A Milano il 12 aprile sfilano persone che hanno in mente di ipotecare il corpo delle donne a loro uso e consumo. Così dovrà essere addestrato soltanto a fare sesso per riprodursi, vestirsi in abito da nozze regolarmente etero, non essere contaminato mai da un contraccettivo e non decidere per se’, il proprio diritto a gestirsi, proprio mai. Antiabortisti di quelli intolleranti che vogliono l’aborto sia reato, di quelli che ti dicono che il loro dogma non può essere offeso, ogni obiezione è vilipendio alla teoria della “natura” secondo cui il loro dogma si fonda, di quelli che adoperano la religione per farsene scudo e spostare a destra perfino i confronti tra persone credenti che a questi veti, autoritarismi e pratiche esasperate non sono affatto avvezze.
Negli anni di queste sfilate, reali e virtuali, in splatter style ne ho viste tante. Ti danno dell’assassina, e abbondano in dettagli morbosi e macabri per inscenare lo sterminio dell’umanità a cura di donne egoiste e irrispettose dell’ordine naturale delle cose, ti dicono che se ami un’altra donna sei malata e bisognerebbe rinchiuderti, vorrebbero rinchiuderti anche se vuoi abortire, usare un anticoncezionale, decidere del tuo corpo. Il tuo parere non conta niente. Proprio niente. Risposte a questi metodi aggressivi sono state tante. C’è chi ha tentato di mediare, chi ha lottato duramente, chi ha opposto il corpo alla prevaricazione oppressiva sul corpo, chi ha fatto satira, raccontato, riflettuto, sensibilizzato, mettendo in circolo esperienze su esperienze, chilometri di dolore, gioia, speranza e fiducia nella propria capacità di determinare un grande cambiamento culturale e sociale.
Perché se c’è una cosa della quale bisogna dare atto alle donne e agli uomini che dal tempo in cui si facevano la galera per abortire e aiutare altre ad abortire ad oggi è che non esiste fatalismo, non si ritiene affatto che alcune cose siano “naturali” è che bisogna rassegnarsi al fatto che le cose debbano sempre andare in questo modo. Così, instancabili, ‘ste donne non smettono di aver fiducia nell’intelligenza delle persone, nel futuro, nella possibilità di cambiare le cose. E a loro, a noi, hanno detto che siamo idealiste, che si tratta di utopie, che la natura è natura, che le cose non si possono cambiare, eppure guardate quanta strada è stata percorsa e quante cose sono state fatte.
C’erano dei corpi oppressi da chi riteneva fossero utili solo a fare figli e compiere lavori di cura. Oggi ci sono donne e persone che se ne fregano delle minacce della galera, che hanno piena coscienza di quel che è giusto o non è giusto, che sanno perfettamente che la storia non è dalla parte di chi continua a immaginare che i corpi possano essere assoggettati ai disegni reazionari di chi vuole calare su essi la propria integralista e fanatica visione morale.
Se tua moglie, figlia, sorella, amica, parente, conoscente, non vuole abortire, vuole sposarsi in chiesa con un uomo, vuole fare sesso senza contraccettivi, vuole fare un figlio all’anno, nessuno glielo vieta, ma nessuno può obbligare altre a fare la stessa cosa. Diversamente si chiama dittatura e della dittatura sui corpi, a misurarci respiri, decisioni e orgasmi, siamo tutte quante stufe. Nessuna comprensione per chi vuole decidere sui nostri corpi. Ciascuno deve essere libero di autodeterminarsi e se, ancora, si vuole prevenire l’aborto, invece che pianificare nuovi progetti di fertilità che impongono alle donne di fare figli per la patria, serve educazione sessuale nelle scuole, contraccezione e prevenzione.
Imporre a una donna di fare figli quando non li vuole, vietare l’uso di contraccettivi, imporre modelli sessuali e di vita è puro autoritarismo. Così, con la stessa forza e determinazione di sempre, le donne, gli uomini, le persone che si oppongono a tutto ciò, saranno sempre lì a dire che nessuno potrà decidere sui nostri corpi. Nessuno.
—>>>Milano, 12 aprile, presidio festante, #moltopiùdi194
info: http://ambrosia.noblogs.org/
– e una buona notizia a proposito della legge40, stop al divieto sulla fecondazione eterologa.
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