti dicono “oggi è la tua festa” hai da metterti sull’attenti e dire “Hail” con mano tesa.

E dunque c’è da pensare in questa giornata che di diritti, per i genitori in genere, ché sarebbe tanto bello ci fosse un congedo parentale serio per i padri, non ce n’è. Che la venerata madre, come qualunque altro genitore, ha da pagarsi asilo, servizi e babysitter se vuole essere una che lavora anche nel mondo esterno. C’è da riflettere su cosa sia in concreto la maternità responsabile, di quando tu decidi e scegli d’esser madre non perché ti s’è bucato un preservativo o l’obiettore di coscienza non t’ha dato la pillola del giorno dopo. Di quando è quella la tua scelta senza che vi sia nessuno a fare Marce per la Vita per farti sentire un’assassina se invece che covar figlioli da mattina a sera pretendi una corretta applicazione della legge 194.

E poi un pensiero a quelle donne, precarie o no, che non risentono della sindrome della madre mancata perché stanno bene così, ché dire loro che non sono sufficientemente donne perché non hanno figliato è una modalità antica e discriminante, che giudica e ti investe di un ruolo perché se hai un utero, che diamine, è uno spreco se non dai figli al mondo. Come se non ce ne fossero già abbastanza.

Un’altra dedica, speciale, alle nuove maternità istituzionali, quelle elette e nominate per dare un tocco “femminino” a parlamenti e governi distrutti, immaginando che quel tocco, almeno all’apparenza, possa “curare” e “guarire” e dare una immagine di pulizia morale dove di pulizia morale forse non ce n’è. Allora questa festa, secondo me da accorpare a quella paterna di modo che vi sia una bella e grande festa di genitori d’ogni specie, inclusi quelli delle famiglie omogenitoriali, parrebbe essere più una cosa che tiene in vita un mito utile all’occorrenza a quanti hanno da usarlo per far sentir protetta la società.

Da mamma a figlie: ricordate che quando festeggiate la vostra genitrice non è a lei che date spazio ma state coccolando il ruolo che hanno già prospettato per voi. Allora, volendo proprio parlarne, facciamo che ci si ricorda che le mamme sono persone e che hanno vite, idee, difetti, pregi, iniziative, culture, tante, da condividere, saperi da diffondere, lotte da fare e conquiste personali e collettive da immaginare. Scendete in piazza, volendo, o fatevi i picchetti in casa con la vostra rivendicazione odierna. Per oggi sesso senza conseguenze. Contraccezione garantita. Consultori e scuole che ti parlano di responsabilità ed educazione sessuale. Che questa sia la giornata della rivoluzione di una donna che s’è rotta di fare l’utero addomesticato, indossa un passamontagna, esce, e va a proclamare lo sciopero perenne.

Auguri a tutte.

Dopodiché toccatevi. Con gusto.

Leggi anche:

Desigual: lo spot in cui per essere madre buchi il preservativo
Liberare la maternità – di Brigitte Vasallo 
Costruendo un discorso antimaterno

1 pensiero su “La giornata dello sciopero materno”

  1. A me questo “sciopero” sembra una gran ca**ata e anche una cattiveria nei confronti dei figli. Se vogliamo parlare della commercializzazione delle festività varie (innamorati, nonni, cani, gatti) sono perfettamente d’accordo, ma il ruolo di madre oggi noi ce lo scegliamo. Una scelta responsabile comporta delle conseguenze, non si può, a un certo punto, dire “non gioco più”. Comodo! Le donne che non hanno scelto la maternità consapevolmente sono rispettabilissime, molto mature e consce della loro interiorità. Dio le benedica, facendo figli avrebbero reso infelici loro stesse e tutti gli altri. Molte altre devono scegliere tra maternità e lavoro, e questo è un vero dramma. ma negare la maternità al punto di scioperare, o ragazzi, lo sciopero è uno strumento sindacale serio, non lo svuotiamo di significato con slogan che vogliono dire altro.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.