Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Femministese, Precarietà, Questa Donna No, R-Esistenze

Donne che inibiscono il dissenso (unità sulle idee e non per la fica!)

Una delle più grandi balle che alcune donne appartenenti al correntone del femminismo borghese e moralista possono raccontarvi è quella che parla di un patriarcato che ci vorrebbe disunite e dunque, ogni qual volta emerge un conflitto, politico, val bene tirare fuori questo argomento per dire che i dissensi, le critiche, le differenze, le ragioni di una possibile dis-unità, dipenderebbero dal fatto che dietro tutto questo c’è la spinta del patriarcato.

Se tu, povera precaria, antiautoritaria, femminista autodeterminata, ti sei rotta le scatole di applaudire la signora ben vestita che parla di difesa della dignità delle donne, sebbene non sappia darti una cazzo di risposta circa una possibile risoluzione alla tua precarietà, così poni la questione e chiedi in quale modo tu e lei dovreste sentirvi affini, lei ti dirà che la ragione di quell’affinità sta nell’essere donne. Avete un utero perciò bisogna che la pensiate uguale, e per “uguale” si intende che tu dovrai pensarla come lei, e tanto basta a obbligarvi a restare unite.

Se tu non sei d’accordo e poni un motivo, politico, di conflitto, la reazione immediata è simile a quella di chi sente la necessità di chiamare un esorcista perché nella ribellione dell’altra vede il demonio. Sei posseduta dal patriarcato, bisogna esorcizzarti, è il patriarcato che ti fa dire che tu e lei non siete uguali per quanto quella disuguaglianza la vedi non solo dalla differenza sostanziale di risorse economiche, il che non è un problema perché che tu stia meglio o peggio di me il punto è un altro, ma soprattutto dalla differenza di opinioni.

Le quote rosa, la difesa della dignità femminile, tutte quelle cose in stile Snoq di cui abbiamo tanto sentito parlare, partono dal presupposto che le donne devono restare unite, supportare altre donne e solo quelle perché solo da persone dello stesso sesso noi potremmo trarre vantaggio. Si innesca così una logica di branco che annulla le differenze di razza, cultura, classe e identità politica e che rimuove conflitti e ogni piccolo segno di dissenso dicendo che è il diavolo, pardon, il patriarcato ad ispirarlo.

I “maschi” ci vogliono divise ed è per questo che bisogna restare compatte, in trincea, finanche con le donne fasciste, le razziste, le antiabortiste, le omofobe, le classiste, le moraliste, tutte quante appassionatamente insieme perché la lotta lo richiede e voi non potete sottrarvi.

Fateci caso: vi stanno prendendo in giro. La cosiddetta unione delle donne proposta da questa corrente di pensiero favorisce le ricche, quelle che hanno solo bisogno di una spinta in più per non essere escluse da una candidatura o una carica importante. A rappresentarvi saranno sempre e solo quelle che hanno più risorse perché se vi organizzate in maniera indipendente e trovate il modo di autorappresentarvi vedrete quanta guerra vi faranno. Se fate una critica che sia di tipo politico vi diranno che gliela fate perché loro sono donne, voi sareste al servizio di uomini, i cattivi per antonomasia, perché vorreste interrompere questo idillio tra sorelle.

In questi giorni abbiamo visto di quanto amore è fatta la “sorellanza” in Italia. Ci sono donne che se potessero si strapperebbero i capelli l’un l’altra tanto è il risentimento e l’astio che caratterizza certe discussioni. Il problema nasce quando parli di progetti futuri, itinerari, cose importanti che riguardano anche voi.

Il problema nasce quando scopri che la donna che dovresti votare in quanto donna in realtà, per l’appunto, non ti favorisce affatto e non la pensa, su molte cose, proprio per nulla come te. Dunque a quel punto che si fa? Lo si racconta, si dibatte, si affronta il conflitto, si avvia una dialettica rispettosa e costruttiva, come si farebbe in qualunque discussione caratterizzata da tolleranza e grande amore libertario per il pluralismo? Giammai. In Italia vige il pensiero unico come norma. O con me o contro di me. Se non la pensi come me allora stai con il nemico.

E’ proprio tipico di certi ambienti di centro sinistra, se dobbiamo dirla tutta, per cui se racconti un’altra storia trovano sempre un punto a discredito anche se non c’entra affatto con la politica in se’. C’è sempre un demone che ispirerebbe il dissenso, perché dissenso è male, unità è invece il bene. Eredità, forse, di una lunghissima stagione durante la quale si è perseguita l’unità a sinistra a tutti i costi, o di quell’altro tempo in cui un femminismo intendeva egemonizzare la scena politica italiana al punto da invisibilizzare tutte le altre donne. Non so. Forse entrambe le cose. Fatto sta che la demonizzazione o la banalizzazione della critica politica ci ha portato ad oggi in cui, ancora, per l’ennesima volta, bisogna spiegare che le relazioni collettive unitarie vanno costruite sulla base di idee e affinità politiche e non per quello che hai tra le gambe.

Idee, programmi, cultura, progetti. E se non la penso come te devo poterlo dire anche se sei una donna e non mi interessa affatto che io e te, domani, non potremo viaggiare mano nella mano facendo finta che la sorellanza e bla bla bla, perché viaggerò mano nella mano con altre persone con le quali riuscirò a parlare di precarietà, antiautoritarismo, antimoralismo, autodeterminazione, e tutte quelle belle cose che mi riguardano più da vicino.

Allora, statemi a sentire, la prossima volta che una donna vi dirà che dibattere senza raggiungere un accordo significa “fare il gioco del patriarcato“, dite che ve lo presenti ‘sto maledetto patriarcato, il nemico esterno che dovrebbe trarre giovamento dalla vostra divisione, perché molto più probabilmente è lei che a quel patriarcato è più legata. Lo è perché mentre vi anestetizza con le sue sciocchezze alla fine vi dirà di approvare quel che fa anche se voterà leggi che fanno schifo, che renderanno più precario il vostro lavoro e la vostra vita, che faranno piovere altre prove repressive contro chiunque dissenta, che vi toglieranno il respiro, tutto quello che vi interessa di più.

Vogliamo discutere di unità? Allora ragioniamo di libertà, precarietà, di reddito, di quello che ci interessa maggiormente. Perché tutto il resto è fuffa. Capite? Fuffa. E questo è quanto.

4 pensieri riguardo “Donne che inibiscono il dissenso (unità sulle idee e non per la fica!)”

  1. concordo. dauomo, dico e ripeto che le differenze di classe sono molto più importanti di quelle di genere, di religione, di provenienza migratoria, ecc ecc ecc

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