Antiautoritarismo, Pensieri Liberi, R-Esistenze, Violenza

L’impunità dei poliziotti al di sopra della “legge”

Impunità, morale, sociale, etica. Quando non temi che la tua azione sia giudicata malamente perché quel che fai gode di legittimazione. Le leggi le fanno gli uomini e se già non gli sta bene il sistema legislativo che pure le istituzioni si ricuciono apposta addosso per creare una differenziazione tra aree di privilegio, quelli che possono fare tutto, e aree di discriminazione e diseguaglianza sociale, quelli che non possono fare niente, allora il prossimo passo sarà quello di riscrivere il codice segnando nero su bianco che se un poliziotto uccide comunque va tutto bene. Se lo fa un immigrato, un povero, uno che non conta niente, marcisce in galera per tutta la vita.

Ecco: vorrei che questo articolo lo leggesse chi racconta al mondo che se uno sbaglia è perché sarebbe una mela marcia. Vorrei che lo leggesse chi continua a raccontare che queste povere persone sono sotto stress perché guadagnano poco. Credo il loro stipendio sia di 1500 euro di base e se anche fosse 1200 posso dire con certezza che io e tante altre persone precarie, disoccupate, che guadagniamo quasi niente e viviamo senza alcuna sicurezza non passiamo il tempo a sfogare lo “stress” sulla prima persona che ci capita a tiro.

Ma davvero non basta mai? Che altro deve fare un membro delle forze dell’ordine per giudicarlo inadeguato al proprio ruolo? Se la tua funzione sociale è quella di mantenere l’ordine e tu sei disordinato per tuo conto non pensi che devi cambiare mestiere? Lo abbiamo visto ultimamente a Roma come lo avevamo visto a Genova e poi con tutta la retorica mediatica del buon soldato che resta in piazza sotto shock e non riesce a contenere la reazione. Ci siamo sorbiti le storie di questi uomini in crisi e delle loro vite così fragili, ed è sempre il racconto di chi vince che dobbiamo stare a sentire. Lo stress della persona che va in piazza e di chi esce e si diverte e si ritrova a faccia in giù a urlare “sto morendo” senza che nessuno lo soccorra non si racconta mai.

Quante altre vittime ancora per ragionare di un sistema che non funziona e che tollera la violenza? Se queste persone sono le prime a non avere rispetto delle leggi, le sentenze, tutta quella roba legalitaria che è il loro pane e non il mio, come pretendono che la gente possa ritenerli autorevoli e affidabili? Altrove, e non perché il sistema repressivo sia più accettabile, per gesti anche più contenuti i poliziotti vengono licenziati. Qui sono sospesi, trasferiti, promossi e se anche condannati dopo un po’ vengono reintegrati. Non è per togliere la pagnotta a loro e alle famiglia ma se non sono adatti al ruolo bisogna che lo decidete prima. Metteteli a fare giardinaggio, spediteli a ripulire le caserme, piazzateli allo sportello per raccogliere le denunce di smarrimento dei documenti, fate in modo che siano utili alla società e non delle stressatissime mine pronte a esplodere dappertutto lasciando morti e feriti in giro. O assumete una carrettata di psicologi e fatevi una cazzo di terapia collettiva, sedute di autocoscienza, tutte le cose che chiedete di fare a noi cittadini normali per essere produttivi in questa bella società. Tenete un diario dei traumi quotidiani che sareste costretti a subire e così ve la risolvete senza scaricare il vostro problema sulla gente comune che muore perché gli arrivano addosso uno, due, tre, quattro persone che non gli tirano carezze ma pugni, calci e manganellate che fanno molto male. Scrivete quelle che vi sembrano cattiverie che il mondo vi procura e poi rileggete per favore, fate rileggere alle vostre famiglie e ripigliatevi perché avete perso il senso delle proporzioni. Non siete rambo che fanno giustizia per le strade e possedere un’arma o un manganello, e che mannaggia che qualcuno ve li consegni, non vi autorizza a esercitare violenza su nessuno.

Coraggio, su, vediamo come potrebbe essere fatto un vostro diario tipo e mi sforzo di attenermi ai linguaggi da caserma che ho sentito e letto in giro:

Caro diario, oggi un punkabbestia tossico mi ha urlato che sono un acab di merda. Un altro manifestante, di sicuro un comunista, un delinquente, poteva avere circa 18 anni, mi ha detto stronzo. Un altro mi ha detto assassino e l’altro ancora mi ha tirato un uovo sul casco. Lo vedi quante cose devo sopportare io? Dovremmo essere trattati da eroi, invece ci vedono come nemici. Ma perché mai? Non siamo forse quelli che salvano la gente in situazioni di pericolo? E quella tipa che mi ha pure detto che sono maschilista mentre tentavo di trattenerla a terra, con tatto, come dovrei giudicarla? Sono una banda di terroristi e i vertici mandano noi a fronteggiare il pericolo per le strade. E se qualche politico si lamenta allora andassero loro a prendersi le uova in testa e gli insulti perché io guadagno troppo poco per questo. Caro diario, fortuna che tra colleghi ci capiamo e poi ci raccontiamo quanto siamo stati eroici mentre trattenevamo quei manifestanti a terra. E il giorno dopo che succede? Che invece di ringraziarci ci dicono che siamo violenti. Loro buttano le uova e noi siamo violenti? L’uovo è la massima espressione della violenza, questo bisogna saperlo. Intanto vado a dormire con la coscienza a posto e tanta serenità interiore. Per oggi il conto è membro zen delle forze dell’ordine 1 e manifestante ingrato 0.

Potrebbe andare come testo base? Ditemi, posso continuare e valutiamo insieme quanto sono proporzionate le reazioni guidate dal manganello.

Un abbraccio a tutti i familiari, amici, persone care che soffrono la perdita di qualcuno per mano violenta di membri delle forze dell’ordine.

Ps: ricordatevi che per le strade, in piazza, ovunque, potrebbero esserci i vostri figli. Voi davvero siete sereni sapendo che potrebbe capitargli di incontrare persone disposte a usare così tanta violenza contro di loro? Oh, scordatevi che se non fate “nulla di male” nessuno vi tocca perché la vostra idea di “male” evidentemente non è la loro. 

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