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Perché la prostituzione è un lavoro come un altro

10003384_10151993240772826_781154913_nLa Lega raccoglie le firme per un referendum che abolisca la legge Merlin: un ritorno indietro allo sfruttamento di Stato

di Angela Azzaro

Due casi di cronaca politica hanno in questi mesi hanno riportato l’attenzione sulla prostituzione. Il voto del Consiglio d’Europa che vorrebbe vietare la prostituzione e la raccolta firme, promossa dalla Lega, per il referendum che chiede di abolire la legge Merlin e ripristinare le case chiuse. Solo apparentemente sono due posizioni contrapposte, una vorrebbe proibire, l’altra segregare, entrambe esprimono un forte pregiudizio nei confronti del lavoro sessuale.

A livello internazionale esiste un movimento delle e dei sex worker che si batte per i diritti e contro lo stigma che continua a esserci nei loro confronti. Ma i tabù restano, a destra come a sinistra, conditi da una serie di mistificazioni che creano volutamente confusione e non aiutano a fare chiarezza sulle diverse posizioni. Un punto va quindi subito evidenziato: il lavoro sessuale non va confuso con lo sfruttamento e la tratta. Spesso i più accaniti sostenitori del divieto di prostituirsi mettono tutto sullo stesso piano. È come se nel giudicare le condizioni degli operai Fiat le sovrapponessimo allo sfruttamento di bambini rapiti dai loro Paesi e costretti a lavorare in schiavitù 24 ore al giorno. Se non è così, come evidente, per il dipendente Fiat, perché cambia il nostro approccio quando parliamo di lavoro sessuale? Una cosa è scegliere di fare liberamente questo mestiere, un’altra è venire costretti a farlo. Il problema quindi non è abolire la prostituzione, ma abolire lo sfruttamento. Più si fa confusione, più si indeboliscono anche i diritti e l’immagine di chi in autonomia e senza costrizione decidere di guadagnarsi da vivere vendendo prestazioni sessuali.

L’approccio della Lega di fatto ribalta la posizione di chi si batte per l’abolizione. Riconosce che si tratta di un lavoro, ma lo vuole riportare in una condizione di sfruttamento. L’abolizione della legge Merlin e la riapertura delle case chiuse servirebbero ad avere un controllo economico di chi si prostituisce limitandone la libertà di movimento. Un tempo le case chiuse erano gestisce dallo Stato, oggi non è chiaro a chi la Lega vorrebbe affidare i bordelli di antica memoria. Il fatto certo è l’ideologia di fondo: la discriminazione. Chi si prostituisce non verrebbe trattata o trattato da cittadino di serie a, ma da cittadino di serie z da tenere segregato e sotto controllo. La scusa è il decoro, il risultato è il ritorno allo sfruttamento di Stato. Spesso in questi giorni si tende a fare paragoni con altri Paesi dove la prostituzione si può esercitare in luoghi deputati. Ma una cosa è permettere alle sex worker di lavorare insieme e di costituirsi in cooperative pagando le tasse – è questa la vera battaglia da fare – altra cosa è costruire per loro un ghetto dove poterle sorvegliare e punire. La Lega, a partire dal ripristino delle case chiuse, chiede che le prostitute siano sottoposte a controlli sanitari obbligati, per la sicurezza – si noti bene – non di tutti i soggetti coinvolti, ma dei clienti che invece sono lasciati liberi di fare quello che vogliono. È una richiesta che rientra perfettamente in una logica punitiva e discriminatoria. Seguendo questa idea dovremmo chiedere per esempio ai poliziotti di sottoporsi a controlli psicologici o ai medici di rendere pubbliche le loro condizioni di salute. Un paradosso infondato? No. I medici e i poliziotti fanno lavori delicatissimi, dal cui stato mentale e fisico dipende la vita e la sicurezza di milioni di persone. Eppure chiediamo solo di potere verificare le procedure (nel caso dei medici) e nel caso dei poliziotti vorremmo tanto poterli identificare per il loro ruolo pubblico (cosa peraltro non concessa). In un caso o nell’altro non chiediamo di entrare nel merito della loro vita privata. Con le prostitute sì. E in quel sì ci sono anche le nostre paure, le nostre incertezze, i nostri pregiudizi.

MDG: Prostitutes and members of the Union of Sex Workers demonstrate in Paris“Non è comunque un lavoro come gli altri”, dicono infatti anche le persone più aperte e interessate alla libertà e ai diritti delle sex worker. Chi lo sostiene mette l’accento sul fatto che si tratta di un’attività che attiene al rapporto uomo donna per come si è costruito storicamente e che sulla sessualità pesano significati molto importanti che non si possono ridurre a un mestiere. Entrambe le considerazioni sono vere solo in parte. Il rapporto uomo donna nella sua costruzione millenaria richiama il lavoro sessuale, ma nella sua contrapposizione all’amore coniugale o romantico. Le contraddizioni non si esauriscono quindi solo quando si compra sesso a pagamento, ma anche quando per esempio si pensa di costruire un rapporto di coppia basato sui ruoli tradizionali e su una separazione tra amore e sessualità. Eppure, pur pesando sul matrimonio molte delle contraddizioni che abbiano toccato fin qui compresa quella del lavoro (le attività domestiche come sfruttamento non pagato), l’atteggiamento nei suoi confronti è meno severo o problematico anche da parte delle persone più critiche. Stessa cosa vale per il confronto con gli altri lavori. Sarebbe davvero riduttivo della portata della psicoanalisi pensare che la sessualità si riduca al sesso agito o comprato, come se spesso nei rapporti di lavoro più tradizionali o apparentemente asettici in gioco non ci siano gli istinti e l’immaginario raccontati perfettamente da Freud.

“Non è comunque un lavoro come gli altri” vale quindi più se considerato dall’altra parte, cioè rispetto a come viene percepito, alle paure che smuove, ai tabù che suscita. È questo il piano su cui va fatta chiarezza e su cui dobbiamo discutere. Ma prima mettiamoci d’accordo su un punto. Qualsiasi cosa si pensi, riconosciamo i diritti alle e ai sex worker. Scommettiamo che molte preoccupazioni anche legittime, come combattere la tratta o lo sfruttamento, verranno meno o avranno meno ragion d’essere?

Leggi anche:

Risorse:

—>>>il network delle organizzazioni europee composte da sex wokers: http://www.sexworkeurope.org
Tutti i post, le traduzioni, le news sul sex working su questo blog a partire dalla tag  Sex Workers

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