Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Precarietà, R-Esistenze

#12A #Roma: fermare con la repressione chi non ha casa e reddito?

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Caro Renzi, vedi qual è il problema? Che puoi mettere otto ministre donne, le capoliste donne, il tuo partito può usare il brand “donne” per rifarsi il trucco mentre vendi una immagine del governo che racconta un’altra storia rispetto a quel che è in realtà, dove si spaccia la sottrazione di diritti per progresso e si lascia pensare che rendere più precaria la vita della gente con il jobs act sia perfino un regalo che dovremmo apprezzare, puoi fare quel che vuoi ma il punto è che poi, alla fine, quel che si vede sono le donne e gli uomini per le strade che vengono caricati dalla polizia, uomini e donne che manifestavano contro il jobs act, il piano casa, perchè una casa la pretendono così come pretendono un reddito.

Rivoli di sangue, ferite, gente che viene inseguita e bloccata con i manganelli e questa cosa si chiama repressione e arriva quando ad un conflitto sociale non si lascia fiato, esso non trova spiragli, neppure un luogo di autorappresentazione. E se si pensa al fatto che la riforma elettorale uscita fuori dal tuo governo con quei trucchetti dello sbarramento e dei premi di maggioranza altissimi lasceranno fuori ogni rappresentanza che non sia allineata con i maggiori partiti esistenti allora si capisce che la repressione diventa l’unico sistema per spegnere il dissenso, operare una divisione tra buoni e cattivi e immaginare che così i bisogni della gente spariscano.

Non è così, non sparisce niente. Non può accadere anche se il tuo ministro dichiara che chi ha fame e non ha un soldo e occupa una casa vuota per dare un tetto a se stesso e alla propria famiglia sarebbe un criminale. Non accade anche se vengono chiamati criminali i poveri, i precari, le disoccupate, che in quanto donne puoi anche fingere siano soggetti deboli e pensare leggi che militarizzano anche i loro pensieri per dire che sono tutelate ma se si autodeterminano e scendono in piazza le vedi prendere legnate orbe tanto quanto chiunque altro. Lì si capisce quando uno stato è paternalista e considera le donne utili solo in quanto vittime di una violenza altra e mai può essere nominata la violenza dello stato. Mai si può dire che censura, sottrazione di diritti, privazione di reddito, casa, istruzione, sanità, tutto quel che via via viene privatizzato, siano in realtà violenza.

L’immagine del governo, delle istituzioni, è perciò quella che viene fuori dalla piazza di oggi a Roma, un po’ simile a quella di Genova del G8 2001, dove si individuano dei pretesti, poi si caricano tutte le persone lì presenti, non si capisce che quell’onda non la puoi fermare in quel modo e soprattutto che, laddove un governo, ministri, istituzioni locali, non cambiano modalità di gestione della piazza rispetto ai governi precedenti, siamo di fronte alla stessa faccenda di sempre. E’ il potere che si autotutela e in questo momento il potere è rappresentato da questa cosa che dice di essere tanto nuova e che però tanto nuova non è se in piazza vediamo ancora sangue, ferite, arresti, repressione, solite cose, insomma, vecchie storie che conosciamo bene.

La povertà, la precarietà, non la nascondi sotto il tappeto e non puoi criminalizzare per sempre chiunque si ribelli per quel che subisce tutti i giorni della sua vita. Alla fine la realtà appare per quel che è. La gente è stanca. Non si affida, non delega, non gli basta più un messia o l’altro fenomeno mediatico che dice di portare l’Italia verso la salvezza. La gente sa che l’unica salvezza deriva dalle risposte concrete che riceverà quando fa richieste concrete. Se la risposta è il manganello, se la risposta è la censura, la militarizzazione dei corpi e delle piazze, la repressione del dissenso, dunque, dove sta la novità?

Per saperne di più su oggi:

la cronaca della giornata su infoaut

Le interviste audio di radiAzione QUI

video delle cariche e degli scontri: QUI, QUI e in basso.

un po’ di immagini tratte da twitter (hashtag #12A #Roma)

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