Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Precarietà, R-Esistenze, Violenza

Delle donne borghesi che non aprono bocca contro la violenza dello Stato

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Quello che è successo ieri a Roma, come un tempo accadde a Genova, è un fatto grave. Lo è perché si parla di autodeterminazioni svilite, mortificate, di persone offese. Lo è perché si parla di rivendicazione di diritti che viene mutilata, criminalizzata, repressa.

Avendo io chiarissime le mie priorità e avendone abbastanza dell’uso che si fa di certi temi, violenza sulle donne, brand “donna” in generale, quote rosa e affini, per raccontare come certi potenti siano migliori, governi paternalisti sarebbero meritevoli della mia gratitudine, direi che è il caso, ancora, di rivendicare sane differenze tra donne.

Vorrei intanto sapere dove stanno quelle che quando si tratta di violenza dello Stato e diritti calpestati di cittadini e cittadine che chiedono casa e reddito non hanno mai nulla da dire. Vorrei sapere dove sono le donne – evidentemente economicamente garantite – che sostengono questo governo e con le quali dovrei stringere patti di sorellanza. In base a cosa? Per quale ragione?

Per loro sono io la criminale perché classifico tra le violenze il costante abuso perpetrato con la sottrazione di diritti. Ed è un abuso il fatto che io non possa avere garanzia di una casa o di un reddito, ancora di più l’abuso su di me si esercita se si ritiene io debba solo prestarmi a fare da fenomeno da baraccone, la “donna vittima della violenza domestica” per legittimare un governo, le istituzioni, i tutori e queste sante signore ben vestite, salvo il fatto che se io nomino una violenza che loro rimuovono costantemente divento io, per l’appunto, la criminale.

Vorrei sapere dove siete, se tutto quello che vi importa è censurare il dissenso e supportare chi usa la repressione per rimuovere i conflitti. Voglio sapere dove inizia la sorellanza e finisce la strumentalizzazione della mia carne e del mio costante dolore. Voglio sapere perché non dite una sola parola quando una persona che si ribella agli abusi di un sistema economico di merda viene manganellata, picchiata, fermata, arrestata.

Voglio sapere da voi come potete pensare, ancora, che si possa ragionare per compartimenti stagni e si possa voler dirsi “sorelle” di chi non apre bocca se mi sfrattano, mi tolgono il lavoro, mi tolgono il diritto all’istruzione e alla sanità pubblica, se non ho più niente se non i pugni stretti, la rabbia, la lotta e la precisa coscienza, di classe, che non siete come me.

Io sono stanca della vostra visione borghese, del vostro moralismo, voi che perdete giorni e giorni a ragionare del nulla, facendo finta di non sapere che senza un reddito non c’è libertà e quella è la prima violenza contro cui dovrai combattere tenendo a mente tutte le altre.

Due parole due, contro la violenza dello stato, della polizia, contro chi ti pianta a terra e continua a colpirti e a colpirti ancora per impedirti anche di respirare, per darti una lezione, per addomesticare la tua voglia di reagire. Almeno una parola contro chi offende l’autodeterminazione di chi non si dichiara vittima ma combatte e della sua lotta si assume la responsabilità.

Invece niente, come se di violenza voi non vi foste mai occupate affatto, perché violenza è quando dici No e c’è invece chi continua a fare finta tu abbia detto Si. Violenza è quando ti ribelli per essere liber@, contro chi abusa di te anche economicamente, e dunque ti punisce, ti picchia, ti rimette in riga. Se questa è violenza dentro casa vorrei capire com’è che non si capisce che è la stessa cosa anche quando a fare queste cose sono le istituzioni.

E siete voi che immaginate che chi ci violenta poi dovrebbe anche tutelarci, ma come potrebbe tutelarci chi ci toglie la possibilità di reagire di fronte agli abusi che subiamo? Chi ci tutela dai tutori? Chi ci salva da voi che ci strumentalizzate per una poltrona e una candidatura in più, e nel frattempo svendete la nostra pelle, i nostri diritti, pezzo per pezzo svendete lo stato sociale e ci condannate al badantaggio a vita, ai ruoli di cura, alla precarietà, alla povertà, ad una vita in cui di diritti non ne vedi neanche l’ombra. Chi ci salva dai vostri trucchi, le prese per il culo, le vostre borghesi giravolte mentre ci imbottite di lezioni morali su come dovremmo vestirci, che interessi avere, come dovremmo parlare.

Chi ci salva da voi che se ricevete una critica politica minacciate querele e urlate all’aggressione a tutte le donne, ché se una donna urla disperazione e rabbia dite che è “violenta”, che se un femminismo non somiglia al vostro quasi gli fate causa per ottenere ragione di un monopolio e dell’egemonia. Chi ci salva da voi che continuate a promuovere progetti e leggi atroci “in nome delle donne”, quindi anche in mio nome, in nome di quella che non delega, si autorappresenta e che non state a sentire proprio mai.

Quello che è successo in piazza ieri è grave ma lo è stato anche altre volte e in tutte quelle occasioni abbiamo misurato la distanza con quelle che si dicono di sinistra e poi trattano gli antagonismi esattamente come li tratterebbero i fascisti. Luoghi di perdizione e criminali, così li chiamate, perché per voi il crimine sta in chi reagisce all’abuso costante invece che in chi quell’abuso lo perpetra.

Tutte quelle occasioni in cui abbiamo dovuto subire la vostra cazzo di retorica della non-violenza in cui quel che vi sfugge è dove stia per davvero la violenza. Allora se foste state anche solo per un attimo in quelle piazze che io e altre persone abbiamo negli anni attraversato vi sareste forse rese conto che tra noi e voi la differenza sta nel fatto che a voi – cresciute all’ombra dei partiti – non manca quel che vi serve, siete a posto così, avete un tetto, soldi, benefici, e noi invece no.

Allora, vi ripeto, prima che vi perdiate lì a fare ragionamenti da borghesi annoiate su quanto sia indignamentoso fare postporno o fare la sex worker, quand’è che vi armate per prendere posizione contro la violenza economica che le istituzioni realizzano contro chiunque?

—>>>QUI il video sul pestaggio contro un ragazzo inerme da parte di tre agenti della polizia. In basso la foto “simbolo” che racconta come una coppia di ragazzi sia stata travolta dalla carica e QUI le foto di Yara Nardi mostrano come un agente abbia schiacciato il fianco della ragazza mentre era già a terra, l’altro ferito e sanguinante che tentava di parare altri colpi. Camminare insieme, darsi una mano reciprocamente significa questo. Dei tutori che fingono di “proteggerti” mentre in realtà ti addomesticano e reprimono ogni tuo sforzo di autodeterminazione invece non sappiamo cosa farcene. 

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7 pensieri riguardo “Delle donne borghesi che non aprono bocca contro la violenza dello Stato”

  1. L’unico appunto che posso muovere al tuo post che ho condiviso, è che essere in un partito non significa automaticamente essere indifferenti;Rifondazione Comunista è sempre in piazza per difendere e reclamare Diritto a Casa Lavoro Reddito e Dignità x tutti.

  2. Bellissimo! Lo condivido in toto….ed aggiungo una citazione da un film che, aldilà dell’emancipazione femminile, è da tenere ben presente, perché è alla base della lotta di classe del proletariato :
    “esistono solo due classi, borghesia e proletariato e chi sta con una, non può essere amic@ dell’altra”
    #nessunomirappresenta

  3. E’ interessante il racconto dei media basato sul cliche del ragazzo che protegge la ragazza, quest’ultima in lacrime. L'”errore” del poliziotto è stato inserirsi come corpo estraneo in questa raffigurazione bucolica, al che Saviano ne chiede la sospensione. Asocial network testimonia invece una dinamica diversa, in cui è la ragazza a lanciarsi alla difesa del ragazzo:
    http://ekbloggethi.blogspot.com/2014/04/roma-12-aprile-2014-macelleria-renziana.html

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