Coming Out, Comunicazione, Critica femminista

La solitudine della ministra #Boschi

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A spingermi a picchiettare sulla tastiera è innanzitutto il post di un Gramellini che al meglio delle sue possibilità scomoda i classici e termini aulici quali “zitella” ed esprime un punto di vista vecchio quanto il cucco, ovverosia: sei bella e pensi di poter ottenere autonomia e successo e bla bla bla ma alla fine scopri che ti manca l’uomo e la famiglia e quelle, perdinci, sono le cose fondamentali della vita.

La ministra Boschi rilascia una intervista a Vanity Fair e racconta di cercar marito ed essere disposta a figliare. Potrà esercitar diritto alla fertilità per ben tre volte secondo il suo legittimissimo desiderio. L’intervista viene rilanciata su Corriere e Repubblica che sembrano fare eco alla campagna elettorale del Pd con ogni mezzo necessario.

Come ogni donna alla quale i media destinano attenzioni per la sua avvenenza la ministra si scrolla di dosso l’immagine di soggetto seduttivo e sessuato e veste gli abiti della miss che alla fine della gara racconta di sognare solo una famiglia e poi anche la pace nel mondo.

Dei suoi programmi politici o di quel che fa il suo partito si ragiona poco o niente e d’altro canto, giustamente osservano, se non ti piace basta che tu non legga Vanity Fair. La differenza tra chi esige censura e cancellazione di questo o quello e chi produce una critica però sta tutta lì. Che l’articolo sia ripubblicato mille volte e a me il diritto garantito di poter esercitare dissenso e critica.

Di fatto Boschi era stata condannata a restare fedele alla sua donnità. Costretta entro il suo ruolo di genere. Fotografata in maniera offensiva, trattata malissimo da certi media, ha provato a più riprese ad acquisire autorevolezza. Oggi è lei che rivendica la donnità, dunque racconta di un ruolo di genere preciso, a partire dal suo desiderio di marito e figli.

Gran parte della campagna elettorale e di promozione che caratterizza questo governo (vedi la proposta del piano nazionale della fertilità fatta dalla ministra Lorenzin) e che caratterizza anche il Pd della stagione Renzi ha comunque molto a che fare con la famiglia etero, i figli, fin dalle immagini a raccontare il presidente del consiglio e la ministra Madia con il suo pancione. D’altronde tutto ciò va a braccetto con i tentennamenti, giusto per usare un eufemismo, circa le campagne antiomofobia nelle scuole, la ricandidatura di parlamentari europei uscenti che a parte concordare, in qualche caso, con la deportazione asettica dei migranti in stile Frontex hanno assunto chiara posizione antiabortista.

Rilasciare una intervista a una rivista “femminile” in ogni caso non è affatto una operazione neutra. E’ campagna elettorale. Si veicola un certo messaggio promuovendo l’affermazione del modello familista e quel che racconta la Boschi è un programma politico preciso, una inclinazione che diventa normativa e raggiunge persone che prossimamente voteranno.

Tanto per capirci io non ho alcun problema né con la Boschi né con qualunque altra donna che racconta di se’. L’uso politico che si fa dei propri desideri e il fatto che tutto ciò diventi normativo per tutte le altre però hanno un peso sostanziale sui ragionamenti che a mio modesto avviso tendono sempre più verso una deriva catto/conservatrice/familista. Voi che ne pensate?

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6 pensieri riguardo “La solitudine della ministra #Boschi”

  1. non vedo perchè la risposta a un’intervista debba diventare “normativa” per tutte le altre donne. stiamo parlando di Vanity Fair, non dell’Economist o del Financial Times. Poteva non accettare l’intervista, sinceramente la cosa non mi fa nè caldo nè freddo, sono affari suoi. E’ comunque un essere umano, che avrà il diritto di avere anche una vita sentimentale o no? avrà diritto a sentirsi sola, dopo una faticosa giornata di lavoro? e avrà diritto a raccontarlo a un giornale? fra l’altro da quello che ho letto non ha parlato solo di questo. anzi ha detto delle cose – per essere una cattolica praticante – molto equilibrate. non mi sembra comunque che si sia pianta addosso, ha solo raccontato una parte della sua vita che normalmente non traspare. quello che invece trovo disgustoso è tutta la serie di commenti del tipo “il successo non basta”, oppure “è bella e potente ma sotto sotto infelice”, in primis l’articolo di Gramellini che dovrebbe solo vergognarsi per il sessismo che trasuda in ogni parola specie nella seconda parte dell’articolo (“Curioso e feroce il destino delle donne…”) come se a volere un compagno, un amore, una famiglia fossero solo le donne… forse gli uomini, per motivi culturali, sono meno propensi a parlarne. e comunque leggendo le parole della Boschi non mi è sembrato che fosse infelice, o insoddisfatta, semplicemente ha detto che le manca un compagno. vorrei conoscerla la persona che pensa che la propria vita è perfetta, davvero!

  2. Il punto è questo, perché una persona impegnata in politica dovrebbe parlare della sua vita privata? Quand’è la fine, a me che mi frega di quanti figli vuole o se a casa ha una mammina gravemente ammalata? Perché nessun uomo rilascia un’ intervista in questi termini? Questa ossessione di dipingere le donne che hanno un volto pubblico come donne mancate perché non hanno una famiglia a cui badare a me fa venire da vomitare. Ma è la norma addirittura le attrici lo fanno, vanno in tv a dire:”sì ho fatto carriera nel cinema ma per me prima di tutto viene la famiglia” . Nessun attore ha mai detto una cosa simile. Non sono motivi culturali è propaganda.

  3. Mi pare stia facendo molto per le donne, proprio dal punto di vista culturale. Molte donne la seguono, è un esempio. Intanto mostra che si può essere sole, senza tanti problemi, raggiungere il succeso. L’articolo vede il dito e non vede la Luna.

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